Siamo tutti ciociari! Questo andrebbe detto anche da chi ciociaro non è — e Giorgia Meloni proprio non deriva da quelle terre, visto che la famiglia sua e della sorella Arianna ha origini sarde, poi molto romanizzate — in risposta all’offesa verso la premier da parte dell’esponente del Pd sì Pontedera. Usare “ciociara” come insulto, per dire burina, impresentabile, contadina malpensante e malpensante è davvero uno dei punti più bassi del linguaggio d’odio. Anche perché l’orgoglio ciociaro, il Ciociaria Proud, si compone di tante eccellenze in un luogo bellissimo.
Altro che disprezzo per i ciociari: bisognerebbe ammirarli per come vivono e per come mangiano. Per le colline che hanno la fortuna di avere. È per questo che la premier dice “sono orgogliosa di essere definita ciociara”, pur non essendolo. Semmai, è un ciociaro in vicepremier Tajani, nel senso che è lì la culla elettorale, lì va nel weekend quando può e di questo luogo è innamoratissimo. “Ciociaria — come ricorda Meloni — è uno dei territori più belli, antichi e straordinari della nostra Italia”. Terra di papi e condottieri, di santi e artisti, di letterati e poeti. Cicerone, Caio Mario, Bonifacio VIII, San Tommaso d’Aquino, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica, Nino Manfredi e tanti altri uomini e donne che nel corso del tempo hanno fatto la nostra storia.
Borgatara, pesciarola, ortolana. E poi tanto altro: “regina di Coattonia”, “vacca”, “rana dalla bocca larga”, “str****”. E così via. In questi anni ho ricevuto epiteti di ogni tipo. Personali, sul mio fisico, sulla mia famiglia, sulle mie origini. Ma oggi si cambia registro. E il livello cambia. Perché un signore del Partito democratico, tal Floriano Della Bella, ha detto in una seduta del Consiglio comunale di Pontedera che la Meloni è una “ciociara, nella maniera più dispregiativa”.
E per questo è stato richiamato dal Presidente dell’Aula, altro esponente del Pd, che aggiunge: “Per favore, usi termini consoni al suo ruolo”. Quindi, per questi signori, essere “ciociari” è una vergogna e se lo dici a qualcuno equivale ad insultarlo. Non solo: è addirittura un termine che non va pronunciato in un luogo istituzionale. Mi spiace per loro, ma io non la penso così. E sono orgogliosa di essere definita ciociara. Perché la Ciociaria è uno dei territori più belli, antichi e straordinari della nostra Italia. Terra di Papi e condottieri, di Santi e artisti, di letterati e poeti. Cicerone, Caio Mario, Bonifacio VIII, San Tommaso d’Aquino, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica, Nino Manfredi e tanti altri uomini e donne che nel corso del tempo hanno fatto la nostra storia. Si riempiono la bocca di popolo, rispetto e coesione. Ma poi insultano, in un colpo solo, quasi mezzo milione di italiani definendoli inferiori, ignoranti, cittadini di serie B. Ma ad essere ignoranti sono solo loro. Viva la Ciociaria!
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 8, 2026
Dice qualcosa il nome di Jago? È una delle giovani star dell’arte italiana e globale, uno scultore ormai affermato nel mondo e richiestissimo da tutte le parti. Jago (all’anagrafe Jacopo Cardillo) è orgogliosamente ciociaro: è nato a Frosinone nel 1987 ed è cresciuto ad Anagni. Sebbene le sue radici e i primi atelier siano legati ad Anagni, oggi vive e lavora prevalentemente tra Napoli (dove nel Rione Sanità ha stabilito il suo studio principale e inaugurato il suo museo) e Roma, oltre a realizzare progetti itineranti e internazionali. Ma la Ciociaria dove torna sempre è il posto del cuore e dell’identità di questo protagonista della cultura contemporanea che affonda nel marmo berniniano della storia e da questa parte del Lazio trae la sua forza.
E per tornare molto indietro: Arpino diede i natali sia a Marco Tullio Cicerone, il più celebre oratore e filosofo di Roma antica, sia a Caio Mario, grande generale e riformatore politico. E Anagni è nota come la «Città dei Papi» per aver dato i natali a quattro pontefici, tra cui Bonifacio VIII (Benedetto Caetani), figura centrale del Medioevo nota anche per lo «schiaffo di Anagni». Oltre a Bonifacio nacquero ad Anagni sia Innocenzo III (al secolo Lotario dei Conti di Segni, eletto nel 1198) sia Gregorio IX (al secolo Ugolino dei Conti di Segni, eletto nel 1227, nipote di Innocenzo III) sia Alessandro IV (al secolo Rinaldo dei Conti di Jenne / o della famiglia di Anagni, eletto nel 1254). Non poco. Anzi, tanto.
E San Tommaso d’Aquino? Dal castello di Roccasecca deriva questo che è stato uno dei più grandi filosofi e teologi della storia occidentale. I Fratelli Bragaglia (Frosinone), Anton Giulio, Arturo e Carlo Ludovico Bragaglia, sono stati pionieri del Futurismo, della fotodinamica, del teatro d’avanguardia e del cinema italiano del Novecento. Di Mastroianni ha detto la Meloni. Era fortemente legato alla sua Ciociaria dove ha lasciato un’impronta profonda nella vita artistica locale.
All’esponente dem assai maleducato andrebbe ricordato anche questo. Pur essendo nato a Sora, Vittorio De Sica ha anche consacrato la terra ciociara nella storia del cinema mondiale dirigendo La ciociara (1960), tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, che valse l’Oscar a Sophia Loren. E Nino Manfredi da Castro dei Volsci? Uno dei «quattro colonnelli» della commedia all’italiana è sempre stato legatissimo alle sue origini.
Oggi oltre a Jago, c’è molta creatività da quelle parti. E buone pratiche e buon vivere.
Il vino Cesanese del Piglio è il primo DOCG del Lazio. E il pecorino di Picinisco DOP, il prosciutto di Guarcino, l’olio extravergine d’oliva delle colline erniche e la tradizione dei maccheroni alla ciociara (i fini fini). Potremmo continuare a lungo nella lista da Ciociaria Proud. Che cosa dire delle città saturnie con le loro imponenti mura megalitiche (Alatri, Arpino, Ferentino, Atina)? E le Abbazie di Montecassino, Casamari e Trisulti? E i borghi arroccati della Val di Comino?
Ridicolizzare Meloni ridicolizzando la Ciociaria è dunque una operazione non solo da hate speach ma di totale e colpevole ignoranza di che cosa è l’Italia (non c’è alcun luogo e alcuna provenienza territoriale meritevoli di essere offesi) e di quanto splendore appartenga a questa parte del Lazio e a chi lo vive. I ciociari? Chapeau!
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