29.11.2025
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Fashion

«Vado alla ricerca della leggerezza nella complessità»


La mano da scultore e lo sguardo da poeta, Shavarsh Hakobian racconta il potere del contrasto: tra la durezza del metallo e la fragile trasparenza delle ali, tra la precisione del tratto e l’imperfezione dell’anima, tra ciò che è destinato a durare e ciò che svanisce in un attimo. È in questo spazio sottile: «una zona di confine tra forza e debolezza», come ama definirla lui stesso che nasce il suo lavoro, un gioiello inteso come pensiero prima che come oggetto.

Nato a Yerevan, in Armenia, nel 1982, cresce in un contesto in cui la disciplina sportiva sembrava il destino naturale. Poi un disegno improvvisato, un gesto fatto senza intenzione, diventa il primo segnale di un cambio di rotta. È durante i suoi studi alla Yerevan Academy of Fine Arts che si imbatte nella lavorazione dei metalli. Una scoperta folgorante. «Tutto mi affascinava», ha ricordato il creativo. «Ho capito all’istante che quel mondo sarebbe stato la mia vita».

Da allora la trasformazione della materia è diventata la sua forma di linguaggio. Nel 2008 inizia a firmare i suoi pezzi con il proprio nome, scegliendo un percorso autonomo che lo porta a costruire un’estetica riconoscibile, fatta di movimento controllato, leggerezza apparente, ricerca di armonie inaspettate.


I CANONI

I suoi gioielli non seguono il canone tradizionale della gioielleria. Sono micro-sculture indossabili, spesso realizzate in pezzi unici o in serie limitate. Oro, argento e pietre preziose convivono con materiali che di solito non appartengono al vocabolario dell’oreficeria: legno levigato, organza, paglia intrecciata, seta, elementi vegetali e perfino ali di farfalla. Scelte che non nascono dal desiderio di stupire, ma dal bisogno di catturare ciò che è effimero e fragile, fissandolo in una forma durevole.

«Usare un solo materiale sarebbe come parlare una lingua sola. Io ho bisogno di più registri, più sfumature. La complessità non mi spaventa: cerco la leggerezza dentro la complessità. »

È una dichiarazione che riassume perfettamente la sua poetica: costruire equilibrio attraverso la tensione.


LA TECNICA

Il suo metodo di lavoro unisce tecnica e intuizione. Hakobian disegna, modella la cera, ascolta la reazione della materia, come se la creazione fosse un dialogo e non un’imposizione. Ogni forma nasce da un’osservazione lenta. Il processo è parte integrante dell’opera: non c’è un’esecuzione automatica, ma un ascolto continuo. Le sue ispirazioni sono molteplici e non sempre riconducibili a un’unica tradizione estetica. Le arti popolari armene, con i loro motivi ricorrenti, ritornano come tracce sottili. E, soprattutto, la natura. Molte sue creazioni rivelano dettagli che si scoprono solo nel tempo: piccoli incavi, giunture invisibili, sovrapposizioni che emergono con la luce. Nel 2023 arriva una tappa importante: Hakobian viene selezionato come Emerging Talent a GemGenève, una piattaforma internazionale che dà visibilità ai nuovi protagonisti della gioielleria d’autore. Un riconoscimento che non solo premia la qualità tecnica del suo lavoro, ma ne conferma la rilevanza culturale all’interno di un settore che oggi cerca voci capaci di rinnovarne i confini.


La sua è una ricerca che non vuole replicare la perfezione: vuole tradurre emozioni in forma, far convivere ciò che è destinato a dissolversi con ciò che è fatto per rimanere. Le ali di farfalla, elemento che ritorna spesso nelle sue opere, non sono un vezzo estetico. Rappresentano l’idea stessa di trasformazione, di metamorfosi, di vita che cambia stato. Ogni gioiello è, prima di tutto, un ponte. Tra memoria e futuro, tra corpo e materia, tra gesto e significato. Hakobian non crea ornamenti: crea microcosmi. E ogni microcosmo è un invito a guardare meglio, a vedere oltre la superficie, a concedersi il lusso dell’attenzione.


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