29.10.2026
12 Street, Rome City, Italy
Economy

Leggi più rapide e risorse per le imprese. Piano per rilanciare auto, difesa ed export


Difesa dell’industria — i due promotori sono pur sempre le prime due economie manifatturiere dell’area — rafforzamento del libero mercato non soltanto all’interno ma anche all’esterno della Ue, soprattutto semplificazione delle regole del Vecchio Continente, iniziando anche dal processo legislativo, oggi lungo e spezzattato in troppi passaggi anche per il tentativo di coinvolgere e convincere i soggetti più disparati.

Il motore italo tedesco dell’Europa — con il suo Tavolo per la competività lanciato dai rispettivi leader, Giorgia Meloni e Friedrich Merz — inizierà giovedì la sua battaglia per riformare profondamente l’Unione europea da qui al 2029. Anche inclinando i rapporti con quello che dal dopoguerra in poi è stato il maggiore alleato della Germania, la Francia di Emmanuel Macron, in questa fase più attento verso programmi di sovranità europea e strumenti protezionistici come il Made in, non caso respinto senza esitazioni dall’industria tedesca. In questa direzione, non a caso, le associazioni imprenditoriali di Roma e Berlino (per esempio nei campi della difesa o dello shipping) stanno già stringendo memorandum per condividere strategie comuni, in linea con quella proposta dai capi dei due governi.

Tornando ai contenuti, il piano per il Tavolo per la competività voluta da Meloni e Merz, non a caso, ha come obiettivo quello di rivedere le regole fondamentali per riscrivere il processo legislativo e quello regolatorio. Anzi, per usare le parole del presidente del Consiglio italiano e del cancelliere tedesco, serve «una nuova mentalità di autodisciplina legislativa e regolatoria». In questa direzione Roma e Berlino vogliono rafforzare lo strumento dei cosiddetti Omnibus, quei pacchetti normativi ideati per ridurre il carico amministrativo sulle imprese piccole, medie e grandi — soltanto quello ambientale comporta un risparmio di 6,3 miliardi — tanto osteggiati da alcuni Stati Membri e dai portatori d’interesse perché limita i poteri di veto.

Sempre nella piattaforma italo tedesca viene rilanciato un maxi piano di semplificazione, già proposto alla Commissione da una coalizione di oltre 20 paesi, con il quale si chiede di eliminare leggi «considerate superflue, eccessive o sbilanciate», rispettando in ottica di sussidiarietà la normativa dei singoli Stati e, più in generale, indicando gli obiettivi da raggiungere e non la modalità per farlo.

Sempre nel tentativo di creare «una nuova mentalità di autodisciplina legislativa e regolatoria» nel Vecchio Continente, Roma e Berlino hanno messo nel mirino la riforma della Better Regulator. La Commissione vuole ampliare il grado di funzionalità e di trasparenza nell’approvazione delle norme, introducendo valutazioni d’impatto rigorose e consultazioni pubbliche. Ma tra gli Stati membri cresce il timore che questo schema finisca soltanto per allungare i tempi nei processi decisionali. Sarebbe più utile, secondo il piano per la competitività — invece fare analisi propedeutiche sull’impatto economico e industriale delle nuove regolazioni prima della loro adozione.

LA LEVA

Molto spazio nella piattaforma di Meloni e Merz è destinato all’aumento della competitività, in primis industriale, considerato come principale leva per l’Europa per contrastare la concorrenza di Usa e Cina. In questa direzione il primo passo è eliminare le ancora tante barriere su beni, servizi, energia, capitale o digitale. Ma parallelamente servire sostenere direttamente medie, piccole e micro industrie, che compongono la spina dorsale della manifattura europea.

C’è poi il capitolo sulla sovranità industriale, che non va intesa nell’accettazione francese delle barriere come il Made in. Italia e Germania guardano a misure per potenziare le catene di approvvigionamento, diversificando i Paesi fornitori, con un focus sulle materie prime critiche e sulle transizione che più ne necessitano. Vanno, quindi, accelerati gli sforzi per chiudere nuovi partenariati di scambio di libri come quelli conclusi ultimamente con l’area del Mercosur e l’India.

Deve poi cambiare la politica industriale: in primo luogo, la transizione non deve mai diventare un ostacolo alla produzione manifatturiera. Serve ragionare in ottica di lungo termine su filiere centrali della manifattura europea come auto e chimica oggi in crisi. Va introdotto un coordinamento tra i Paesi aiuti sugli Stato anche in relazione a quello che su questo tema si garantisce negli Usa o in Cina. Si guarda a un piano sovraeuropeo in ambito energetico per diversificare i fornitori e accedere a fonti a prezzi sostenibili per le imprese, senza dimenticare maggiori investimenti sulla digitalizzazione, la ricerca applicata e la formazione.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Leave feedback about this

  • Quality
  • Price
  • Service
[an error occurred while processing the directive]