28.10.2026
12 Street, Rome City, Italy
Politics

«E se lo candidiamo?». Ma c’è anche il rischio del boomerang


Lo candido io o lo candidi tu? Magari, alla fine, non lo candiderà nessuno, perché la situazione di Sigfrido Ranucci potrebbe aggravarsi visto che è già molto inguaiata per quanto riguarda la credibilità del telegiornalista di Report.

Ma intanto in M5S — nonostante Conte non si sia mai troppo esposto nella difesa di Sigfrido — e nel Pd, dove Schlein disse addirittura che potesse esserci la politica dietro la bomba di Pomezia, si cerca di capire se mettere in lista Ranucci per le Politiche sarà conveniente oppure no.

La “gara” M5S-Pd: «E se lo candidiamo?»

È solo un ragionamento per adesso, ma non è che lanciare Ranucci come bomber in campagna elettorale contro il governo e TeleMeloni, in nome della libertà d’espressione che sarebbe in pericolo dalle nostre parti può portare voti? Si tratta, appunto, solo di ragionamenti. E non è affatto detto che i massimi vertici di M5S, comunità politica che Conte sta cercando di razionalizzare in senso riformistico o almeno assennato, possano vedere in Sigfrido un asset elettorale. 

I RAGIONAMENTI
Ma sia nel cerchio magico di Schlein — Sandro Ruotolo, la baffuta spalla di Michele Santoro nei tempi eroici e uno dei pochi dirigenti ascoltati dalla segretaria è lo scudiero più convinto di Sigfrido — sia in diversi ambienti stellati il pensierino o almeno l’ipotesi gira: Ranucci o non Ranucci? Se Conte non si sbilancia, è immaginabile anche il niet dei riformisti e la scarsa comunanza di cultura politica esistente tra il telegiornalista tribuno e il dottor sottile dei dem, ovvero Franceschini. E tuttavia, l’odore dei voti, come l’odore dei soldi, può riservare sorprese inaspettate e cambiare la carte in tavola.

Si fa notare nel campo delle opposizioni: non potrebbe servire il Censuratissimo, l’Epurato, il Nemico Giurato di Palazzo Chigi per combattere la difficile battaglia del 2027? In politica e non in politica, come si dice, ogni lasciata è persa. Ma certamente può avere delle controindicazioni arruolare uno come Ranucci, non solo perché significherebbe darsi al populismo e anche perché, magari, tra più di un anno, nessuno si ricorderà più di Sigfrido e la famosa «ggente» che lui dice di amare e da cui immagina di essere riamato forse si sarà affezionata al suo successore, Peter Gomez o chi per lui. E di Ranucci si dirà come disse Enzo Siciliano di Santoro nella fase crepuscolare di quest’ultimo: «Michele chi?». 

LA NOTA DEI COMMISSARI
Sta di fatto però che la nota di ieri dei commissari M5S in Vigilanza Rai suona come un «Sigfrido è nostro». Per non dire del Pd che ha un know how nel mettere in pista alle elezioni i presunti epurati Rai, da Gruber a Santoro, i quali dopo essesi fatti eleggere hanno mollato perché vogliosi, invece di faticare a Strasburgo e a Bruxelles, di riconquistare la perduta visibilità televisiva. 

Quanto a M5S, la parte più eternamente grillina, movimentista, anti-casta e barricadiera — che ancora esiste nonostante la tendenza di Conte a evitare gli eccessi e a dare una forma più solida e meno demagogica a quel campo — ha sempre considerato e considera Ranucci un compagno di strada. E lui, che già era molto ingolosito dalla pazza idea di Valter (lanciarlo come candidato premier), non starebbe escludendo affatto, ne parlano anche i colleghi o ex colleghi della redazione di Report, l’uso dell’arma finale elettorale: «Se non la smettono, io veramente mi candido..». Lo dice credendoci o no? È una speranza o una minaccia?  Sarebbe la quadratura del cerchio l’avvento in politica di Ranucci: non c’è riuscito il sondaggio di Valter e non c’è riuscita la “bomba d’amore” lavitolesca a gettarlo nella contesa tra leader, ma potrebbero riuscirci i suoi nemici ai vertici della Rai («Li odio tutti», parole sue) che potrebbero sospenderlo. 

IL TORMENTONE
Chi si aggiudicherà il Premio Sigfrido: gli stellati, i dem o né questi né quelli? Il tormentone Ranucci dove lo ficco, appena agli inizi, è destinato a riempire la scena e i retroscena del Palazzo e le fantasie e i fantasmi degli addetti ai lavori e ai livori. In M5S, il telegiornalista può contare su un terzetto di protettori formato in commissione di Vigilanza Rai dalla ex presidente Barbara Floridia e dai deputati Dario Carotenuto e Dolores Bevilacqua. Appena la destra alza il sopracciglio su Sigfrido, scattano a testuggine i tre. Seguiti da altri. Anche ieri una nota congiunta ha intimato ai meloniani: «Giù le mani da Sigfrido!». Nel Pd, tendenza Schlein, Ranucci non è ancora stato scaricato, anche se lo stesso non può dirsi per le altre correnti dem. E siccome è anche l’idolo dei giudici Ranucci a sinistra questa cose contano. Me lo prendo io o te lo prendi tu? Oppure se lo prendono eventuali nuove dichiarazioni di Lavitola, che potrebbero rivelarsi poco amichevoli per Sigfrido. E allora la politica invece d’immaginare di ingaggiarlo s’impegnerà a scaricarlo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Leave feedback about this

  • Quality
  • Price
  • Service
[an error occurred while processing the directive]