29.10.2026
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Politics

Meloni-Trump, possibile incontro alla chiusura delle Olimpiadi. Verso il no alla visita per i ​anni di guerra


ROMA Un allineamento d’astri, ma dopotutto in questi giochi olimpici se n’è contato più d’uno, almeno sulle piste. Calendario alla mano, la chiusura dei giochi d’inverno potrebbe offrire l’occasione di un incontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni, un recupero inatteso del mancato ritrovo tra le vette incantate di Davos dove il tycoon a gennaio scorso aveva tenuto a battesimo il Board of peace per Gaza. La questione è contorta, ma basta incrociare qualche variabile per chiarire il quadro.

Si parte dall’hockey sul ghiaccio, disciplina amatissima negli States e dove americani e canadesi sono gli ossi duri da battere in pista. Ai botteghini sono loro, gli statunitensi, i favoriti in questi giochi 2026, ma ci sarà da attendere il match di venerdì per capire se la squadra capitanata da Auston Matthews si porterà a casa la finale. In tal caso domenica sugli spalti potrebbe far capolino nientepopodimeno che Trump, nell’arena di Santa Giulia a tifare per la squadra e stelle e strisce al grido di “America first”. La sua presenza per ora è una possibilità, un’opzione, tant’è che a Milano Questura e Prefettura sono già a lavoro per preparare la macchina organizzativa all’evenienza.

Aggiungiamo un’altra variabile. Domenica sarà anche la giornata di chiusura dei Giochi, con la cerimonia finale nell’incantevole cornice dell’Arena di Verona. Non mancherà all’appuntamento Giorgia Meloni, che dopo aver partecipato al taglio del nastro allo Stadio San Siro ha deciso di presenziare anche alla chiusura delle Olimpiadi, tanto più di fronte a un medagliere che vede l’Italia svettare nel mondo, con la nostra Federica Brignone entrata nella leggenda. La presenza della premier non è ufficiale, ma nei fatti è già definita da un pezzo, fissata in agenda salvo inconvenienti.

E se Trump dovesse davvero salire sull’Air Force One per sostenere gli atleti americani dell’NHL, a quel punto si metterà in moto il balletto delle diplomazie per fissare un incontro tra i due, che sia a Milano o Verona cambia poco. Chi mancherà, al netto dei risultati in pista, è invece ancora una volta Emmanuel Macron, che si appresta a dare di nuovo forfait. Forse complice il caos sulla prossima edizione dei Giochi invernali in programma in Francia, con il comitato organizzatore di “Alpes 2030” che, tra dimissioni e allontanamenti, brancola nel buio.

A Ginevra

Intanto le diplomazie si sono ritrovate ieri a Ginevra dove gli States hanno organizzato il nuovo round di negoziati tra Kiev e Mosca, presenti gli emissari di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. L’Italia c’era, assieme a Gran Bretagna, Francia e Germania — in gergo diplomatico il cosiddetto formato E4 — per Roma presente Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico di Meloni.

Per gli europei ci sono stati colloqui con la sola controparte ucraina, oltre che con gli statunitensi, mentre la linea con Mosca continua a essere interrotta. A pochi giorni dal quarto anniversario dall’invasione russa, gli europei stanno ragionando in queste ore anche sulla possibilità di essere a Kiev il prossimo 24 febbraio, una presenza che ormai è diventata una tradizione (Meloni è mancata lo scorso anno, prendendo parte solo alla call, ndr).

L’idea è quella di un’azione coordinata, ma al momento sembrerebbe prevalere l’ipotesi di non salire sul treno che conduce a Kiev dopo un interminabile viaggio in treno di 11 ore e mezzo, limitandosi a una videocall. Nella decisione finale peserà soprattutto la scelta della Francia, e non per una questione di influenza, ma perché è Parigi a presiedere quest’anno il G7.

Il Board of Peace

Nel corso delle riunioni a Ginevra è stato affrontato anche il tema del Board of peace, con l’Italia sola tra i big europei a prendere parte all’appuntamento di Washington in veste di Paese osservatore. Resta lo scetticismo degli alleati sulla formula “ibrida” opzionata da Roma pur di restare in partita. I più freddi continuano a essere i francesi, che negli States giovedì sarebbero orientati a non inviare nessuno: Parigi assente.

Meloni continua invece ad essere convinta di aver fatto la scelta giusta, anche guardando in prospettiva. A Kiev la pace continua a sembrare lontanissima, i negoziati a Ginevra ne sono stati l’ennesima prova. Ma quando le armi finalmente verranno messe a tacere — ragiona la presidente del Consiglio — l’Europa non potrà restare fuori dalla partita della ripartenza e della ricostruzione. Una ragione in più per preservare il rapporto con Washington. E chissà se domenica la premier potrà mettere un altro puntello.


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