Una gigantesca anomalia geografica rischia di complicare i piani globali per contenere il riscaldamento del pianeta. La Siberia, terra tradizionalmente considerata un immenso congelatore naturale, si sta trasformando in uno dei più dinamici ed enigmatici motori del cambiamento climatico, con un forte aumento delle emissioni di metano.
Un nuovo epicentro delle emissioni
Tra il 2010 e il 2023, le emissioni annuali di metano (CH4) della Siberia sono aumentate di 12 teragrammi, con una crescita media costante di 1,1 teragrammi ogni anno. Un incremento che, da solo, equivale al 92% dell’aumento complessivo delle emissioni di metano registrato nelle zone umide dell’intero pianeta.
La scoperta è il risultato del lavoro di un team internazionale di scienziati guidato dall’Istituto di Fisica dell’Atmosfera dell’Accademia Cinese delle Scienze e pubblicato sulla rivista Science. Lo studio contribuisce a fare luce su un fenomeno che per decenni è rimasto avvolto da una forte incertezza scientifica.
Pur rappresentando storicamente appena il 5% delle emissioni globali di metano, la Siberia è sempre stata una sorta di scatola nera per i climatologi, soprattutto a causa della scarsità di stazioni di rilevamento e delle proibitive condizioni ambientali della regione.
I nuovi metodi di rilevazione
Ora, grazie a un innovativo sistema di inversione dei flussi basato sull’integrazione dei dati del satellite GOSAT con quelli raccolti dalle torri di misurazione a terra, gli scienziati sono riusciti a ridurre l’incertezza delle stime al 10%. I risultati mostrano una realtà particolarmente significativa per lo studio del cambiamento climatico: l’Artico ha iniziato a rispondere al riscaldamento globale accelerando la produzione di gas serra.
Diversi regimi climatici, stessi effetti
A sorprendere i ricercatori è soprattutto la natura duale dell’immenso territorio siberiano. Gli scienziati hanno scoperto che il corso del fiume Yenisei funziona come una vera linea di demarcazione biologica e atmosferica, dividendo la regione in due regimi climatici differenti, nei quali il metano viene liberato attraverso meccanismi fisici diversi.
A ovest del fiume Yenisei, la Siberia sta diventando sempre più calda e umida, sotto l’influenza di un modello atmosferico di origine scandinava che trasporta masse di calore e umidità verso le alte latitudini. Questo cambia l’idrologia del permafrost e riattiva i microbi sotterranei, con una forte crescita della metanogenesi e conseguente aumento di gas rilasciato nell’atmosfera.
A est del fiume Yenisei, invece, lo scenario cambia radicalmente: la Siberia orientale è più calda ma estremamente secca, con anomalie di alta pressione collegate all’Oscillazione Artica e un aumento delle emissioni di metano causate soprattutto dai giganteschi incendi boschivi che liberano gas intrappolati nella vegetazione e nel suolo.
Una sfida complessa per il clima globale
L’aspetto più critico individuato dallo studio riguarda però la risposta non lineare del sistema climatico: il rilascio di metano accelera ogni volta che si registrano nuovi massimi nelle temperature. È un meccanismo naturale che rischia di complicare «i modelli politici ed economici sui quali vengono costruite le strategie internazionali per la transizione ecologica e la riduzione delle emissioni».
Secondo le proiezioni su scenari ad alte emissioni, entro il 2050 il solo incremento di metano dalla Siberia rischia di compensare e annullare il 20% dei tagli alle emissioni di origine antropica, frutto degli accordi internazionali volti alla neutralità climatica.
In altre parole, mentre l’uomo tenta di ridurre le emissioni delle proprie attività, i processi naturali innescati dal riscaldamento globale potrebbero liberare nell’atmosfera «quantità crescenti di gas serra».
Le valutazioni sul clima globale, secondo lo studio, non possono quindi ignorare simili effetti regionali. Se queste risposte non lineari non verranno adeguatamente considerate, le stime globali potrebbero risultare gravemente distorte, richiedendo ipotesi più prudenti e severe nella definizione delle strategie di mitigazione del cambiamento climatico.
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