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«Intervento solo con la Nato e l’Ue»


Non esserci non è un’opzione. Non con i soldati (l’Italia resta contraria all’invio di truppe oltre il 70esimo parallelo). Ma con una presenza più capillare di imprese, enti di ricerca e dei grandi player tricolori dell’energia, della difesa e dello spazio, con i quali la Farnesina sta mettendo a punto una «missione imprenditoriale» ad hoc. Non è un caso se Donald Trump ha messo gli occhi sulla Groenlandia, tra i territori più ricchi al mondo in termini di risorse naturali non sfruttate: la prossima partita geopolitica mondiale – è convinta anche l’Italia – si giocherà tra i ghiacci.

Per questo il governo ha messo a punto una strategia per l’Artico, destinato a diventare sempre più «teatro di competizione e di confronto tra le grandi potenze». Recita così il documento di 53 pagine presentato ieri dai ministri Tajani, Crosetto e Bernini a Villa Madama, nelle stesse ore in cui otto Paesi Nato tra cui Francia, Svezia, Norvegia e Germania inviavano piccoli contingenti di soldati a Nuuk in risposta alla possibile escalation delle pressioni Usa.

Roma non ha partecipato. E – chiariscono all’unisono i responsabili di Esteri e Difesa – non intende farlo. O quantomeno non in questo quadro. «I 15 soldati mandati in Groenlandia? Mi chiedo a fare cosa», si mostra scettico Crosetto. «Una gita? Immaginate: 15 italiani, 15 francesi, 15 tedeschi. Sembra l’inizio di una barzelletta». Invece occorre «pensare in ottica Nato», avverte: «Allargare e non frammentare le nazioni». Dunque non interventi spot di singoli ma in un quadro comune, di sponda con gli alleati occidentali e con l’Ue. Il riferimento, insomma, è e resta l’Alleanza atlantica. Usa compresi. Anche se tra le righe Roma non nasconde una critica alle mire espansionistiche di Trump tra i ghiacci. «Vogliamo preservare l’Artico come area di pace», mette in chiaro Giorgia Meloni nel messaggio letto alla presentazione del documento, e «sosteniamo da sempre il rispetto del diritto internazionale».

I rischi

In ogni caso i rischi, per il governo italiano, più che dagli Usa arrivano da altre superpotenze, in primis Cina e Russia. Ecco perché «l’Artico – prosegue la premier – dev’essere sempre di più una priorità dell’Ue e della Nato». E l’Alleanza deve «cogliere l’opportunità di sviluppare nella regione una presenza coordinata e capace di prevenire tensioni e rispondere alle ingerenza di altri attori».

E proprio il «rafforzamento del partenariato strategico» tra Pechino e Mosca viene citato nel report come un fattore che ha «contribuito ad accrescere l’incertezza e la competizione nella regione». Il rischio, è convinto anche Crosetto, è che «il giorno che finirà la guerra in Ucraina gran parte delle risorse militari russe saranno spostate» sul versante artico. Ecco perché bisogna farsi trovare pronti. Anche – avverte Tajani – «con un’azione politica, economica e di ricerca» in un’area che il cambiamento climatico sta rendendo sempre più appetibile.

A cominciare dalle nuove rotte commerciali: non a caso si stima che dall’Artico potrebbero passare in futuro il 40-50% dei traffici che oggi sfruttano il canale di Suez. «Non è questione di mandare 10 o 20 soldati – insiste il vicepremier – ma di avere una strategia. E noi una visione ce l’abbiamo». E passa soprattutto dalla cooperazione economica in settori chiave: dall’energia (con imprese già attive in loco come Eni ed Enel) alle terre rare, dalla cantieristica navale (Fincantieri) alla difesa (Leonardo) e lo spazio. Imprese con cui, insieme all’ambasciata a Copenhagen, la Farnesina sta lavorando a una «missione imprenditoriale» con grandi gruppi e pmi. Oltre all’Artic circle Forum convocato a Roma per il 3-4 marzo. Argomenti di cui Tajani discuterà anche con Marco Rubio a Washington «per un evento sulle materie prime che si sta organizzando». Col segretario di Stato Usa intanto Tajani ha avuto ieri una telefonata sulle zone “calde” internazionali. A cominciare proprio dalla Groenlandia, su cui «ho ribadito – spiega – l’importanza di garantire la sicurezza della regione artica nel quadro della Nato».


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