Dopo aver preso di mira le auto elettriche, Bruxelles sta lavorando a un piano per imporre dazi doganali sui prodotti a basso costo acquistati da rivenditori online cinesi, tra cui Temu e Shein, nel tentativo di arginare l’aumento di quelli che, secondo l’Ue, sono articoli di qualità inferiore provenienti dalla Cina. A riferirlo è il Financial Times, secondo il quale la Commissione europea sta pensando di eliminare l’attuale soglia di 150 euro al di sotto della quale gli articoli possono essere acquistati in esenzione doganale. Una misura che andrebbe a colpire i colossi dell’e-commerce cinese, tanto amati anche dai consumatori italiani.
Secondo la Commissione, scrive il Ft, lo scorso anno sono stati importati nell’Ue 2,3 miliardi di articoli al di sotto della soglia di 150 euro. Le importazioni del commercio elettronico sono più che raddoppiate rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 350.000 articoli ad aprile — o quasi due consegne per famiglia, secondo i dati della Commissione.
Bruxelles aveva già proposto di eliminare la soglia dei dazi l’anno scorso, ma ora potrebbe cercare di accelerarne l’adozione per contrastare l’ondata di importazioni a basso costo, ha dichiarato un funzionario dell’Ue al quotidiano britannico. Una misura che andrebbe a interessare il comportamento di milioni di consumatori della Generazione X, per i quali i social media non sono più solo luogo di intrattenimento, la piazza dove stringere relazioni o il luogo dove informarsi velocemente e talvolta sommariamente: i social sono diventati anche il “negozio” virtuale dove fare acquisti. È qui, infatti, che siti web come Shein e Temu raggiungono il loro target. Nel primo caso, si tratta di giovani donne sotto i 35 anni che, appassionate di moda e ultimi trend macinati a spron battuto dalla frenesia del fast fashion, riescono a soddisfare i propri desideri con pochi euro.
Creato in Cina nel 2008, oggi è un mercato globale che vende abiti e accessori a meno di dieci euro l’uno, e che lo scorso anno ha totalizzato vendite per oltre 8,2 miliardi. Il successo della piattaforma è esploso in Europa durante la pandemia, con la diffusione dello shopping online che ha fatto da volano. Shein ha fatto un abile uso dei social media, reclutando influencers e studenti universitari per pubblicizzare i propri prodotti su TikTok e Instagram, anche attraverso i così diffusi video di “unboxing”, in cui la celebrità apre il pacco appena consegnato e contenente, abiti, top, accessori o prodotti di bellezza. Non è un caso, quindi, che il successo del brand coincida con il boom di TikTok in Europa e negli Stati Uniti.
Temu, con una storia più recente, è un sito di e-commerce di proprietà del conglomerato cinese Pdd Holdings, il cui business model è simile a quello delle conterranee Shein, Wish o Ali Express. Anche Temu, infatti, attira i propri clienti con prezzi competitivi, frequenti sconti, consegna gratuita e pubblicità aggressiva sui social media, dove vanta una forte presenza. Qui il target è molto più ampio ed è anche maschile, perché sulla piattaforma si può trovare di tutto, dai ricambi auto agli accessori per la cucina, ai giocattoli. E la concorrenza in termini di prezzi con i siti web rivali è spietata.
Una convenienza che tuttavia ha un prezzo, anzi, più di uno. In termini di sicurezza, per cominciare. il numero di prodotti pericolosi segnalati dai Paesi dell’Ue, scrive il Ft, è aumentato di oltre il 50% dal 2022 al 2023. Cosmetici, giocattoli, elettrodomestici e vestiti sono stati tra i prodotti con il maggior numero di problemi in questo ambito.
L’associazione Toy Industries of Europe ha dichiarato a febbraio di aver acquistato 19 giocattoli da Temu e di aver constatato che nessuno di essi era conforme agli standard dell’Ue.
Su Shein, invece, non si placano le accuse di aver impiegato il lavoro forzato e in particolare di essersi affidata ad appaltatori della regione cinese dello Xinjiang, dove il Partito Comunista è accusato di perseguitare la minoranza degli Uiguri.
C’è poi il fattore sostenibilità, incompatibile con la voracità con cui il consumatore si è abituato ad acquistare prodotti caratterizzati da una vita sempre più breve. Anche in questo ambito, l’Ue sta lavorando per regolare la sovraproduzione, soprattutto in ambito tessile. I legami con Pechino, poi, sono un altro problema per gli Stati Uniti e l’Europa. Dal 2021 Shein ha spostato il proprio headquarter a Singapore ma questo non è bastato: la società auspicava a un debutto in borsa negli Stati Uniti ma i timori di Washington ha bloccato il processo.
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