28.10.2026
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Economy

Bollo auto, i risparmi del Pnrr come copertura. Dal Piano i 2,3 miliardi per le Regioni


La decisione è arrivata all’ultimo. Ancora nel primo pomeriggio, intercettata dai cronisti in Senato, la sottosegretaria all’Economia, Sandra Savino, parlava dell’abolizione del bollo come della battaglia di Forza Italia per la prossima manovra. Alla fine il governo non ha aspettato la fine di ottobre e il disegno di legge di Bilancio per tirare fuori dal cilindro un intervento dal sapore berlusconiano, che riecheggia l’impegno a cancellare l’Ici lanciato dal Cavaliere durante la campagna elettorale del 2006. D’altronde la manovra o il decreto fiscale che di solito accompagna il testo della legge di Bilancio sembravano i provvedimenti più adatti a mettere in campo la cancellazione del balzello che grava sugli automobilisti.

Al momento di stendere il testo della manovra, infatti, il governo avrà anche un quadro più chiaro degli spazi entro cui muoversi, tra flessibilità Ue per le spese in difesa ed energia e la possibile uscita anticipata dalla procedura europea per disavanza nel caso, tra una settimana, Eurostat dovesse rivedere al ribasso il dato sul deficit 2025, certificando il rientro sotto il parametro Ue del 3%. La prospettiva è tutt’altro che remota. È «senz’altro una possibilità», ha detto ieri il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, parlando con Bloomberg. Per stessa ammissione del ministero dell’Economia, la cancellazione del bollo auto nel 2027, di cui beneficeranno 14,5 milioni di automobilisti e che riguarderà tutte le moto e oltre il 70% delle auto, è arrivata in modo sofferto. A sostegno dei desiderata della maggioranza è arrivato però il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

È dalle economie sui prestiti e sui contributi a fondo perduto del Pnrr che è stato possibile recuperare 2,3 miliardi, necessari a compensare le Regioni del mancato gettito del bollo. In pratica, decorsa la scadenza del 30 giugno 2026 e accertate le risorse sulle quali non sussistono obbligazioni giuridicamente vincolanti e non necessarie per il conseguimento degli obiettivi Piano, oggetto di rendicontazione all’Unione europea, queste risorse si possono utilizzare. Fuori sacco, nell’ultima ora prima del cdm, sono così entrati l’abolizione del bollo e 280 milioni in più per le borse di studio universitarie. Da mesi il governo è al lavoro per reperire le copertura a sostegno di cittadini e imprese nel mezzo delle tensioni sui prezzi dei carburanti causate del conflitto in Medio Oriente e dalle strozzature nei transiti chiave per il passaggio del gas e delle petroliere. Il susseguirsi di proroghe per gli sconti sui prezzi al distributore iniziate amarzo, costato oltre 2,7 miliardi, è stato finanziato a seconda dei decreti ricorrendo a tagli dei ministeri (700 milioni circa), fondi del Mef, extragettito Iva quando sufficiente, la richiesta di una anticipazione delle imposte sui dividendi per gli energetici.

L’ECOFIN

La situazione internazionale, tuttavia, sembra al momento remare contro le esigenze di bilancio. Il petrolio, sia il Wti riferimento del greggio statunitense, sia il Brent del Mare del Nord, sono sopra i100 dollari al barile. Un quadro serio che induce Roma a sollecitare un’azione europea contro i rincari. Sarà uno dei temi sul tavolo dell’Ecofin, la riunione dei ministri delle Finanze europei, in agenda con l’Eurogruppo tra venerdì e sabato. L’ipotesi è che anche altri Paesi si uniscono alla lettera inviata a metà luglio da Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna per chiedere un approccio comune alla crisi, all’approvvigionamento delle forniture per studiare un’eventuale tassa sugli extraprofitti degli energetici. Ipotesi finora rimandata almittente da Bruxelles, rimandando le scelte alle singole capitali. In Italia è argomento di dibattito e si accompagna alle pressioni leghiste per chiedere nuovamente un contributo alle banche, con unprelievo del 5%sugli utili.

LE PROPOSTE

La cesta delle idee della prossima manovra è già piena, a partire dalla possibile aliquota di favore, al 5%, per gli aumenti di stipendio dei giovani e dall’estensione fino a 60mila euro della seconda aliquota Irpef, quella al 33%. In mezzo l’introduzione di una forma di cashback per le spese sanitarie, che permetta di utilizzare le detrazioni nell’anno in cui sono stati sostenuti i costi e non in quello successivo. O ancora la possibilità per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 di andare in pensione a 64 anni, sfruttando una parte del Tfr per integrare l’assegno minimo e con un ricalcolo contributivo degli importi. Nel conto ci sarebbe poi la rivalutazione delle pensioni all’inflazione, che, considerata la corsa del caro-vita, potrebbe arrivare a costare circa 10 miliardi di euro.  


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