28.10.2026
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Zichichi, il fisico che non credeva nel caos


Una mente eclettica, geniale, per certi versi un visionario, certamente un precursore della figura dello scienziato impegnato a difendere principi etici. Due le frasi che amava ripetere Antonino Zichichi a chi gli chiedeva come fosse possibile immaginare la mano di Dio nelle leggi della fisica o all’inizio della vita sul pianeta.

La prima: «Siamo figli di una logica e non del caos». La seconda: «Non c’è una sola scoperta scientifica che possa portare alla negazione di Dio». Il celebre fisico italiano scomparso di recente a 97 anni non passerà alla storia solo per le sue fondamentali ricerche nell’ambito della fisica nucleare e subnucleare. Perché Zichichi è stato molte cose: autore della scoperta dell’antideutone, della determinazione della costante di accoppiamento delle interazioni deboli e del momento magnetico anomalo del muone, oltre ad essere stato autore di numerosi studi sulla struttura elettromagnetica del protone. Tutte intuizioni scientifiche importantissime. Tuttavia nella sua lunga carriera si è spinto ben oltre i suoi ambiti e col tempo ha finito per assumere un ruolo di primo piano nello sviluppo della cultura etica e filosofica del secondo Novecento.

L’IMPEGNO
Nato a Trapani nel 1929, a 36 anni divenne titolare della cattedra di fisica superiore all’Università di Bologna. Parallelamente all’insegnamento ha coltivato sin dall’inizio un dialogo costante tra scienza e fede, interrogandosi sul mistero della Creazione e sul rapporto tra immanente e trascendente. Proprio questo impegno lo avvicinò a tre pontefici – Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco – e lo portò a far parte della Pontificia Accademia delle Scienze insieme a numerosi premi Nobel. A lui si deve, tra l’altro, l’avere convinto Wojtyla a rivedere l’assurda condanna a Galileo Galilei.
Tra le sue opere divulgative si ricordano L’infinito (1988) e Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo (1999). In uno dei suoi ultimi libri, La bellezza del Creato, scriveva che «tutto ciò che sappiamo sulla bellezza del Creato nasce dallo studio delle moderne Pietre Galileiane nel corso degli anni che vanno dalla scoperta dell’elettrone (1897) ai nostri giorni. Galilei cercava nelle Pietre le impronte del Creatore. Avrebbe potuto trovare il caos. Scoprì invece le prime leggi fondamentali…». Zichichi da intellettuale cattolico convinto, sosteneva che l’immensità della creazione trovava conferma nelle certezze della scienza, antidoto alle paure nate dall’ignoranza. Naturalmente quest’approccio gli attirò critiche ferocissime ma non per questo si spaventò. Anzi, egli non ebbe mai timore a rappresentare alla comunità scientifica una visione alternativa.
 

I RICONOSCIMENTI
Autore di oltre 1.100 lavori scientifici, con sette scoperte, cinque invenzioni e diverse idee originali nella fisica delle alte energie, nel 2001 ricevette il premio Enrico Fermi. Tra le onorificenze, quella di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana (2003) e la Medaglia d’oro ai benemeriti della scienza e della cultura (2001). Un suo cruccio è non avere mai avuto il Nobel. In Vaticano la sua scomparsa è stata ricordata con una riflessione sulla sua ricerca di frontiera e sui suoi rapporti tra scienza, etica e pace, intrecciati al dialogo con la Chiesa. «Scoprire una verità scientifica è come mettersi a colloquio con il Creatore», ripeteva spesso ai suoi studenti e ai giornalisti.
 

IL PERCORSO
La sua carriera scientifica ebbe inizio a Palermo; appena laureato fu chiamato a collaborare con i principali centri internazionali, dal Cern di Ginevra al Fermilab di Chicago. Nel 1965 guidò il gruppo che per primo mise a fuoco l’antideutone, contribuendo all’evoluzione della fisica subnucleare. Dal 1986 fu direttore del World Lab, associazione fondata con Isidor Isaac Rabi per sostenere i progetti scientifici nei Paesi in via di sviluppo. Ha inoltre presieduto l’Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), l’Eps (European Physical Society) e la Wfs (World Federation of Scientists).
È poi ricordato tra gli iniziatori dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso (avviati nel 1980) e della nascita, a Erice nel 1963, del Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana”, concepito come luogo di confronto internazionale dove furono ospitati i famosi seminari internazionali “Scienza per la Pace”, dedicati ai rischi della guerra nucleare. Zichichi insisteva sulle responsabilità etiche della ricerca; da quegli incontri scaturì il “Manifesto di Erice”, sottoscritto da figure come Paul Dirac e Piotr Kapitza.
Zichichi ha inoltre presieduto il Comitato Nato per le tecnologie di disarmo e ha rappresentato la Comunità europea nel comitato scientifico del Centro Internazionale di Scienza e Tecnologia di Mosca. Per lui la scienza era servizio, un terreno dove ci si doveva chiedere non solo «come», ma anche «perché», in un orizzonte diverso. Diverso perché univa conoscenza, responsabilità e apertura al trascendente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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