Ricordi e sorrisi. Il momento più gustoso, a detta di uno dei partecipanti al pranzo a Villa Certosa, la proverbiale reggia di Berlusconi in Sardegna, è stato quando dopo il pranzo per il Cavaliere che avrebbe compiuto ieri 90 anni il suo medico personale in terra sarda — Settimo Nizzi, anche sindaco di Olbia — ha raccontato una storiella. Questa: «Una volta il Presidente mi disse: giorni fa ho aperto i cancelli del mio parco a un gruppo di pensionati. Sono andati nella parte dove coltivo 120 piante medicinali. Su una c’era scritto Viagra e se la sono mangiata tutta».
Silvio era fatto così. Ironico e bonariamente esagerato, come si sa. Ma il pranzo di ieri è stato sobrio. Sono avanzate decine di bottiglie di champagne. E l’atmosfera — con i figli Luigi ed Eleonora (secondo l’agenzia AdnKronos non c’erano Marina, Pier Silvio né Barbara), i 15 nipoti del Cav, gli amici di una vita, con Marta Fascina per una volta in blu marinaro (vestito lungo) e non in nero vedovile, e persino con Veronica Lario, sempre a quanto riferisce l’AdnKronos — è stata quella di un petit déjeuner sur l’herbe, più o meno. Tanto affetto per il beniamino di questa piccola folla quasi senza politici. Così come Geronimo La Russa, figlio di Ignazio, che è amico di tutti i Berlusconi, e Matteo Perego che ha con Luigi un sodalizio forte (è stato suo testimone di nozze) e ora è il candidato sindaco di Milano per gli azzurri.
Proprio Luigi, il minore dei figli del Cav e quello che più ha frequentato in questi ultimi anni La Certosa, guida l’ultima passeggiata nel parco di questa residenza venduta allo sceicco Al Thani per 350 milioni e presto trasformata in un resort extra lusso.
Qualcuno di loro ha scherzato: «Papà voleva più bene a noi o ai suoi adoratissimi cactus?».
L’intera compagnia, con Gianni Letta, Confalonieri, Galliani, Dell’Utri, Paolo Berlusconi e i pochi altri, è arrivata a bordo di due jet privati a Olbia, poi i van neri diretti alla villa di Porto Rotondo, una messa per Silvio, il pranzo tricolore — mozzarelle, pomodori e basilico le pietanze regine, come piaceva a Silvio — e senza il finto vulcano che erutta o altri giochi pirotecnici da strasilvio. Lo sguardo dei presenti è anche futuro.
Resta in piedi infatti l’idea di dedicare una parte di Villa San Martino ad Arcore, dove vive Marta, a luogo della memoria del Cavaliere.
Il museo
Una sorta di museo accessibile con visite private e ben selezionate, per far conoscere la ricchezza non solo materiale ma anche ideale di Berlusconi: migliaia di libri, saggi e biografie di leader storici come Churchill, De Gaulle, De Gasperi, più gli statisti greci e romani. E di questo suo mondo culturale si è parlato ieri a Roma in occasione della presentazione, alla libreria Gangemi a via Giulia, di «Berlusconi umanista», opera di Francesco Giro con prefazione di Antonio Tajani. Letta ha mandato un saluto. L’attuale leader di Forza Italia sempre ieri, all’Europarlamento di Bruxelles, ha chiamato tutti a raccolta per celebrare sempre «la nostra bussola».
Ossia il Cav che è stato — parola del numero uno di Forza Italia — «un grande leader occidentale e europeista». E ancora una festa per il caro estinto. Ma in stile pop questa volta. A Napoli, regia di Martusciello e Gasparri. Nella scenografia allestita alla Mostra d’Oltremare, spicca sul dolce di 12 chili (panna, crema chantilly e fragoline) la foto del Cavaliere che pulisce la sedia di Travaglio nello studio tivvù di Santoro.
Nel kit per gli ospiti, magliette bianche con le frasi più note pronunciate dall’ex premier, a cominciare dal celebre: «Mi consenta» ma anche «Siete ancora, come sempre, dei poveri comunisti». Ad accogliere tutti sulle scale della sala Italia un cartonato ad altezza naturale dell’ex premier, accanto a un enorme numero 90 bianco e la scritta «Berlusconi Happy Birthday». Qualcuno prova a intonare «Meno male che Silvio c’è», ma non bisogna esagerare, e quindi non si eccede nei cori anche perché l’eccesso di enfasi potrebbe stridere con la misura e il glam del pranzo di famiglia a Porto Rotondo, dove la colonna sonora, quasi sussurrata, è stata quella delle canzoni francesi predilette dall’ex padrone di casa.
Nella reggia sarda, poche conversazioni politiche. Ma entrando in villa, Dell’Utri, che aiuta la sua camminata con un bastone («Eh, l’età…»), parla a qualcuno che gli telefona: «Se Berlusconi fosse in vita, la guerra in Ucraina sarebbe già finita. Lui avrebbe convinto Putin a interrompere l’invasione perché questo conflitto non conviene a nessuno». Alle questioni internazionali, si preferiscono, per il novantesimo, gli orizzonti sardi. Gli amici ricordano che guardando il mare dalla sua villa più amata, Berlusconi diceva: «Qui mi sento come Garibaldi a Caprera». In realtà quello dell’Eroe dei Due Mondi non fu un esilio ma un ritiro volontario nella sua isola, dove poi sarebbe morto il 2 giugno 1882.
Ma l’importante è il mood che Silvio riusciva a sentire in questo luogo. E i suoi intimi, ieri, hanno cercato di riprodurre proprio quell’estasi.
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