Andrea Orcel rivendica in Parlamento l’italianità di Unicredit, messa in dubbio nell’ambito della procedura Golden Power. «Siamo una realtà unica con il cuore italiano e lo sguardo rivolto all’Europa», ha puntualizzato l’ad di Piazza Gae Aulenti durante l’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario. Nel ribadire l’identità del gruppo parte da se stesso: «Sono nato a Roma – ricordo ai miei colleghi di Milano che purtroppo la miglior cosa di Milano è il treno per Roma», ha scherzato. Ma, al di là della battuta, il messaggio è chiaro: «All’Italia destiniamo circa il 45% del nostro bilancio e deteniamo circa 40 miliardi in titoli di Stato italiani, più di qualsiasi altra banca, «la sede del gruppo resterà in Italia».
Numeri alla mano, l’Italia resta «il centro da cui si irradiano le nostre attività»: oltre 30.000 dipendenti, più di 8 milioni di clienti, quasi 500 miliardi di risparmi gestiti. Sempre in Italia, nel 2025, «Unicredit ha lanciato un ambizioso piano di assunzioni. Solo quest’anno abbiamo assunto 1.000 persone in Italia, tra cui circa 700 giovani nella rete commerciale.
Il banchiere ha difeso ancora una volta l’ops lanciata un anno fa su Banco Bpm, rigettando le prescrizioni Golden Power. Una parte dell’audizione è stata secretata. Gli sono state fatte domande sul Golden Power, ma se ne è uscita diplomaticamente così come una domanda sui vicende giudiziari.
Su Banco Bpm anche ci fosse una rimozione dei vincoli del Golden power «è un capitolo chiuso: l’azionariato è cambiato, esiste un azionista che, de facto, ha il controllo relativo».
Nonostante il blocco, la strategia di Unicredit non cambia. «La nostra attrazione continua ad essere per una soluzione negoziata e costruttiva», ha ribadito l’annuncio. Restando in ambito del rischio bancario, su Generali il banchiere ha chiarito di aver «fatto un investimento finanziario» e «la partecipazione netta è scesa al 2% e lì siamo». Vediamo cosa succederà».
L’ingresso in «un consorzio con altre banche di prima fila» per il lancio di una stablecoin connessa all’euro «ci permette di essere tutti allineati su come costruire qualcosa di coerente insieme. «Nel caso della stablecoin», ha proseguito, «c’è un rapporto di cambio di 1 a 1 tra un euro detenuto dalla banca e una stablecoin con collaterale quell’euro detenuto dalla banca».
Rispetto alla Russia, Orcel ha ribadito anche in Commissione il processo di graduale uscit: «Dal giorno dell’invasione tutte le banche hanno smesso di dare credito nuovo a aziende russe. Noi in Russia dal 2022 a oggi siamo scesi del 95% da 7,6 miliardi a 700 milioni in termini di prestiti. Di questi», ha spiegato, «300 sono mutui».
Sul confronto con il governo tedesco per Commerzbank, il banchiere ha spiegato: «Ci siamo trovati in questa posizione facendo capire che quell’operazione conviene a tutti. Ci vorrà del tempo».
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