Arisa, per chi non lo sapesse è il nome d’arte formato dalle iniziali sue, dei genitori e delle sorelle quando viveva ancora in Basilicata, torna al Festival di Sanremo dopo cinque anni. Ed è felicissima di portare sul palco del teatro Ariston una canzone che parla ancora una volta di sè. «Il brano -racconta al settimanale F — della vita che si evolve, del momento in cui mi guardo indietro e faccio un bilancio di esperienze, emozioni e cambiamenti. È un testo intimo che parla del mio percorso, del riscoprire lati autentici e poetici di me stessa anche nelle mie imperfezioni, del ritrovare l’innocenza e la leggerezza dell’infanzia dentro la complessità della vita adulta».
Il periodo buio
Al settimanale femminile ricorda che «c’è stato un periodo intermedio della mia vita in cui mi sono un po’ persa e, per cercare di integrarmi e ottenere il consenso degli altri, mi sono allontanata da me stessa».
Oggi si è ritrovata. «Dopo i quaranta, ho trovato un punto di vista che credo mi porterà serenamente verso una meta… anche se non so ancora quale».
L’amore
Oggi Arisa vuole ripartire `«dalla mia condizione di donna single, che per me era sempre stata un problema. Ieri sera ne parlavo con mia madre che mi diceva: «Dai, figlia mia prima o poi arriverà qualcuno». Le ho risposto che sto benissimo così; alle otto sono a letto, ho il mio libro, i miei film, le mie passioni. Insomma, non mi sento più “diversa” perché sono sola, e soprattutto non sento il bisogno di avere qualcuno accanto. Certo che spero di costruire un giorno una famiglia mia, ma intanto punto a godermi di più la vita, viaggiare, costruire rapporti, incontrare persone leali e sincere con cui condividere il tempo, e non solo il lavoro, con cui mangiare fuori e andare in discoteca». Insomma: «Ho smesso di inseguire l’amore romantico a tutti i costi. Ed è una cosa bellissima, che mi rende libera».
Così «a un certo punto — continua a raccontare al settimanale F — bisogna concentrarsi su altro, non si può vivere inseguendo qualcosa di ideale, una fotografia, un sogno o una proiezione, intrappolati nella sindrome della principessa e del principe azzurro: il principe azzurro voglio essere io. Bisogna fare riferimento a sé stesse, amarsi davvero e riuscire a bastarsi, altrimenti le delusioni diventano troppo pesanti e ci fanno perdere tante cose importanti».
F sottolinea come «imparare a stare bene da sola può significare anche spezzare quel meccanismo che porta a ritrovarsi, pur con persone diverse, sempre con lo stesso tipo di uomo». Arisa è d’accordo: «Per chi come me ha la sindrome della brava bambina, è facile cascarci. In passato mi capitava di vedere amiche che trattavano i fidanzati come nemici da ingannare con giochi e strategie. Mi sembrava molto brutto, io sono sempre stata molto limpida, eppure vedevo che alla fine erano più amate di me, trattate meglio».
Di sicuro «come diceva Rita Hayworth: «Gli uomini vanno a letto con Gilda e si svegliano con me». Ma non penso sia un problema solo degli uomini, che spesso trovo creature meravigliose. Non ne faccio una questione di genere: capita di conoscere prima la persona pubblica e poi, nell’intimità, scoprire che è completamente diversa da come sembrava. L’aura del supereroe svanisce…».
© RIPRODUZIONE RISERVATA



Leave feedback about this