Dopo l’annullamento dei dazi di Donald Trump, dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema americana, la domanda che tutti si pongono è: cosa succederà adesso? Il colpo per l’amministrazione guidata dal Tycoon va detto, è duro. Ma difficilmente porterà ad un passo indietro rispetto alla politica delle tariffe lanciata sin dal suo insediamento alla Casa Bianca. Per Trump le tariffe sono un’architrave non solo della sua politica economica, ma anche di quella internazionale. La loro rilevanza l’ha spiegata Brett Kavanaugh, uno dei due giudici dissenzienti della Corte Suprema. A verbale, nella sentenza, ha fatto scrivere che adesso il presidente avrà un armamentario più povero per poter esercitare pressioni sui Paesi.
La sentenza sottrae al presidente uno strumento che il Congresso gli aveva assegnato, distorce la tradizione di deferenza in materia di politica estera e crea seri rischi economici e di governance. Ma se il mood è questo, cosa potrà fare Trump per provare a bypassare la sentenza dei giudici, dando per scontato che non rinuncerà ai dazi.
GLI SCENARI
Le vie sono diverse, ed erano già state analizzate quando la Corte d’appello federale aveva bocciato le tariffe contestando, come la Corte Suprema, l’uso dei poteri speciali. Da tempo a Washington circola l’idea di un Piano B articolato su più livelli per mantenere i dazi come strumento centrale della politica economica estera americana, e prevede il ricorso alla sezione 122 del Trade Act del 1974, che consente, in caso di gravi squilibri nei pagamenti internazionali, di imporre dazi fino al 15% per un massimo di 150 giorni. Una norma mai usata prima, di valore transitorio, che darebbe a Trump tempo per mettere a punto la seconda mossa: dazi personalizzati per ogni Paese, utilizzando la sezione 301 della stessa legge, che permette di colpire i Paesi che adottino pratiche commerciali sleali o discriminatorie. La sezione 301 prevede un’indagine formale da parte del Trade Representative, e quindi richiede tempo, ma è giudicata più solida giuridicamente ed è già stata testata durante il primo mandato per colpire la Cina in risposta al furto di proprietà intellettuale. L’Amministrazione potrebbe valutare anche l’estensione dei dazi giustificati da motivi di sicurezza nazionale (sezione 232), previo parere del Dipartimento del Commercio. O, altra via ancora, farsi ratificare i dazi imposti con i poteri speciali bocciati dalla Corte Suprema, da un voto del Congresso. Difficile, se il quadro è questo, pensare invece che Trump rinunci alla politica dei dazi.
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