Trasferire milioni di euro senza aspettare l’apertura dei mercati. Regolare un pagamento nel momento esatto in cui la merce viene consegnata o un titolo passa di mano. Ma anche costruire operazioni finanziarie complesse che prevedono processi simultanei. È la promessa della finanza on-chain, quella in cui il denaro diventa un token su blockchain.
Dopo aver inseguito Usa e Cina sullo sviluppo delle stablecoin, l’Europa cerca una sua strada. E lo scorso 14 ottobre, la banca centrale dei Paesi Bassi ha autorizzato Qivalis a operare come istituto di moneta elettronica. La società con sede ad Amsterdam potrà così emettere token di moneta elettronica denominati in euro: mancano gli ultimi adempimenti normativi, ma il debutto è atteso all’inizio dell’anno prossimo.
Qivalis è partecipata da 37 banche di 15 Paesi europei: da Bnp Paribas a Ing, da Unicredit a Intesa Sanpaolo, passando per Abn Amro, Rabobank, Bbva, Banca Sella e Bper. D’altra parte, perché una moneta digitale sia davvero utile, serve una rete di banche, imprese e operatori pronti ad accettarla e utilizzarla. La stablecoin europea, quindi, non punta a sostituirsi alle banche nel rapporto con i clienti, ma a costruire un livello tecnologico sul quale gli intermediari potranno sviluppare servizi per imprese e utenti.
Il meccanismo
Il meccanismo di base è semplice: una stablecoin è un token progettato per mantenere un valore stabile rispetto a una valuta tradizionale. Nel caso di Qivalis, il token sarà denominato in euro e dovrà essere rimborsabile alla pari, nel rispetto delle regole europee e degli obblighi applicabili. Non sarà dunque una criptovaluta il cui prezzo oscilla in funzione della domanda e dell’offerta, come Bitcoin.
Il vantaggio sul fronte dei pagamenti emerge quando il trasferimento deve avvenire oltre i confini dei circuiti tradizionali, integrarsi con altri sistemi finanziari o essere collegato automaticamente a un evento. Per un impresa che deve trasferire denaro a un fornitore fuori dall’Europa tempi e costi possono variare a secondo dei Paesi e degli istituti coinvolti: una stablecoin in euro consente trasferimenti tempo reale a costi certi. Con impatti positivi sulla gestione della liquidità. Inoltre, attraverso gli smart contract, un pagamento può essere collegato a un’operazione commerciale o finanziaria.
Una stablecoin in euro, però, ha anche una motivazione strategica. A maggior ragione in un mercato dominato dai token denominati in dollari. Per questo l’ad di Qivalis, Jan Oliver Sell ha più volte sottolineato che se una parte crescente delle transazioni finanziarie si sposta sulla blockchain, anche l’euro deve poter circolare nativamente in quell’ambiente. Altrimenti imprese e intermediari rischiano di dover ricorrere a strumenti denominati in dollari anche quando l’operazione economica riguarda attività europee.
La distinzione
La partecipazione di 37 banche dovrebbe aiutare Qivalis a superare uno dei principali ostacoli allo sviluppo delle stablecoin in euro: la mancanza di una rete sufficientemente ampia di utilizzatori e controparti.
Per il mercato, però, è cruciale non confondere Qivalis con la l’euro digitale della Bce: il primo è un token di moneta elettronica emesso da una società privata autorizzata e rimborsabile alla pari; il secondo sarà moneta di banca centrale, con finalità e caratteristiche differenti. E arriverà nel 2029, quando le banche Ue avranno costruito una propria infrastruttura per i pagamenti e il regolamento degli asset digitali.
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