28.10.2026
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voglio tornare, lo farò prestissimo



Tavares al Tg1 sul caso Lavitola: «Voglio tornare, lo farò prestissimo»

Gomes Tavares, il latitante considerato il mediatore nell’attentato a Sigfrido Ranucci, spiega al Tg1 di essere pronto a tornare «prestissimo» nonostante l’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti nell’ambito della vicenda giudiziaria che vede agli arresti cinque persone, tra cui l’ex imprenditore Valter Lavitola, considerato il mandante dell’azione dinamitarda. «Pure se tutti mi dicono di no però io sono testardo. Dicono che all’aeroporto mi prendono però io sono testardo. E voglio tornare», spiega il camerunense Tavares dall’Africa, il quale aggiunge di non credere che Lavitola abbia confessato: «Mi piacerebbe vedere. Il legame con Lavitola va oltre il lavoro. Siamo sempre stati insieme. Perché mi devo arrabbiare con lui? Non mi ha mai fatto niente di male», spiega Gomes. Di fronte alla notizia che Lavitola avrebbe scaricato in parte su di lui la responsabilità dell’attentato, Gomes commenta: «È quello che dite voi, io non sono sicuro, io non ci credo». 

Ranucci, anche difensori della banda pronti a chiedere interrogatorio al pm

Verrà depositata con tutta probabilità a inizio settimana la richiesta di interrogatorio davanti al pm da parte dei difensori dei quattro arrestati lo scorso 30 giugno con l’accusa di essere gli esecutori materiali dell’attentato davanti all’abitazione del conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Finora i tre uomini, detenuti in carcere, e la donna, ai domiciliari, sia nell’interrogatorio di garanzia che in quello davanti al pubblico ministero titolare dell’inchiesta si sono avvalsi della facoltà di non rispondere rendendo solo dichiarazione spontanee. Ora i quattro, accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso, sono pronti a tornare davanti agli inquirenti questa volta per rispondere alle domande. Il tribunale del Riesame di Roma nelle scorse settimane aveva respinto le istanze presentate dalle difese che chiedevano l’annullamento delle misure e il non riconoscimento dell’aggravante del metodo mafioso. Aggravante invece confermata. Un passaggio che arriva dopo la confessione di Valter Lavitola, che ha ammesso di essere il mandante dell’attentato sostenendo di averlo fatto per fargli innalzare il livello di protezione ma di averlo immaginato modalità diverse: non una bomba ma una serie, quattro o cinque, di colpi di pistola dimostrativi da esplodere contro il muro dell’abitazione di Ranucci.

Ranucci va avanti, lavora sul nuovo ciclo di Report

Sigfrido Ranucci continua a lavorare al nuovo ciclo di Report: ne avrebbe anche parlato nella riunione di ieri con il direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini, in uno degli incontri di lavoro che vanno avanti anche dopo che è scoppiato l’affaire Lavitola. Non sarebbe sul tavolo in questo momento, dunque — a quanto si apprende da diverse fonti — l’ipotesi di un passo indietro del conduttore, né trovano riscontro le indiscrezioni sull’intenzione del giornalista di chiedere un risarcimento alla Rai in caso di allontanamento dal programma. 

Difesa Lavitola valuta nuovo interrogatorio davanti a pm

Valter Lavitola potrebbe chiedere di essere risentito.

Il suo difensore, l’avvocato Sergio Cola, a quanto si apprende, sta valutando l’opportunità di un nuovo interrogatorio davanti al pm dopo quello di garanzia che si è svolto mercoledì scorso a Rebibbia dinanzi al gip Iele Moricca che ieri ha confermato con un’ordinanza la detenzione in carcere per l’ex editore e imprenditore. Non è bastata infatti la confessione di Lavitola, che ha ammesso di essere il mandante dell’attentato nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci sostenendo di averlo fatto per fargli innalzare il livello di protezione, a far venire meno il rischio di inquinamento probatorio e il pericolo di fuga. Le dichiarazioni rese da Lavitola sono state valutate dal giudice «fumose, assolutamente generiche e prive qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro». Una richiesta quella dei domiciliari, non accolta dal gip, che aveva avuto anche il parere negativo della procura. Intanto la difesa di Lavitola a inizio settimana depositerà la richiesta di ricorso al tribunale del Riesame sia per quanto riguarda le esigenze cautelari sia per l’aggravante del metodo mafioso contestata. L’udienza potrebbe essere fissata tra fine agosto e gli inizi di settembre.

Legale Ranucci: «In Rai ha fugato dubbi su correttezza inchieste di Report»

«Nella lunga audizione davanti al Comitato Etico della Rai il dottor Ranucci ha risposto in modo puntuale ed approfondito a tutte le domande rivolte, offrendo elementi fattuali che hanno fugato ogni possibile dubbio in ordine ad infondate e pretestuose ricostruzioni politiche e giornalistiche sul modo in cui in questi anni sono state svolte le inchieste ed è stata guidata la trasmissione». Così in una nota l’avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci. 

Legale Ranucci: «Lui vittima ma gli si imputa danno d’immagine»

 «Come già in precedenti audit conclusi con conferma della correttezza dell’operato di Report, Ranucci ha sempre difeso il valore dei giornalisti della redazione tutelandone autonomia ed indipendenza, ben consapevole di come il giornalismo di inchiesta esponga costantemente a critiche ed attacchi. Come quello che sta avvenendo adesso dove alla vittima (scomoda) di un grave attentato (che diventa pretesto) viene imputata la responsabilità di un danno all’immagine e ne viene chiesta dalla politica la sostituzione, un paradosso morale con conseguenze gravi per la democrazia». Così in una nota l’avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci. Risale a ieri la consegna all’Ad Rai Giampaolo Rossi della relazione del Comitato etico sulla vicenda che coinvolge il giornalista. 



Valter Lavitola resta in carcere. Il gip respinge la richiesta di domiciliari: «Dichiarazioni fumose e senza alcun riscontro», scrive nell’ordinanza. Nell’interrogatorio l’imprenditore ha detto di aver chiesto agli autori materiali dell’attentato a Sigfrido Ranucci un’azione «con modalità diverse»: «non un ordigno, ma 4-5 colpi di pistola verso il muro» della villetta del conduttore di Report. Lavitola non avrebbe comunque avuto nulla da ridire, ritenendo lo scoppio dell’ordigno rudimentale di «valore dimostrativo». Ranucci potrebbe essere sentito dai pm nelle prossime settimane, dopo le analisi sul cellulare di Lavitola. Sul tavolo dell’ad Rossi la relazione del Comitato tecnico sul conduttore di Report. Vertici Rai preoccupati per il possibile «danno reputazionale» per l’azienda.


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