Sessanta miliardi per accelerare gli investimenti nella Zona economica speciale (Zes), da destinare alle opere di adeguamento infrastrutturale ed energetico. Intesa Sanpaolo rilancia e aggiorna il suo piano di credito per l’area: ieri il gruppo ha presentato a Bari «Zes 2.0» — realizzato in collaborazione con Confindustria e il Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio per erogare risorse attraverso la sua divisione Banca dei Territori.
Come si legge in una nota, «per le imprese che investiranno all’interno della Zes è stata messa a punto una linea di finanziamento ad hoc che riconosce un’agevolazione sul tasso d’interesse e si affianca alle agevolazioni pubbliche già previste». All’interno della piattaforma lanciata da Intesa Sanpaolo sono previsti anche un nuovo roadshow con tappe in tutta Italia e all’estero per attrarre nuovi capitali, investimenti e incentivare le localizzazioni produttive nel Mezzogiorno; advisory per operazioni di finanza straordinaria dedicate all’apertura del capitale, crescita dimensionale, M&A, passaggio generazionale.
Il responsabile della Banca dei Territori Stefano Barrese, ha spiegato che la piattaforma Zes 2.0 «è un prolungamento di quella precedente», rafforzando l’impegno da parte di Intesa Sanpaolo, «alla luce della domanda rilevata che era 4 volte maggiore» rispetto ai 12 miliardi precedentemente investiti. E proprio in base alle ipotesi di allargare il perimetro della Zona economica speciale, ha aggiunto Barrese, abbiamo deciso di mettere a disposizione i 60 miliardi.
Siamo consapevoli che l’orizzonte è pluriennale, ma siamo convinti che sarà un successo».
Sempre Barrese ha rilevato che la Zes, come leva strategica per la crescita del Mezzogiorno e di altre aree del Paese, ha contribuito al rinnovato dinamismo economico del Sud Italia. Stando al report Check-up Mezzogiorno 2026, realizzato da Confindustria e Srm (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo), lo strumento fino a oggi «ha consentito alle autorizzazioni uniche rilasciate di generare oltre 9 miliardi di euro di investimenti diretti, con ricadute occupazionali per circa 25mila unità». Senza dimenticare che dal 2019 il Pil meridionale è aumentato di 8,3 punti, rispetto ai 6,3 della media nazionale, mentre l’indice sintetico attribuito è pari nel Mezzogiorno a 643 punti, mentre nel Nord non supera i 622,7.
Secondo il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, «finalmente stiamo cambiando la narrazione del Sud», grazie alla Zes. Perché — ha concluso — quando si riducono la burocrazia e l’incertezza, gli investimenti arrivano e generano valore: parliamo di un impatto complessivo da 59 miliardi di euro con ricadute occupazionali per oltre 70.000 posti di lavoro». Uno strumento, che nell’ottica della semplificazione, auspica sia esteso a tutto il Paese».
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