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Vittoria Baldino, vicepresidente M5S, riproporrete le preferenze ora che lo Stabilicum arriva in Senato?
«Metteremo a punto la strategia al Senato nei prossimi giorni. Per noi le preferenze sono un punto fondamentale, non come Meloni che ha proposto delle preferenze farlocche prendendo in giro gli italiani, peraltro all’interno di una legge che ha vari profili di incostituzionalità».
Che ne pensa della norma anti-frammentazione proposta da Forza Italia che rende validi solo i voti del primo dei non eletti? Penalizza i piccoli partiti del centrosinistra?
«Non mi stupisce. D’altronde la legge è stata scritto guardando ai sondaggi prima di Futuro nazionale. Adesso cercano qualunque escamotage per guadagnare uno zero virgola e toglierlo alla coalizione avversaria».
Si può correggere?
«Vedremo in Senato cosa accadrà. Intanto alla Camera la maggioranza su questa legge è implosa, Meloni è stata sfiduciata dai suoi».
Se la legge passasse, le primarie rimarrebbero il miglior metodo per la scelta della premiership?
«A me interessa che il centrosinistra si presenti compatto alle elezioni, con un programma credibile e con una visione di Paese alternativa. È chiaro che il fatto di competere contro una coalizione che si presenta con una leader naturale che è Giorgia Meloni, in qualche modo obbliga anche noi a indicare un frontman o una front woman. Per quanto riguarda le modalità, l’importante è che siano condivise. Sono sicura, in ogni caso, che non ci saranno strascichi perché concorrerebbero persone mature e leali che hanno a cuore il progetto».
Conte ha parlato di primarie aperte. Quindi anche online?
«Sicuramente dovranno essere il più possibile aperte, visto che stiamo scegliendo il candidato del fronte progressista e non il segretario di un partito. Rispetto alle modalità, si valuteranno quelle migliori. Nel 2026, possiamo pensare di trovare anche metodi alternativi rispetto al solo voto presso il gazebo. Magari prevedere il voto digitale da postazioni ad hoc, ma si vedrà insieme».
Serve il patto anti-ribaltone proposto da Renzi?
«È un discorso che appassiona solo gli addetti ai lavori, ora non è il momento di parlare delle persone. Quello che è importante, sicuramente, è non chiudere la porta alle tante realtà centriste e civiche che si stanno mobilitando.
L’importante ora è proseguire sul programma».
Come?
«Gli elettori vogliono sapere cosa abbiamo intenzione di fare per i giovani e l’economia e cosa pensiamo della politica internazionale».
Quindi nel programma verrà esplicitata anche la linea da seguire in politica estera?
«L’importante è avere idee e un quadro di principi comuni che accomunano la coalizione. E io credo che questo, al di là della questione fondamentale del riarmo, ci sia: dal protagonismo europeo fino al ruolo primario della diplomazia. Partiamo da questa direttrice comune».
Il punto che vi vede più distanti è la guerra in Ucraina…
«In realtà anche su questo si può trovare una linea comune. Nessuna delle forze che compone il fronte progressista è dichiaratamente anti-ucraino o filoputiniano. Noi siamo senza se e senza ma a favore del popolo ucraino. Proprio per questo riteniamo che la strategia attuale, quella delle armi, non sia stata corretta. Stesso discorso per il gas russo: non abbiamo mai detto di comprarlo ora, ma di valutare in prospettiva, quando finirà la guerra. Questo perché siamo «filo-italiani»: bisogna saper andare oltre le barriere ideologiche».
Un giudizio a freddo sulla piazza del campo largo a Napoli: se tornaste indietro la rifareste?
«Secondo me, una piazza è una piazza. È stato un modo per iniziare a raccontare quello che avevamo fatto in questa legislatura, perché tante volte si è detto che siamo spaccati e non ci parliamo. Non drammatizzerei: non siamo un unico partito, abbiamo tre identità diverse, ma una base valoriale comune che ci consentirà di offrire un programma al Paese».
Si può fare già un bilancio di Nova, il percorso M5S di ascolto del Paese ?
«L’esito verrà reso noto più avanti. Sono arrivate cose molto interessanti che riguardano soprattutto i giovani. La nostra base si conferma progressista e attenta ai diritti civili, sociali e all’ambiente».
Il network giovani del M5S, che lei ha seguito, va avanti?
«Questo è un sogno che diventa realtà. Il network si è strutturato e finalmente abbiamo 18 referenti regionali. A breve eleggeremo il referente nazionale. La nostra è una rete che rimane orizzontale, ma puntiamo a coinvolgere sempre più giovani».
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