29.10.2026
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Politics

«Una riforma boomerang. voto No perché i pm avrebbero troppo potere»


Onorevole Pomicino, ma proprio lei, con tutte le vicende giudiziarie che ha avuto, al referendum vota per il No?

«Proprio io, perchè sono la dimostrazione di come non è vero che la magistratura giudicante obbedisce a quella inquirente, e quindi le due carriere possono benissimo non venire separate. Le vicende anche drammatiche che ho patito, 42 procedimenti con assoluzione e una sola condanna perchè reo confesso di aver preso contributi dal gruppo Ferruzzi per la mia corrente nella Dc, mi hanno convinto che la separazione delle carriere è lo strumento per rafforzare gli abusi dei diritti».

Cioé?

«Cioé i pm si sentiranno sempre più forti e saranno sempre meno controllabili in un sistema che prevede due corpi distinti tra le toghe. Negli ultimi decenni gli scandali dell’azione dei pm sono numerosissimi. Basti pensare all’avviso di garanzia a Berlusconi durante la conferenza internazionale a Napoli nel 1994, o alle richieste alla Camera per indagare Scotti, Gava e il sottoscritto per presunti rapporti con la criminalità organizzata».

Risultato?

«Inutile dire che fummo tutti e tre prosciolti con formula piena. E i tre moschettieri della Procura di Napoli colpevoli di quell’errore vennero “premiati”».

Appunto, non andrebbe cambiato il sistema?

«Non con una riforma boomerang. Con un Csm tutto per loro, i pm conquistano un’assoluta auto-referenzialità e un dominio inattaccabile».

Guardi però che l’Alta Corte prevista dalla riforma sarà un’istituzione di controllo…

«Non è possibile controllare un organismo concepito come quello che è stato concepito. E le dico di più: la distinzione delle funzioni tra inquirenti e giudicanti esiste già e il titolo della separazione delle carriere è soltanto un titolo accattivante che serve a nascondere altri piani».

E quali sarebbero questi piani, per esempio il superamento delle correnti?

«Quello continua comunque, così come continueranno a non esserci valutazioni serie sull’efficacia e sull’efficienza dei pm. Ora, secondo i dati del Ministero della Giustizia, gli assolti nei processi sono uno su due. È un numero che fa spavento, perchè la vita di chi poi verrà assolto nel frattempo è stata distrutta e anche dopo l’assoluzione restano i segni della gogna. Lei crede che, se vince il Sì al referendum, la proporzione tra assolti e condannati non sarà questa? Certo che lo sarà, e si tratta di una grave forma d’inciviltà a cui porre riparo e invece verrà perpetuata e anche aggravata».

Come si sente nel fronte del No in compagnia di Gratteri e di Saviano?

«Non mi fa nessuna impressione. Perchè le loro motivazioni per il No sono diverse dalle mie. Io sono convinto che il giorno dopo la vittoria del Sì, se questa ci sarà, avremo incardinato nel sistema giudiziario italiano una casta d’intoccabili, titolari in esclusiva dei valori supremi del Bene e del Male».

Barbera sostiene che il sistema diventerà più bilanciato nel caso vinca il Sì.

«Il mio amico Augusto si sbaglia di grosso. Se la riforma supera la prova referendaria, l’aumento della forza politica dei pm determinerà anche una strisciante intimidazione nei riguardi dei colleghi giudicanti».

Voi del No sostenete che con il Sì finirà l’autonomia della magistratura. Ma dalla riforma Nordio questo non si evince.

«Io dico che, prima di arrivare al rischio che la politica metterà sotto controllo i pm perchè si accorgerà che con questa legge ingenua e sballata hanno preso troppo potere, avremo una stagione in cui il giustizialismo avrà mano libera».

Lei, fedelissimo del Divo Giulio, su un immaginario Sì o No di Andreotti si sente di dare anticipazioni?

«Avrebbe detto tranquillamente che il voto è segreto».

Come giudica la campagna referendaria in corso?

«La scelta del governo di sostenere una delle due soluzioni di fatto politicizza la consultazione e il governo se ne assume naturalmente la responsabilità».

Ma non è sbagliato, da parte dell’opposizione, usare il referendum per dare una spallata politica?

«Questo lo ha voluto l’esecutivo, scegliendo di non essere arbitro in questa consultazione. Sarebbe stato più prudente per Meloni e i suoi assumere una posizione terza».

Previsioni?

«In genere il desiderio è padrone della ragione, e quindi auspico che ci sia un sussulto di dignità nel Paese e che vinca il No».


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