Entro il 2100 più del 40% della Terra, escludendo l’Antartide, è destinato a diventare arido. Questo è lo scenario di siccità presentato dallo studio dell’Accademia cinese di scienze forestali e pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters. Si tratta di un aumento di 2,37 milioni di chilometri quadrati rispetto al valore di riferimento del periodo 1994-2023, pari a circa 8 volte la superficie dell’Italia.
Le aree più colpite
La più colpita sarà l’Australia, seguita dal Brasile orientale e da alcune zone dell’Africa settentrionale e meridionale. Gli autori della ricerca, guidati da Yifei Cai, avvertono che il clima arido si sta allargando verso zone un tempo più umide. Quindi dove prima pioveva regolarmente, ora si sta allargando il clima dei deserti. Inoltre, secondo i risultati ottenuti, ad aumentare di più saranno le zone »iperaride», cioè le più asciutte e secche del nostro pianeta. In queste aree, l’acqua che evapora dal terreno e dalle piante è almeno 20 volte superiore rispetto alla pioggia che cade durante l’anno. Attualmente queste zone coprono il 7,5% delle terre emerse e comprendono ad esempio il deserto del Sahara in Africa e quello di Atacama in Cile. Nel 2026 la situazione è già critica: circa 4 miliardi di persone subiscono una grave mancanza d’acqua per almeno un mese all’anno. Secondo l’ONU, il WWF e l’UNICEF, non si tratta più di un rischio passeggero, ma di una crisi permanente a livello mondiale.
L’anidride carbonica come possibile soluzione
Per fermare l’avanzata dei deserti, i ricercatori propongono alcune soluzioni tra cui pianificare interventi su misura per le aree più a rischio, piantare alberi nativi che consumano poca acqua e creare barriere verdi protettive. Ma il fattore più sorprendente riguarda il ruolo della CO2. Questo gas, infatti, nonostante sia il principale responsabile del cambiamento climatico, potrebbe rallentare l’espansione delle zone aride. Quando la concentrazione di CO2 è elevata, i microscopici pori chiamati stomi presenti sulla superficie delle piante si chiudono parzialmente, riducendo la traspirazione e di conseguenza la perdita di acqua.
Trattenendo più liquidi al loro interno, le piante lasciano una maggiore quantità di umidità nel terreno. Questo fenomeno contrasta localmente l’inaridimento del suolo, agendo come uno scudo temporaneo contro la siccità estrema.
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