Le previsioni più aggiornate indicano come asticella gli 85 dollari al barile. Questo lo scenario più aggiornato sul prezzo del Brent, il petrolio nordico, stilato da Eni.
Una media annua che si dovrebbe tenere quindi ben al disotto dei 92,57 dollari della prima metà del 2026, quando, complici le ripercussioni sui mercati petroliferi del blocco di Hormuz e del conflitto nel Golfo Persico, il greggio aveva fatto un balzo del 29% sulla prima metà dello scorso anno.
Ieri intanto, le quotazioni del petrolio nordico, punto di riferimento internazionale assieme al Wti Usa, erano attorno a quota 89-90 dollari. Pesano ancora le incertezze sugli esiti delle tensioni in Iran, con i continui tira e molla nei colloqui tra Teheran e gli Stati Uniti del presidente Donald Trump.
Il quadro delineato nella relazione semestrale del Cane a Sei Zampe è quindi leggermente inferiore al punto in cui le quotazioni erano ieri. Ogni variazione anche minima conta.
Per l’anno in corso, si legge nel documento, il gruppo «stima che una variazione del prezzo del petrolio Brent di un dollaro a barile rispetto al prezzo previsivo di 85 dollari barile, comporta una variazione del flusso di cassa operativo prima del capitale circolante al costo di rimpiazzo di circa 0,11 miliardi e dell’utile operativo di 0,16 miliardi; mentre è necessario un movimento di prezzo del gas di circa l’8% per avere effetti analoghi a quelli del petrolio».
Peraltro considerati i miglioramenti nei risultati Eni ha già annunciato la volontà di incrementare la remunerazione per gli azionisti. La decisione finale sull’ipotesi di dividendo straordinario indicata in primavera, scrive Eni nella relazione, sarà presa a ottobre. Ogni scelta sarà in linea con alcuni scenari ben delineati. Le condizioni per la cedola extra sono infatti un barile sopra i 90 dollari, un aumento di almeno il 50% del prezzo del gas o un analogo aumento dei margini di raffinazione.
L’accordo
Intanto ieri Eni ha siglato con il gruppo algerino Sonatrach un nuovo protocollo di intesa per ampliare la collaborazione per ridurre le emissioni nel Paese Nord Africano dove il Cane a Sei Zampe è presente dal 1981 e dove, nel 2025, ha avuto una produzione equity di circa 131mila barili di olio equivalente al giorno. L’accordo aggiorna la precedente intesa di inizio 2023. che spaziava dalla valorizzazione del gas recuperato alla mitigazione delle emissioni associate alle attività a monte in Algeria.
Il nuovo Memorandum d’intenti, spiega una nota, amplia il perimetro della collaborazione. In particolare, «le parti coopereranno a iniziative per la rimozione naturale della CO2 attraverso progetti di forestazione e rafforzeranno le attività di monitoraggio, quantificazione e riduzione delle emissioni di metano attraverso l’adozione dei principali standard internazionali del settore Oil & Gas».
Tra le iniziative finora realizzate le due aziende hanno condotto congiuntamente una campagna di ricerca delle perdite lungo 800 chilometri di condotte, monitorando circa 7.500 punti e conseguendo una significativa riduzione delle emissioni fuggitive. Le campagne di misurazione vengono oggi condotte autonomamente e su base regolare in tutte le joint venture operate congiuntamente dai due gruppi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



Leave feedback about this