28.10.2026
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«Ylenia era un sole, dopo la scomparsa mi chiamò solo Sophia Loren»


Romina Power si racconta senza filtri a Radio 2 Stai Serena, il programma di Rai Radio2 condotto da Serena Bortone e Max Cervelli. Il pretesto è un libro che, nelle sue parole, sta finalmente restituendo al pubblico una Romina diversa da quella vista per anni «in silenzio» accanto agli altri: più autonoma, più consapevole, più spirituale. E dentro quel racconto tornano i nodi che hanno segnato la sua vita: l’arte come libertà, il rapporto con la fede, la perdita del padre e, soprattutto, la scomparsa di Ylenia, «un punto cardine» venuto meno nella famiglia.

Il cambio d’immagine

Power parte da un’immagine semplice, quasi generazionale: per anni, nelle interviste, «ero molto silenziosa, lasciavo che parlassero gli altri». Poi la svolta, arrivata in un’età in cui il tempo pesa e costringe a scegliere: «Sono arrivata a tre quarti della mia vita e ho detto: se non faccio sentire il mio pensiero adesso, sarà troppo tardi». Il libro diventa così un passaggio di identità: «Solo adesso la gente sta incominciando a conoscermi attraverso questo libro». E la scrittura, a sentirla, non è mai stata un episodio: «Io ho sempre qualcosa che sto scrivendo». Racconta di diari quotidiani, di sogni appuntati al mattino, di poesie «sparse» che vorrebbe raccogliere in un volume: un archivio personale che, oggi, sente il bisogno di condividere.

La ricerca artistica

Accanto alle parole, l’arte. Anche qui, la traiettoria è quella di una ricerca individuale, lontana dai riflettori: «Mi sono cercata il mio stile… prima a imbrattare tele, poi a trovare la mia dimensione». Le piace perché è un gesto solitario, non mediato: «Mi piaceva perché è una cosa che potevo fare in solitario».

E nel ricordo degli anni Sessanta e Settanta spunta una riflessione sulla disciplina dello spettacolo di allora: «Non potevi parlare del tuo pensiero, era tutto da copione. Mi dava fastidio». Lo stesso vale per la musica: «Le canzoni che scrivevo finivano sul lato B perché non erano commerciali». Il punto, però, non è la rivendicazione, quanto la coerenza: «Ho sempre fatto le cose a modo mio».

Il padre

Il discorso si allarga fino allo sguardo sul mondo e sulla storia, con una domanda che suona come un manifesto personale: «Mi domandavo perché la storia si basava sulla guerra e non sulla pace». Un pensiero che si collega alla sua dimensione spirituale, attraversata da lutti e ricerca interiore. Parlando del padre, Power usa un’immagine netta: «La mancanza di mio padre è come se a un albero gli tagli le radici». Lo descrive come «veramente amorevole» e racconta un’esperienza intima, quasi mistica: «Quando lui ha lasciato il suo corpo non mi sono accorta che fosse morto». Da lì, la convinzione che supera il confine della morte: «Noi non moriamo mai, siamo esseri eterni. Veniamo dall’infinito e andiamo verso l’infinito». E persino un’ipotesi di reincarnazione: «A volte penso che abbia vissuto in India in una vita passata».

Dai Beatles all’India

L’India, infatti, torna come luogo simbolico e culturale: «Grazie ai Beatles la mia attenzione si è spostata sull’India». Cita Gandhi – «perché era nato il mio stesso giorno» – e racconta la fede come pratica quotidiana più che come definizione: «Il rosario mi ha dato calma e pace interiore». Accanto al rosario, gli insegnamenti buddhisti: «Ho trovato conforto negli insegnamenti di Buddha. Ha risposto a molte domande che avevo ancora senza risposta». E chiude con una domanda che sembra parlare anche agli altri: «Chi non ha domande senza risposta?».

La scomparsa di Ylenia

Il momento più forte dell’intervista arriva quando si parla di Ylenia. Romina Power la descrive con parole che condensano affetto e ammirazione: «Sparendo lei è venuto a mancare un punto cardine nella nostra famiglia». E poi il ritratto: «Era veramente un sole, un’intelligenza superiore, molto intellettuale, aveva una curiosità infinita del mondo e scriveva in una maniera incredibile». Ricorda che le mancava «un esame per laurearsi» e che «le avevano già offerto un lavoro». Nel dolore, torna ancora una volta il rosario come appiglio: «Nel momento più buio mi ha salvato il rosario, mi ha dato calma, una pace interiore». Ma c’è anche un dettaglio che pesa come un bilancio del mondo dello spettacolo: «Del mondo dello spettacolo mi ha telefonato solamente Sophia Loren». Una chiamata «da mamma a mamma», dice, «molto profonda».

La suocera Jolanda

Nel racconto della famiglia entra anche Jolanda, la suocera: trent’anni nella stessa casa, «più che suocera, una seconda mamma». Power la ricorda come un’educazione alla normalità: «Lei mi ha insegnato la semplicità della vita», mentre lei, dall’altra parte, le ha insegnato «a divertirsi»: «Ridevamo insieme, scherzavamo». E persino le festività americane, come piccoli ponti tra mondi.

I figli

Sui figli, Romina Power porta una visione quasi «destinale»: racconta di aver scelto nomi che non ricordassero «nessun’altra persona» e dice: «Per amore ho fatto i miei quattro figli». Poi una frase che sposta il punto di vista: «Quando due persone si incontrano sono i futuri figli che ti spingono a stare insieme». E sui nipoti, l’onestà di una distanza geografica: «Sono una nonna un pochino assente… vivono lontani». Ma ogni incontro ha il sapore della festa: «Quando ci vediamo è bellissimo, ogni volta è una festa».

Il nuovo amore

C’è spazio anche per la vita sentimentale, raccontata senza drammi e senza maschere: «Vorrei avere di nuovo quel romanticismo, quel fuoco sacro». Subito dopo, il disincanto: «È un’illusione… però è un’illusione che ci piace avere». E la domanda, semplice e universale: «Chi non vuole essere un po’ innamorata?». Oggi, però, la risposta è secca: «Ma al momento non lo sono». Il presente di Romina Power è fatto di leggerezza mentale e concretezza quotidiana: «Sono leggera di spirito e pesante sulla bilancia», scherza. La serenità la trova in cose essenziali: «L’amore, la tranquillità, il contatto con la natura mi fanno stare serena». E un dettaglio domestico che diventa immagine di stile di vita: «Vivo scalza quasi tutto l’anno».

Lo sguardo sul mondo

Infine, lo sguardo sul mondo, amaro e partecipe: «È terribile quello che sta succedendo», dice, parlando di ferite che «feriscono profondamente», soprattutto «le ingiustizie contro le razze indigene e i bambini». E, per chiudere, la musica come abitudine e curiosità: Sanremo lo segue «sempre finché riesco a stare sveglia», ed è «felicissima» per la presenza di Arisa, elogiata per una «qualità vocale unica». Poi una nota su Tiziano Ferro, incontrato a Palm Springs: «Lui mi ha riconosciuto, io lui no. È molto simpatico».


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