Un piano con l’Agenzia delle Entrate per dare più spazio ai professionisti e favorire così i rapporti con i contribuenti. Di recente il direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone ha infatti annunciato l’avvio di un progetto sperimentale che prevede sportelli dedicati sui territori ai professionisti. Una notizia che i commercialisti aspettavano da tempo. «Si tratta dell’accoglimento di una nostra storica richiesta — dice al Messaggero Elbano de Nuccio, presidente del Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti — un obiettivo al quale abbiamo a lungo lavorato e il cui raggiungimento è frutto di un rapporto costante e costruttivo con l’Agenzia, pur nel rispetto dei nostri differenti ruoli. Io sono convinto che ci sia la necessità di un reale cambiamento culturale nei rapporti tra Agenzia e professione a tutti i livelli, anche nelle diverse realtà locali. Per questo accogliamo con estremo favore l’avvio di questo progetto sperimentale di apertura pomeridiana di sportelli dedicati ai professionisti, affinché i nostri colleghi possano accedere alle sedi locali delle Entrate come interlocutori qualificati”. Ma i commercialisti sono anche alla vigilia di una tornata elettorale. Del resto quella che è emersa con il rinnovo dei vertici dei 132 Ordini territoriali dei commercialisti, svoltesi il 15 e 16 gennaio, è una compagine rinnovata, sempre più giovane e con una componente femminile in forte crescita. Che delinea il quadro di una categoria orientata al cambiamento e capace di guardare al futuro. «Ha votato — spiega de Nuccio — oltre il 60% dei nostri 120 mila iscritti, con picchi, in alcune realtà, che hanno superato il 90%, 95 dei 132 presidenti sono al loro primo mandato, le presidenti donne passano da 19 a 29, da 18 a 29 i neoeletti fino a 50 anni. Numeri che descrivono una professione vitale, che apre le porte a donne e giovani, che partecipa. E che ha fatto suo quel cambio di passo impresso in questi anni dal Consiglio nazionale che ci ha consentito di restituire alla professione la centralità perduta, risvegliando tra i colleghi un senso di appartenenza che si era affievolito».
Va detto che in questi ultimi anni il ruolo dei commercialisti è indubbiamente cresciuto nel contesto economico anche grazie alle iniziative del Consiglio nazionale, ma ovviamente la spinta non si esaurisce. «Serve innanzitutto — sottolinea il presidente de Nuccio — consolidare i risultati di questi anni. Un ruolo centrale dei commercialisti non è un bene solo per i colleghi, ma anche per il sistema economico, per le imprese e i cittadini contribuenti che assistiamo, per le istituzioni con le quali collaboriamo. Fondamentale sarà l’approvazione della riforma del nostro Ordinamento, attualmente in Parlamento. Un passaggio per noi cruciale sulla strada della modernizzazione. Più in generale, credo ci siano le condizioni per un nuovo protagonismo anche delle professioni intellettuali, il cui ruolo insostituibile va ribadito con forza, specie ora che dal mondo politico sembra esser venuto meno il pregiudizio che per tanti anni ha condizionato l’approccio verso questo asset importantissimo del nostro sistema sociale e economico». Ma è tutto il mondo delle professioni al centro di una grande trasformazione. Da qui l’idea dell’Associazione “Professionisti insieme”, guidata proprio da De Nuccio. «Di questa nuova associazione fanno parte i Consigli nazionali dei commercialisti, degli avvocati, dei notai, dei medici, degli ingegneri e le professioni infermieristiche. Rappresentiamo quasi un milione e 600 mila professionisti, il 60% del totale. Probabilmente a breve avremo dei nuovi ingressi. Lavoreremo per accrescere il ruolo pubblico delle professioni nel sistema di protezione sociale, nella giurisdizione, nella salute e nella sicurezza. Ci sono grandi potenzialità derivanti dall’integrazione dei liberi professionisti nell’esercizio di compiti della PA, attuando il principio costituzionale di sussidiarietà, recuperando i percorsi della devoluzione a loro di funzioni pubbliche».
Il presidente annuncia poi che in primavera, il 15 aprile per la precisione, quando si voterà per il rinnovo del Consiglio nazionale, si ricandiderà. «Mi ricandido — spiega — anche perché è una richiesta che arriva con forza dai territori. In questi anni abbiamo lavorato tanto e bene. Oggi c’è un forte senso di coesione attorno al Consiglio Nazionale. La continuità è un valore quando si traduce in efficienza nei risultati e nella capacità di dare risposte concrete. Per questo credo sia giusto continuare su questa strada: c’è ancora molto da fare, per i colleghi e per il Paese».
Umberto Mancini
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