29.10.2026
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Politics

vincono Salvini e Sardone, il verdetto dei gazebo


Per difendersi dall’assedio interno, Matteo Salvini torna a casa. A Milano, dove la sua leadership è nata e si è consolidata. Nella due giorni di primarie organizzate dalla Lega per sondare il nome del candidato sindaco in vista delle amministrative del 2027, il nome più votato è stato il suo. Subito dietro quello di Silvia Sardone, europarlamentare e vicesegretaria federale del Carroccio.

Un risultato che conferma come, almeno nella sua città, il richiamo del “capitano” resti ancora decisivo.

Anche perché proprio Sardone è il profilo che lo stesso Salvini aveva indicato, prima della chiusura dei gazebo, come possibile carta del partito per Palazzo Marino: «Un sindaco che mi piacerebbe si chiama Silvia Sardone. Conosce e ama Milano».

Il segnale arriva in un momento tutt’altro che semplice per il leader leghista stretto tra la pressione esterna di Roberto Vannacci, oggi alla guida di Futuro Nazionale, fresco del sorpasso nei sondaggi sul suo ex partito. Dall’altra il fronte dei governatori del Nord, convinti che serva una sterzata per riportare la Lega alle sue origini, guardando al modello federale.

Il verdetto leghista su Salvini

Lo spoglio di via Bellerio, ha dimostrato che tra i desiderata dei milanesi per il futuro sindaco di Milano c’è anche il segretario della Lega. Salvini ha sempre ribadito il suo attaccamento alla città: «Io sono milanese, Milano è la città più importante e più bella del mondo. Oggi però è ferma, rischia di diventare una boutique per chi se la può permettere».

Nato politicamente proprio a Milano, il leader leghista ha costruito gran parte della propria carriera all’ombra della Madonnina. Consigliere comunale a soli vent’anni, europarlamentare e poi segretario federale della Lega, il vicepremier continua a considerare il capoluogo lombardo uno dei terreni decisivi per misurare la forza del partito. La sua candidatura a sindaco appare tuttavia improbabile. 
Tant’è che già prima dell’esito delle primarie leghiste per Milano, Salvini aveva già chiarito che non avrebbe corso per Palazzo Marino – «Se uscirà il mio nome ringrazierò i militanti» – ricordando l’impegno di governo – «Fino all’ultimo giorno utile faccio il ministro» – ma garantendo l’unità del centrodestra «a Milano come a Roma».

Il voto dei gazebo milanesi arriva in un momento tutt’altro che positivo per la sua leadership.  Tra malumori nella base, segnali di insofferenza interna, striscioni anonimi che evocano Luca Zaia come possibile alternativa alla guida del partito. In questo equilibrio fragile per Salvini  la fiducia dei leghisti milanesi è un messaggio politico. Un modo per misurare, ancora una volta, la sua tenuta nella città di origine mentre il resto del perimetro leghista si muove in ordine sparso.

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Chi è Silvia Sardone

Europarlamentare della Lega dal 2019 e vicesegretaria federale dal maggio scorso. Bocconiana, laurea con lode in Giurisprudenza nel 2007, dottorato in relazioni del lavoro a Modena e Reggio Emilia nel 2011, pratica in uno studio milanese. Prima di entrare nella Lega, nel 2018, Sardone era già dentro la politica milanese: nel 2006 viene eletta nel Consiglio di Zona 2 con Forza Italia, poi confermata nel 2008 con il Popolo della Libertà.

Resta nei palazzi della città fino al 2016, costruendosi un profilo soprattutto sui temi di sicurezza e amministrazione urbana. Poi, il salto con il Carroccio e l’approdo a Bruxelles. 
Ora il suo nome entra nella partita per Milano, spinto direttamente da Salvini. Un’investitura che Sardone ha raccolto con cautela: «Mi onora, ma servirebbero le primarie di coalizione. Se il mio partito è d’accordo io corro, altrimenti decideranno i leader».

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E in effetti, il nodo non riguarda la Lega ma il perimetro del centrodestra, dove il nome di Sardone non scalda gli alleati. In Forza Italia, il coordinatore lombardo Alessandro Sorte ha liquidato la questione con una battuta che è già un messaggio politico: «Non è la “sardonizzazione” del centrodestra che ci fa vincere Milano».

E anche Fratelli d’Italia guarda altrove, verso un profilo più condiviso, con il nome di Maurizio Lupi che resta sullo sfondo, forte anche dell’attenzione di Ignazio La Russa.
Alleati che però concordano con l’europarlamentare leghista su un punto: a decidere chi sarà il prossimo candidato sindaco della città saranno le primarie di coalizione.


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