29.10.2026
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Politics

Val di Susa, Askatasuna, Bologna il 60% in più di agenti feriti


ROMA È l’anno della stretta sui rimpatri e sugli sbarchi e il governo ha il conforto dei numeri per «venderla» in vista della campagna elettorale: un migrante su due, rispetto agli uomini e le donne che hanno tentato la traversata Mediterraneo nel 2025, ha rinunciato a partire. Ma è anche l’anno delle piazze violente, della guerriglia urbana che lascia a terra feriti e a pagare il prezzo più alto sono gli agenti in servizio. Torino, Bologna, Val di Susa. È un conteggio bellico quello rivelato dal rapporto sulla sicurezza del Viminale pubblicato oggi. Centotrentasei uomini e donne in divisa rimasti feriti negli scontri, più 61,90 per cento rispetto all’anno precedente.

La spirale

Le molotov, i razzi, le pietre e le camionette incendiate in Val di Susa, al corteo No-Tav tra i cantieri di Chiomonte e San Didero, a fine luglio. Ancora, gli scontri di piazza davanti alla prefettura di Bologna, pochi giorni prima, per la morte di Abderrahim Fakir, il cittadino di origine marocchina morto fra le mani degli agenti intervenuti per fermarlo. E poi Askatasuna, Torino, gennaio, feriti civili e in uniforme, una città messa a ferro e fuoco. Istantanee di una spirale. Il rapporto apre uno spaccato per certi versi inedito sull’ordine pubblico.

Dove la stretta sui controlli — evidenziata dal governo a suon di percentuali e numeri sui reati, la violenza di genere, gli omicidi, i traffici illegali di esseri umani tutti a ribasso — convive con una società scossa da un fremito di violenza e rabbia in più. Ed ecco Matteo Piantedosi, nell’incipit del documento, promettere che il «diritto a manifestare» sarà sempre difeso «nonostante le continue aggressioni da parte di violenti e professionisti del disordine».

Funziona la prevenzione, se è vero che le manifestazioni «critiche» sono calate drasticamente nel primo semestre — 169, solo il 2,4% — complice il giro di vite normativo approvato dal governo fra le polemiche delle opposizioni e sotto lo sguardo attento del Quirinale, vedi alla voce fermo preventivo.

A far la parte del leone sono i dati sulla criminalità. In calo verticale, stando ai prospetti resi pubblici dal ministero. Rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente: -15,3% di omicidi volontari, -11,4% di furti, rapine e violenze sessuali calano rispettivamente del 12,3% e del 7,1%. Violenza di genere e femminicidi: «Meno 37 per cento vittime di sesso femminile». E chissà se questi numeri arriveranno sulla scrivania, anzi nell’ufficio di comando del generale Roberto Vannacci, che di femminicidio non vuole parlare e cavalca l’emergenza sicurezza. Mentre Piantedosi scrive che l’Italia «si conferma come uno dei luoghi più sicuri al mondo». E smonta l’emergenza a suon di cifre.

La stretta

I rimpatri? Aumentano del 34%. Anche se per la grande maggioranza sono rimpatri volontari assistiti (in aumento dell’87%). Tra tanti «meno» qualche segno più a dimostrare la mano ferma sulla sicurezza. Da quando Giorgia Meloni ha messo piede a Palazzo Chigi: 6101 alloggi liberati, 313 sgomberi, quasi 46mila assunzioni nelle forze dell’ordine.

È fredda aritmetica ma diventerà caldissima sotto elezioni e c’è da scommettere che le slides del Viminale sull'»Italia sicura» scorreranno alla festa per il record di longevità del governo il 4 settembre a Bari. «Il ministero dell’Interno è impegnato ogni giorno per garantire sempre maggiori condizioni di sicurezza e vivibilità ai cittadini» scrive Piantedosi. E non suona davvero come un ministro dimissionario e rassegnato, come vorrebbe la curva leghista che a giorni alterni intona il coro «Salvini al Viminale».


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