29.10.2026
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Science

«Usa possono usare nostre basi»


di Mauro Evangelisti

«Il conflitto in Iran potrebbe durare quattro settimane» avverte Trump in un’intervista al Daily Mail. A Teheran anche ieri sera si sono sentiti, potenti, i boati delle esplosioni, il portavoce dell’Idf (le forze armate israeliane) sostiene: «Ormai sull’Iran possiamo volare e colpire liberamente». Come dire: le difese antiaeree iraniane sono state in gran parte distrutte. Secondo un’agenzia di stampa locale, l’ospedale Gandhi, nel Nord della capitale, è stato centrato «dai bombardamenti israeliani e americani». Danni anche all’edificio della tv di stato. Proprio il segnale della televisione iraniana è stato hackerato e sono stati trasmessi discorsi di Trump e Netanyahu. E sale a 165, secondo le autorità locali, il bilancio delle vittime del raid sulla scuola primaria femminile nel Sud dell’Iran.

Le parole di Trump

Trump ha annunciato: «Abbiamo distrutto nove navi da guerra, stiamo annientando la loro Marina». Raso al suolo in cenere il quartier generale delle Guardie rivoluzionarie. Ma anche la Repubblica islamica non frena la sua ritorsione: un missile balistico ha raggiunto una sinagoga a Beit Shemesh, vicino a Gerusalemme. Ci sono state nove vittime e decine di feriti. Nuove esplosioni, causate dai missili e dai droni iraniani, anche a Dubai, dove c’è stato un incendio al porto di Jebel Ali. Un hotel è stato distrutto nel Bahrein. In totale, si contano già tre morti negli Emirati Arabi. L’Arabia Saudita ha subito attacchi («stanno combattendo anche i sauditi» dice Trump sull’ipotesi che Riad risponda militarmente a Teheran).

SENZA TREGUA

Ci sono le prime vittime americane. Centcom, il Comando Centrale degli Stati Uniti, ha annunciato: «Tre militari statunitensi sono stati uccisi in azione e cinque sono rimasti gravemente feriti nell’ambito dell’operazione contro l’Iran». Secondo l’Nbc erano in servizio in Kuwait. Inoltre, ieri è stata presa di mira anche Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove ci sono basi americane e sono presenti militari italiani. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ripete: «Le nostre forze stanno colpendo il cuore di Teheran con sempre maggiore forza e questo non farà che aumentare nei prossimi giorni». Il portavoce del Ministero degli Esteri israeliano accusa i militari iraniani di prendere di mira obiettivi civili, ma per la verità anche in Iran (a partire dalla scuola femminile) si registrano molte vittime tra chi non indossa una divisa o non aveva un ruolo governativo.

FRONTE ISRAELE

Netanyahu, in un video in lingua farsi, si è anche rivolto agli iraniani, chiedendo loro di ribellarsi contro il regime (come aveva già fatto Trump): «Creeremo le condizioni affinché i coraggiosi cittadini iraniani possano liberarsi dalle catene della tirannia». Speculari le dichiarazioni del presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian: «La Repubblica Islamica considera un dovere e un diritto legittimo vendicare coloro che hanno commesso o ordinato un crimine così storico. Gli assassini di Khamenei riceveranno una punizione severa e dolorosa». Nonostante i bombardamenti e i proclami, ieri però si è parlato di «negoziati» e «de-escalation». Tutto parte da alcune dichiarazioni di Trump: «Nessuno può credere al successo che stiamo ottenendo, 48 leader iraniani sono stati eliminati in un colpo solo. La nuova leadership ora vuole dialogare, io ho accettato di farlo, parlerò con loro. Avrebbero dovuto farlo prima. Hanno aspettato troppo. Il motivo dell’attacco è semplice: loro non volevano rinunciare al nucleare. Militari e Pasdaran depongano le armi o moriranno».

L’operazione Epic Fury non si fermerà, ma Axios ha confermato che il presidente parlerà con i nuovi leader iraniani. E ieri è stata introdotta una parola che sembra fuori contesto: de-escalation. L’ha pronunciata il ministro degli Esteri dell’Oman Badr Albusaid, mediatore durante i negoziati di Ginevra finiti malissimo, che ieri si è confrontato con il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Il sito del Ministero omanita scrive che Araghchi «ha sottolineato l’apertura dell’Iran a qualsiasi sforzo serio che contribuisca alla de-escalation e al ripristino della stabilità». Per ora la guerra continua e i bombardamenti americani e israeliani stanno decimando i leader iraniani. Trump rivendica «48 eliminazioni», uno di loro dovrebbe essere l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. La notizia, diffusa da un’agenzia di stampa iraniana, è stata poi smentita e ha lasciato scettici anche gli israeliani. Di certo sono stati uccisi il capo di Stato maggiore, il comandante dei Pasdaran, il ministro della Difesa e il capo dell’intelligence della polizia.

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