«Non solo all’epoca la Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa. Oggi i giudici prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole: hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76mila euro, sempre degli italiani, la ong proprietaria della nave capitanata dalla Rackete, perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l’imbarcazione era stata, giustamente, trattenuta e posta sotto sequestro». Così la premier Giorgia Meloni in un video sui social commenta la decisione del Tribunale di Palermo sul risarcimento a favore di Sea Watch.
«Fermo illecito per Sea Watch, ministeri risarciscano 76mila euro»
Un risarcimento da oltre 76mila euro, per i danni patrimoniali subiti dalla nave Sea Watch 3 in seguito al fermo amministrativo avvenuto dal 12 luglio al 19 dicembre del 2019, a Lampedusa è infatti la cifra stabilita da una sentenza del tribunale di Palermo, secondo cui Viminale, ministeri dei Trasporti e dell’Economia e prefettura di Agrigento dovranno rendere alla ong la somma che riguarda le spese documentate dalla stessa organizzazione più quelle legali.
L’episodio fa riferimento al caso legato all’allora comandante della nave tedesca Carola Rackete che, il 29 giugno di quell’anno, forzò il blocco navale di Lampedusa, speronando anche una motovedetta della guardia di finanza durante le manovre, per far sbarcare sull’isola 42 migranti, tratti in salvo in zona Sar libica.
Le parole di Meloni
Sul caso Sea Watch c’è stata una «decisione della magistratura commentata felicemente dall’Ong che dichiara testualmente: ‘il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile’.
Allora la mia domanda è: ma il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge», dice ancora Meloni.
Che aggiunge: «Non più tardi di ieri ho commentato la surreale decisione della magistratura di condannare il Ministero degli Interni a risarcire con i soldi degli italiani un immigrato irregolare con 23 condanne alle spalle che lo Stato aveva avuto l’ardire di trasferire nel Cpr in Albania per l’espulsione. Una notizia vergognosa, che sembra una sciocchezza rispetto a quello che è accaduto oggi». E ha ricordato che Carola Rackete «nel 2019 speronò una motovedetta della Gdf per portare con la nave che comandava degli immigrati irregolari in Italia».
«L’altra domanda che mi faccio è qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde: che non è consentito al governo provare a contrastare l’immigrazione illegale di massa, che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso?», sottolinea Meloni. «Non lo so — prosegue la premier — ma in ogni caso mi dispiace se deluderò più di qualcuno perché noi siamo particolarmente ostinati e continueremo e faremo del nostro meglio per rispettare la parola che abbiamo dato agli italiani e per far rispettare le regole e le leggi dello Stato italiano e faremo tutto quello che serve per difendere in particolare i confini e la sicurezza dei cittadini».
Le reazioni alla decisione del Tribunale
Il vicepremier Matteo Salvini parla di decisione «incredibile, un vero e proprio premio per aver forzato un divieto del governo» alla ong «di Carola Rackete, l’attivista tedesca che quando ero al Viminale non accettava la linea dei porti chiusi che aveva praticamente azzerato sbarchi e tragedie del mare. Il 22-23 marzo voterò SI al referendum per cambiare questa in(Giustizia) che non funziona».
La vicenda
La Sea Watch, in seguito al fermo, aveva presentato opposizione al prefetto di Agrigento il 21 settembre seguente. Dal prefetto però non erano giunte risposte e questo, secondo la legge applicabile in casi simili, avrebbe comportato il silenzio‑accoglimento, cioè la cessazione automatica del sequestro. La nave, nonostante ciò, era rimasta bloccata fino a quando, dopo un ricorso d’urgenza, il tribunale di Palermo, il 19 dicembre, ne aveva ordinato la restituzione. Dopo i fatti la comandante Rackete era stata arrestata per resistenza a nave da guerra, inosservanza dell’ordine di fermarsi e favoreggiamento aggravato dell’immigrazione irregolare, rischiando fino a 15 anni di carcere.
Successivamente, nel 2021, il gip di Agrigento ha disposto, accogliendo la richiesta avanzata dal pubblico ministero, l’archiviazione del procedimento penale nei confronti dell’attivista tedesca.
La replica del presidente del Tribunale
«La sentenza del Tribunale di Palermo è stata emessa da una magistrata competente e preparata, dopo l’esame del materiale probatorio e il contraddittorio tra le parti. Come ogni decisione è impugnabile. Denigrare i giudici per un provvedimento non condiviso o non gradito, magari senza neppure conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto ad ogni cittadino». Così il presidente del tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini replica alle dure critiche alla sentenza sul risarcimento alla Sea Watch
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