28.10.2026
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Economy

Usa, T-Bond ai massimi. Warsh alla prova dei tassi


Il rendimento dei Treasury a 10 anni ha toccato il 5,041% questa settimana, il livello più alto da luglio 2007. Il trentennale è salito al massimo da giugno 2007. Gli investitori chiedono un compenso più alto per detenere debito americano: temono l’inflazione, i deficit federali e la quantità di titoli che il mercato deve assorbire ogni mese. È in questo clima che la Federal Reserve decide oggi sui tassi.

La riunione

Fino a pochi giorni fa la riunione sembrava una formalità: i tassi sarebbero rimasti fermi tra il 3,5% e il 3,75%, dove il comitato li aveva lasciati a luglio con un voto spaccato, 9 a 3. Poi sono arrivati i dati sui prezzi di agosto. L’indice dei prezzi al consumo è salito del 3,4% su base annua, sopra le attese, e la componente core è cresciuta dello 0,3% nel mese. I future ora prezzano una probabilità del 90% di un rialzo di 25 punti base mercoledì, il primo in tre anni. C’entra anche il petrolio. Il Brent è sopra i 107 dollari al barile dopo che l’Arabia Saudita ha chiuso l’oleodotto East-West, colpito da attacchi con droni. La rotta portava 7 milioni di barili al giorno, l’alternativa allo Stretto di Hormuz.

Secondo l’analisi di Violeta Todorova, analista di Leverage Shares, la chiusura ha tolto al mercato globale tra il 4 e il 5% dell’offerta di greggio, e se la produzione resta bassa il Brent potrebbe arrivare a 120 dollari. Per la Fed è un problema diverso da un eccesso di domanda: è uno shock dal lato dell’offerta, che alzare i tassi non risolve. Ma resta uno degli strumenti per evitare che i prezzi dell’energia finiscano per contagiare le aspettative di inflazione di lungo periodo, e questo, scrive Todorova, spiega perché il comitato ha cambiato posizione così in fretta.

Per Kevin Warsh però la situazione è sempre più complessa visto che Donald Trump lo aveva nominato alla guida della Fed a gennaio proprio per ottenere tagli rapidi ai tassi. Warsh, che aveva già fatto parte del board della banca centrale tra il 2006 e il 2011, era considerato più vicino alla Casa Bianca rispetto al predecessore Jerome Powell. Sette mesi dopo dovrà spiegare agli stessi mercati, e allo stesso presidente, perché la sua prima vera decisione da presidente della Fed è un rialzo, non un taglio.

La domanda che conta di più riguarda cosa dirà Warsh dopo la decisione di stasera. Un aumento isolato, giustificato da uno shock energetico temporaneo, è diverso da un segnale che apre un nuovo ciclo di rialzi: nel primo caso i mercati assorbono la notizia in fretta, nel secondo si preparano a un anno di credito più caro.

I precedenti

Wells Fargo Investment Institute calcola che tassi più alti insieme al petrolio caro colpiscono le azioni su due fronti: aumentano il tasso con cui gli utili futuri vengono scontati oggi e riducono il potere d’acquisto dei consumatori. La storia recente offre un punto di riferimento: nei precedenti cicli di rialzo, le Borse hanno impiegato in media dai sei ai dodici mesi per recuperare dopo il primo aumento. Martedì più di 350 titoli dell’S&P 500 sono scesi e il Dow Jones ha perso l’1% in attesa della decisione.

Non tutti si aspettano una stretta prolungata visto che l’inflazione resta comunque più bassa del picco del 9% del 2022. Ma il rendimento dei Treasury a lungo termine non dipende solo dalla decisione di mercoledì. Riflette anche il rischio fiscale legato al debito pubblico che il Tesoro deve continuare a collocare sul mercato ogni mese. Il segretario Scott Bessent ha testimoniato martedì al Congresso, nello stesso giorno in cui i rendimenti restavano ai massimi da diciannove anni.


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