29.10.2026
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Economy

Berlino e Pechino riannodano i fili. Germania testa di ponte dello yuan


Da una parte il cancelliere tedesco Friedrich Merz attacca Pechino, accusandola di tenere sistematicamente basso il valore della propria moneta. Il leader cristiano-democratico è anche in prima linea nel denunciare la distorsioni alla concorrenza che stanno colpendo duro l’industria dell’auto tedesca.

Dall’altra Berlino sta diventando il ponte per le aziende che con lo yuan vogliono conquistare fette di mercato nella Repubblica popolare e lì continuare a installarsi per intercettare i consumatori d’Oltremuraglia. L’export della prima manifattura europea verso la seconda potenza mondiale, infatti, sta subendo battute d’arresto.

Non a caso proprio Deutsche Bank è stata scelta da Pechino come il primo istituto europeo a poter fare da banca di compensazione per le transazioni in yuan. Di fatto diventerà un punto di collegamento con i sistemi di pagamento della Repubblica popolare, diventando una porta d’accesso al mercato finanziario cinese onshore, quindi non soltanto attraverso Hong Kong.

Un modo per il renminbi, questo il nome ufficiale della valuta cinese, «la moneta del popolo», di provare a scalare posizioni nella classifica delle divise più utilizzate al mondo, dominata, dicono i dati Swift, dal dollaro e in seconda battuta dall’euro.

Negli anni l’istituto di Francoforte si è contraddistinto come uno dei più attivi sul fronte dello yuan.

Che la Germania guardi ancora con attenzione alla Cina lo dimostra la propensione delle imprese tedesche a indebitarsi in yuan. Ancora una volta è Deutsche Bank a dare lo spaccato della situazione. I colossi automobilistici e altre grandi aziende tedesche, negli ultimi anni, hanno optato per l’emissione di Panda Bond, come sono chiamate le obbligazioni denominate in renminbi.

Lo scorso maggio Volkswagen ha emesso il suo quinto Panda Bond raccogliendo 3 miliardi di renminbi (circa 384 milioni di euro). Prima della casa automobilistica, quest’anno si era già mosso il colosso della chimica Basf e soprattutto Deutsche Bank, che in due collocamenti ha raccolto 8,5 miliardi di yuan. Tra le grandi realtà ad aver optato per indebitarsi dentro la Repubblica popolare per finanziare le proprie attività del Paese ci sono poi la Bayer, Mercedes-Benz, la Bmw.

La strategia

«Ciò che è iniziato come un’emissione selettiva si è evoluto in una tendenza di finanziamento più ampia, che riflette sia la presenza industriale di tali aziende in Cina sia la crescente maturità dei Panda Bond come prodotto, ormai sempre più parte integrante delle strategie di tesoreria delle principali multinazionali tedesche», scrive Deustsche Bank.

E al Drago guarderebbero anche i marchi dell’automobile. Almeno secondo le indiscrezioni circolate nei mesi scorsi. Un modo anche per le case cinesi di evitare i dazi europei sulle auto elettriche importate. In pratica la Germania condividerebbe con i marchi d’Oltremuraglia linee produttive e impianti. Produrre in Germania, quanto si produceva in Cina per i cinesi.


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