Sanae Takaichi ha vinto la sua scommessa. Il primo ministro giapponese ha ottenuto una vittoria a valanga nelle elezioni anticipate e ha impresso ritmi nuovi alla politica giapponese: prima donna alla guida del governo in un sistema dominato da uomini, toni decisi in un contesto abituato ad esponenti grigi, assertività in politica estera superando i tabù di un paese che dalla fine della guerra mondiale aveva scelto la rinuncia ad un ruolo militare.
Takaichi, sessantaquattrenne conservatrice che vuole preservare l’identità culturale giapponese ma si diverte a suonare la batteria, si è lanciata in una rapida campagna elettorale, la più breve della storia giapponese dal 1945, ed in una Tokyo che si è risvegliata sotto la neve i risultati le hanno dato ragione. Potrebbe stabilire un record anche nella vittoria elettorale e raggiungere con il suo Partito Liberal-democratico (di centro destra, che ha governato in quasi tutto il dopoguerra giapponese) i due terzi dei seggi nella Camera Bassa.
Il successo premia soprattutto la personalità di Takaichi in un paese che rimane una grande economia industriale, ma non ha lo slancio di alcuni decenni fa (nel 1990 era la seconda economia del mondo, adesso è la quarta, superata dalla Cina e dalla Germania). La svolta interessa soprattutto la politica estera. Per Takaichi l’atteggiamento di Pechino rispetto a Taiwan non può essere ignorato e ha affermato che l’uso della forza da parte della Cina potrebbe costituire “una minaccia esistenziale” per il Giappone.
Il primo ministro nipponico non ha rinnegato la politica di una sola Cina, ma ha rilevato i rischi derivanti da un intervento militare nell’isola che si trova ad appena un centinaio di chilometri dall’arcipelago giapponese. Le aspre reazioni di Pechino, che hanno incluso sanzioni riguardanti l’importante flusso di turisti che dalla Cina si recano nel vicino Giappone, non hanno provocato una marcia indietro di Takaichi che ha compreso il cambio di sensibilità dei propri cittadini. Il timore è quello di una strategia del domino, con un espansionismo cinese nella regione.
Entra in gioco la libertà di navigazione, prioritaria in una nazione insulare dipendente dalle esportazioni (il Giappone è il quinto esportatore mondiale, superato recentemente dall’Italia secondo le stime dell’Ocse). Ed ecco il collegamento tra Takaichi ed il suo mentore, il Primo Ministro Shinzo Abe, ideatore dell’“Abenomics” (la politica volta a dare una sveglia al Giappone con una offerta monetaria espansiva e riforme strutturali) e propugnatore del concetto di “Indo-Pacifico libero ed aperto”, dando vita ad una visione geopolitica ormai di uso corrente e sostenuta dai successivi governi americani. Di queste politiche Takaichi è non solo l’erede ma una convinta paladina.
Il rischio
A Pechino si dovrà valutare se convenga continuare ad esercitare pressioni in modo deciso su governi che, come nel caso giapponese, potrebbero reagire negativamente. C’è un rischio di spirali nazionaliste pericolose. Sarà possibile una ripresa di rapporti costruttivi senza che nessuno rinunci ai propri principi? Dovrebbe essere l’interesse di tutti. Nella regione, e soprattutto a Taiwan, alcuni potrebbero sentirsi incoraggiati dal voto. A Washington, anche in vista dell’incontro di aprile tra Trump e Xi, si dovrà trovare un equilibrio tra un rapporto positivo con la Cina e mantenere fede agli impegni con Taiwan. Per gli USA c’è poi un altro fattore da considerare a Tokyo: una percezione di cedevolezza di fronte alla Russia potrebbe suscitare interpretazioni errate a Pechino su Taiwan.
Infine l’Europa. L’Italia appare in vantaggio grazie al rapporto tra Meloni e Takaichi confermato dalle immagini della visita del nostro presidente del Consiglio a Tokyo in gennaio. Due leader con maggioranze forti possono lavorare sulla complementarietà tra la visione dell’Indo-Pacifico giapponese che si aggancia a quella di un Indo-Mediterraneo nella quale possiamo affermare un ruolo globale per il Mediterraneo. Importanti in ciò i rapporti industriali (anche col progetto di aereo di sesta generazione GCAP) e sempre più il tema dei minerali critici, rispetto al quale Antonio Tajani ha assunto un ruolo nella riunione convocata a Washington dal suo omologo Rubio. Si tratta di recuperare terreno rispetto al quasi monopolio cinese.
Grandi partite tra loro collegate e Takaichi avrà un ruolo importante.
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