Blocco navale, stretta sull’uso dei cellulari nei Cpr, giro di vite sulle espulsioni e sui rimpatri. Arriva l’ennesimo paletto del governo per arginare i flussi migratori irregolari, dopo il via libera al pacchetto sicurezza della settimana scorsa con dentro scudo penale e norme anti-maranza. Giorgia Meloni ieri ha incastrato un altro tassello, tenendo fede alla strategia che ha in mente per l’ultimo miglio di legislatura: un anno e mezzo all’insegna della sicurezza e della crescita per assicurarsi un altro giro di giostra a Palazzo Chigi.
«Anche in Europa il vento è cambiato ed è cambiato grazie a noi. Bisogna continuare a battere la strada che abbiamo indicato», esordisce la premier in Consiglio dei ministri, plaudendo ai due Regolamenti europei approvati ieri a Strasburgo, uno sulla lista dei paesi sicuri, l’altro per definire nuove regole sugli hub per migranti all’estero.
Poi a tarda sera, in un video postato sui social, punge le opposizioni, certa com’è che la campagna elettorale si giocherà soprattutto sul terreno della sicurezza. «Vediamo quante delle forze politiche che vengono in TV a dire che il governo non fa abbastanza saranno disposte anche a darci una mano», lancia il guanto di sfida.
Il testo
Nel ddl approvato ieri dal Cdm — 17 articoli e ben poche sorprese — figura il cosiddetto «blocco navale» con il ritorno del «sistema Albania», ma anche requisiti più severi per ottenere la protezione speciale e l’ampliamento dei reati per cui il giudice può decidere l’espulsione di un migrante. «I confini dell’Italia sono i confini dell’Europa. Difenderli è un dovere», il commento che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi affida ai social, dove si premura di spiegare come nel provvedimento sia «prevista anche la possibilità di vietare l’ingresso nelle nostre acque territoriali per motivi di sicurezza nazionale».
Carte alla mano, le misure a cui il governo ha dato disco verde, e che mettono nel mirino le ong, introducono «l’interdizione temporanea dell’attraversamento del limite delle acque territoriali» in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale per 30 giorni prorogabili non oltre sei mesi. I migranti a bordo delle imbarcazioni potranno essere condotti «anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi o intese che ne prevedono l’assistenza, l’accoglienza o il trattenimento in strutture dedicate».
Nel caso di violazione del blocco, sono previste multe salatissime: scatta una sanzione da 10.000 a 50.000 euro e, quando c’è reiterazione, la confisca della nave. La «responsabilità solidale» si estende «all’utilizzatore o all’armatore e al proprietario della nave». Della serie: alla stretta nessuno sfugge. E non è finita qui.
Diventa più difficile ottenere la protezione speciale. Saranno infatti necessari quattro requisiti: avere un periodo di soggiorno regolare di almeno cinque anni, una conoscenza “certificata” della lingua italiana, la disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari e una disponibilità finanziaria analoga a quella richiesta per i ricongiungimenti familiari. Per molti, una mission impossible.
Le misure
Si ampliano, inoltre, i casi in cui il giudice può disporre l’espulsione dello straniero con sentenza di condanna per reati gravi. D’ora in poi, sarà possibile l’allontanamento dall’Italia anche per i reati di violenza o minaccia a pubblico ufficiale, per chi infrange regole contro la famiglia o partecipa a rivolte nei Cpr.
Resta invece fuori dal testo, come da attese, la cosiddetta «norma Almasri» che prevedeva la «consegna allo Stato di appartenenza di persona pericolosa per la sicurezza nazionale o per la compromissione delle relazioni internazionali», come nel caso del torturatore libico rispedito a Tripoli su un volo di Stato. Il colpo di bianchetto in realtà è calato da giorni, dopo che dal Quirinale era stato fatto notare che una misura simile sarebbe andata contro i trattati internazionali. Soprattutto, chi avrebbe garantito un domani di servirsene per buttare fuori dal Paese qualsiasi persona per ben altre ragioni? Una norma sgradita in meno per le opposizioni, ma non abbastanza da mettere a tacere il malcontento.
Attorno al quale scoppia anche un caso. Il segretario di +Europa Riccardo Magi — protagonista di un memorabile battibecco con Meloni davanti al centro migranti di Shenjing — lancia un allarme: nel testo, osserva, c’è «una limitazione dei poteri ispettivi dei parlamentari all’interno dei Cpr». Da qui, la richiesta al «governo di chiarire e ai presidenti delle Camere di attivarsi immediatamente per tutelare le prerogative parlamentari».
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