29.10.2026
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Sports

Sofia Goggia in SuperG torna a dettare legge. Secondo acuto ed è leader di specialità


Il mondo di Sofia è un caleidoscopio mutevole ai cambi di pendenza. Così il secondo squillo in Coppa di Goggia, nel superG di Soldeu, restituisce il senso compiuto a una stagione che il solo bronzo a cinque cerchi rischiava di sminuire. Invece il significato profondo dell’annata viene rinvigorito dal pettorale rosso indossato dalla bergamasca, un simbolo di leadership da difendere nelle rimanenti tre tappe.

Sulla neve andorrana, l’azzurra intona una sinfonia alpina pure sui Pirenei, artigliando come un rapace la vittoria numero 28 in carriera e calpestando nuovamente il gradino più alto, come non le accadeva da dicembre in Val d’Isère.

All’epoca eravamo prima di Natale all’alba di un percorso che mirava ai Giochi, ora siamo alla fine dell’inverno al tramonto di un percorso segnato fortemente dalle gare di Cortina. Cosa sarebbe successo di diverso nella discesa olimpica senza l’attesa snervante al cancelletto seguita alla caduta di Vonn non lo sapremo mai, ma libera dai pensieri la filoSofia di Goggia è un manuale di tecnica applicata allo sci, snocciolata senza patemi sulla pista Aliga, dove nel tratto centrale l’azzurra scava la differenza con il resto del gruppo, armando il muro del sessantottesimo podio e affibbiando 24 centesimi alla tedesca Emma Aicher e 31 alla norvegese Kajsa Vickhoff Lie.

«Sono felice, ho fatto una bella gara nel complesso, all’interno di un weekend solido. Tra sabato e domenica la differenza non è molta, ho spinto di più, ma è stata soprattutto la strategia diversa in entrata muro a lanciarmi». Prova perfetta a posteriori, con successo metabolizzato via via: «Ho fatto una prova all’attacco nei due punti dove era necessario stare attenti. Quando ho tagliato il traguardo non ero sicura di vincere, a causa di un paio di grattate».

Dettagli sistemati, vittoria ritrovata e primato rafforzato nella classifica di specialità. «In superG mi sto esprimendo alla grande, credo sia frutto del lavoro fatto in gigante, in una specialità che è un connubio tra tecnica e velocità». Se son rose fioriranno a metà mese a Lillehammer, intanto il rosso le dona, sebbene non ci sia tempo per rifiatare: «Martedì ripartiamo già verso la Val di Fassa e ci saranno tante gare in poche settimane. La coppetta rimane un sogno e mantengo la concentrazione per realizzarlo».

Intanto però non si può non ritornare sulla libera perduta: ai Giochi è arrivata la terza medaglia consecutiva (un bronzo), ma in Coppa nessun acuto e a Soldeu terza venerdì. «Penso di avere feeling anche con la discesa, ma è stata una stagione particolare. Sono partita bene a St. Moritz, ho sbagliato in Val d’Isère e in gennaio ho pagato piste e condizioni a me poco adatte. Poi il bronzo alle Olimpiadi e qui il terzo posto, sapendo di aver accumulato tutto il distacco nella parte alta».

L’Italia splende pure nel quinto posto di nobiltà di Laura Pirovano, mentre nel giorno in cui è stato cancellato per nebbia il superG maschile di Garmisch, Federica Brignone è ottava: la valdostana perde i 99 centesimi in alto, per poi esprimersi sugli stessi livelli di Goggia. «Rispetto a sabato ho corretto la linea prima del piano, ma sopra non ho ancora la giusta fiducia nei salti. È stata una settimana tosta, ma mi è piaciuto stare nel gruppo con le altre ragazze».

Per la Fede nazionale è un continuo andare avanti giorno per giorno, nella settimana che porta le donzelle verso le due discese e il superG al Passo San Pellegrino, mentre per i ragazzi il menù prevederà gigante e slalom a Kranjska Gora.


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