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«La Lega da sempre partito delle libertà. Nella sinistra c’è troppo massimalismo»


Commenti e retroscena del panorama politico
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«La Lega è stato il primo partito liberale di massa italiano. Il partito delle libertà». Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del merito, non è solo un membro dell’esecutivo. Ma è anche, ormai da diversi anni, dirigente leghista, e, alla vigilia del referendum lancia messaggi. Politici. Al centrodestra ma anche, se non soprattutto, al centrosinistra.

Ministro, partiamo dal referendum. Dando per scontato il suo Sì, perché voterà a favore della riforma?

«Il 22 e 23 marzo voterò convintamente sì perché sarà un’occasione importante per dare ai cittadini la garanzia che sia rispettato il loro diritto ad avere magistrati sempre imparziali, liberando la magistratura dall’influenza delle correnti. Si sono fatte tante battaglie contro tante «caste», ora dobbiamo fare una battaglia contro la casta delle correnti perché la magistratura sia sempre indipendente e la giustizia giusta, come prevede la Costituzione, senza condizionamenti di tipo politico».

Una riforma, se è consentito il gioco di parole, «riformista», secondo lei?

«Sì, nello spirito della Costituzione. È vero che le funzioni tra pm e giudici sono separate, ma chi decide le progressioni di carriera di un giudice o le sanzioni è lo stesso Csm dove sono rappresentati anche i pm: quindi oggi un pubblico ministero decide del destino di un giudice e viceversa. Il rischio di condizionamenti c’è sempre».

Eppure ci sono molti esempi – da Salvini per Open Arms a Renzi per Open, tanto per citare due esempi – di sentenze dei giudici avverse alle richieste dei pm

«Per fortuna, sennò avremmo una dittatura giudiziaria, non una democrazia. C’è poi un tema più delicato: le correnti che garantiscono la carriera dei loro iscritti. Anche nella magistratura deve valere il principio che chi commette gravi errori non va avanti: è stato ricordato il caso di quel magistrato che ha tenuto in carcere una persona 322 giorni in più del dovuto, ma poi è stato promosso senza conseguenze sulla carriera o di quell’altro magistrato che ha depositato sentenze con ritardi fino a 1388 giorni e anche in questo caso ha ottenuto l’avanzamento di carriera. Le sembra accettabile?».

E con il sorteggio, secondo lei, si risolverebbe?

«Le carriere non dipenderebbero più dalle correnti. E il sorteggio viene già usato per individuare i giudici che devono giudicare il Presidente della Repubblica o per costituire le corti d’assise. Ed è stato applicato anche ai professori universitari come risposta alle denunce sui guasti causati dalla casta dei “baroni”. Perché mai non può essere applicato ai magistrati?

Secondo lei la sinistra dovrebbe votare Sì?

«Questa è una grande battaglia riformista. Il nuovo processo penale che implica la separazione delle carriere è del socialista Vassalli. Aggiungo che nel ’99, la riforma della Costituzione, che ha previsto la terzietà del giudice rispetto ad accusa e difesa, venne votata anche dal centrosinistra. Aggiungo che l’istituzione di una Alta corte di giustizia sta nel programma elettorale del Pd».

Quindi?

«Chi dice che la nostra riforma è autoritaria, o addirittura “fascista”, e con il Sì la magistratura verrebbe assoggetta alla politica, mente sapendo di mentire e inganna gli elettori».

C’è una magistratura politicizzata a sinistra?

«Esiste una parte della magistratura che esprime una giurisdizione rispondente alle proprie convinzioni ideologiche.

Magistratura democratica è nata rivendicando una “ideologia antagonista”, ma i magistrati devono essere soggetti solo alla legge, non essere portatori di finalità “politiche” quando indagano o quando giudicano».

Venendo alle questioni interne al centrodestra, Vannacci, fuoriuscito dalla Lega, ne fa parte?

«No, non fa parte della maggioranza».

Che cosa sta accadendo all’interno della Lega?

«C’è la grande opportunità di proseguire il percorso iniziato dalla sua fondazione: essere il partito delle libertà. La Lega è stato il primo grande partito liberale di massa: dal fisco alla burocrazia, dalla valorizzazione dei territori alla sicurezza, è stata il riferimento di quei ceti produttivi che si rimboccano le maniche per mandare avanti il nostro Paese: partite iva e operai, insegnanti e poliziotti. Un partito che deve essere un riferimento anche per le fasce più deboli della società, per i più fragili, per gli ultimi».

Una Lega anche di sinistra?

«Destra, sinistra, sono categorie che hanno ancora un senso ma che rischiano talvolta di ostacolare la soluzione dei problemi. Da una parte c’è il buonsenso, dall’altra il pregiudizio ideologico, da una parte la considerazione concreta della realtà dall’altra una visione politica astratta. Si devono trovare consensi anche in quell’elettorato riformista che una volta metteva al centro “merito e bisogno”».

Come giudica la sinistra oggi?

«Il Pci di Berlinguer era più riformista del Pd di Schlein. Stesso discorso per la Cgil di Lama che isolò e denunciò i violenti negli anni 70. Questa sinistra invece è improponibile come forza di governo alternativa, alleata con il populismo del M5S e con Avs molto vicina a Melenchon».

Ma non dovrebbe essere un vantaggio per voi?

«Per noi sì, ma è una sinistra dannosa per il Paese. E visto che voglio bene all’Italia, ci dovrebbe essere un’opposizione capace di dialogare. La nostra riforma dell’istruzione tecnica, il cosiddetto 4+2, ad esempio, trova consenso in Europa ed è osteggiata dalle nostre opposizioni e da un sindacato massimalista. Penso anche ai metal detector a scuola: Schlein parla di repressione. Mi cadono le braccia… Quale sarebbe il diritto represso? Quello di portare i coltelli a scuola?».

Ma ci sono persone a sinistra che le piacciono?

«Ho apprezzato le posizioni di Pina Picierno sul referendum o quelle di Marco Minniti sull’immigrazione».


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