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Mps, appoggio all’Opas di Intesa da Fondazione Mps e Qatar


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Si allarga il fronte favorevole all’Opas di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi. Dal Qatar è arrivato il sostegno di Goldstone Capital, un fondo riconducibile a un investitore privato che ha accumulato una partecipazione compresa tra l’1 e il 2% di Siena. Ma ieri è arrivato anche il sostegno della Fondazione Mps, l’Ente che rappresenta il legame con il territorio toscano. Il presidente Riccardo Coppini, dopo le valutazioni tecniche, ha reso noto che la Fondazione aderirà all’Offerta di Intesa per il «valore insito nell’operazione» per «la Fondazione Mps nella sua veste di azionista e punto di riferimento dei territori del senese, nei confronti dei quali si ritiene che Intesa Sanpaolo avrà un ruolo di particolare significato per l’economia e la società». Secondo quanto riferisce Bloomberg, dal canto suo, Goldstone ritiene che l’offerta della banca guidata da Carlo Messina sia «nel migliore interesse degli azionisti nel loro complesso» inoltre «è preferibile a qualsiasi alternativa proposta nel lungo termine». Una presa di posizione che arriva mentre si avvicina l’assemblea del 29 ottobre, chiamata a decidere sul piano alternativo del management di Mps che propone una doppia Ops su Banco Bpm e Banca Generali. Entrambe le offerte sono a sconto e quella su Piazza Meda è già stata bocciata da Crédit Agricole, primo socio della banca. Da parte sua, Intesa ha rilanciato l’offerta su Mps a patto che l’assemblea bocci le due operazioni difensive. 

IL FRONTE DEI SOCI E I PROXY

Dopo che i grandi soci di Mps si sono espressi contro le Ops difensive del Monte su Banca Generali e Banco Bpm, anche Goldstone e la Fondazione Mps si aggiungono al gruppo, sale così il numero dei sostenitori dell’Opas di Intesa. Al giudizio degli azionisti che valgono oltre il 33% del capitale del Monte, si sono aggiunti i proxy advisor: Iss e Glass Lewis che hanno raccomandato ai soci di Mps di bocciare le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali, oltre al dividendo straordinario da 4 miliardi di euro.

Le indicazioni degli advisor assumono un peso particolare perché nella grande maggioranza dei casi vengono seguite alla lettera dai grandi fondi istituzionali. Per lanciare la doppia offerta di scambio, Siena deve superare la passivity rule imposta dall’Opas di Intesa, ma per farlo serve il via libera dell’assemblea con il 67% dei voti favorevoli. 

Dal voto di Siena dipende anche il progetto industriale di Unipol, che ieri ha completato il percorso autorizzativo per il controllo di fatto di Bper. L’Antitrust ha infatti autorizzato il gruppo assicurativo presieduto da Carlo Cimbri ad assumere il controllo di fatto della banca emiliana guidata da Franco Papa. Il provvedimento dell’Agcm era l’ultimo a mancare dopo i via libera della Bce, della Banca d’Italia e dell’Ivass. 

Al termine dell’Opas, quindi, Intesa potrà cedere a Unipol un pacchetto composto da circa 635 filiali di Mps, dalle direzioni centrali e dalla licenza bancaria, per un prezzo massimo di 3,5 miliardi di euro. Secondo le stime preliminari, il perimetro comprende circa 55 miliardi di raccolta diretta, 42 miliardi di impieghi e due milioni di clienti, con un utile netto stimato tra 400 e 460 milioni. Numeri sui quali Cimbri punta per costruire un nuovo polo bancario insieme a Bper, con il nome di Monte Paschi. Il progetto, infatti, prevede la fusione tra le due realtà per dare vita a una banca con oltre 2.600 sportelli, circa 170 miliardi di impieghi e 225 miliardi di raccolta diretta. Per finanziare l’acquisizione, Unipol ha lanciato un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi. La combinazione avrà conseguenze anche sugli equilibri azionari di Bper. Completata l’integrazione, verosimilmente non prima del 2028, Unipol salirà a circa il 40% della nuova banca senza dover lanciare un’offerta pubblica. Una delle condizioni per l’esenzione dall’obbligo di Opa è il meccanismo del whitewash assembleare: la fusione dovrà essere approvata dagli azionisti di Bper senza il voto determinante della compagnia assicurativa. 

 


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