28.10.2026
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Science

Superbatterio congelato da 5.000 anni scoperto in Transilvania, è resistente a dieci antibiotici moderni


Una possibile minaccia proveniente dal passato, rimasta per millenni congelata nel ghiaccio di una grotta sotterranea. I ricercatori dell’Accademia rumena hanno scoperto un ceppo batterico rimasto ghiacchiato nella grotta di Scărișoara, in Transilvania, regione storica rumena, per 5.000 anni.

Dopo aver estratto con cura un campione, i ricercatori lo hanno testato con dieci antibiotici comuni, tra cui quelli utilizzati per curare la tubercolosi, la colite e le infezioni del tratto urinario.

La resistenza agli antibiotici

Dai risultati è emerso un dato preoccupante ma allo stesso tempo notevole da un punto di vista scientifico: nonostante il ceppo risalga a cinque millenni fa, è resistente a tutti gli antibiotici che gli sono stati sottoposti, come affermato dalla dottoressa Cristina Purcarea, autrice dello studio: «I dieci antibiotici a cui abbiamo riscontrato resistenza sono ampiamente utilizzati nelle terapie orali e iniettabili per trattare una serie di gravi infezioni batteriche nella pratica clinica».

Il rischio di possibile fuga dalla sua gabbia ghiacciata non è attualmente possibile, ma in un futuro, nemmeno così lontano, potrebbe accadere, causando danni irreparabili proprio a causa della sua resistenza agli antibiotici. L’unico modo a disposizione del ceppo di liberarsi dal ghiaccio è che quest’ultimo si sciolga, e con le temperature globali in costante aumento, questa prospettiva terrificante diventa ogni giorno più realistica.  

«Il ceppo batterico Psychrobacter SC65A.3 isolato dalla grotta di ghiaccio di Scărișoara, nonostante la sua antica origine, mostra resistenza a numerosi antibiotici moderni e porta con sé oltre cento geni correlati a questa caratteristica», ha affermato la dottoressa Purcarea. «Se lo scioglimento dei ghiacci liberasse questi microbi, i geni potrebbero diffondersi ai batteri moderni, aggravando ulteriormente la sfida globale della resistenza agli antibiotici».

Potenzialmente letale

La questione dei geni contenuti nel ceppo è più delicata del previsto. Dopo aver inserito alcuni frammenti di ghiaccio in sacchetti sterili congelati per evitare contaminazioni, i ricercatori hanno sequenziato in laboratorio il genoma del batterio e hanno dedotto che ben undici geni sono potenzialmente in grado di uccidere o bloccare la crescita di altri batteri, funghi e virus. Inoltre, hanno scoperto quasi seicento geni con funzioni sconosciute.

In conclusione, la dottoressa Purcarea ha rimarcato quanto siano importanti scoperte affascinanti (e pericolose) come questa: «Questi batteri antichi sono essenziali per la scienza e la medicina, ma è fondamentale maneggiarli con cura e adottare misure di sicurezza in laboratorio per mitigare il rischio di una diffusione incontrollata».


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