Il malato è grave, ma curabile. E a salvarlo potranno essere solo ricerca, tecnologia e nuove strutture idriche. La siccità sta mettendo a dura prova l’agricoltura italiana (e non solo). Le principali coltivazioni sono stressate dalla grande sete e sono a rischio anche gli approvvigionamenti delle stalle.
I DANNI
La Coldiretti ha già denunciato danni per tre miliardi. E la conta non è finita qui. Quando arriveranno maltempo e grandinate il quadro è destinato a peggiorare. L’impatto oltre che sulle aziende agricole inevitabilmente si avvertirà anche sui cittadini che saranno costretti a pagare di più soprattutto i prodotti freschi. I prezzi per ora tengono, ma l’impennata dei beni energetici unita alla distruzione delle colture prepara un piatto amaro. Il copione è noto. Il settore agricolo ha però le potenzialità per poter affrontare questi eventi che sono destinati a intensificarsi negli anni. Innovazione e investimenti nelle strutture idriche sono una scelta obbligata se l’Italia vuole mantenere il primato agricolo europeo e rafforzare le esportazioni.
E non si parte da zero. Intelligenza artificiale, blockchain e agricoltura 5.0 sono indispensabili per garantire la svolta tecnologica che può aiutare gli agricoltori a gestire al meglio le imprese. Secondo il primo censimento europeo sulla maturità digitale in agricoltura, realizzato dal Polo innovazione agricoltura digitale di Coldiretti Next, otto imprese su dieci sono pronte alla sfida ed entro il 2030 un’azienda su cinque adotterà sistemi basati sulla IA. In prima fila saranno i giovani. Già oggi il 31% delle imprese ha investito in hi tech, in particolare nel settore del vino e dell’ortofrutta. Tecnologie 4.0 e 5.0 valgono attualmente 2,5 miliardi secondo gli ultimi dati di Smart Agrifood. Si tratta di sistemi altamente innovativi che consentono di razionalizzare il consumo di fertilizzanti, acqua ed energia, beni preziosi da cui dipende il futuro dell’agroalimentare. È possibile già oggi per l’agricoltore conoscere lo stato di salute delle coltivazioni, essere aggiornato sugli eventi meteo e dunque adottare le misure necessarie per preservare i terreni da tutti i tipi di stress. Droni, robot, sensori e satelliti non sono fanta-agricoltura. È dunque fondamentale sostenere la svolta tecno delle imprese e giocare la carta della formazione.
Un’altra soluzione è quella delle Tea, le nuove tecniche di evoluzione assistita, che da poco hanno ottenuto il via libera da Bruxelles.
Le tecnologie intervengono nel Dna delle piante. Non si tratta dei vecchi Ogm vietati in quasi tutta l’Unione europea, ma di interventi mirati che accelerano i processi naturali delle piante mettendole in condizione di resistere alle grandi ondate di calore, alla carenza di acqua e alle fitopatie. E infine resta di stretta attualità la gestione del bene acqua. L’Italia è un paese piovoso, ma riesce a trattenere solo l’11% della pioggia e così nei periodi di grande sete le riserve mancano. Una situazione drammatica quest’anno soprattutto al Nord. Eppure un progetto per mantenere in cassaforte la preziosa risorsa c’è da circa dieci anni. È “firmato” da Coldiretti e Anbi e prevede la realizzazione di bacini di accumulo con sistemi di pompaggio che potrebbero essere utilizzati per distribuire acqua ai campi, alle industrie e ai cittadini, ma anche per produrre energia idroelettrica rinnovabile. Quanto siano importanti questi “serbatoi” lo conferma la situazione delle regioni meridionali dove, nonostante il clima torrido e l’intensificarsi dell’evapotraspirazione — spiega l’Anbi — l’attività irrigua e le erogazioni per l’uso potabile sono garantite dagli stock idrici immagazzinati nelle strutture realizzate ai tempi della Cassa per il Mezzogiorno. Insufficienti certo, perché la situazione climatica si è aggravata, ma che rappresentano una strada da seguire.
LA VISIONE
«E’ indispensabile — ha affermato Massimo Gargano, direttore generale dell’Anbi — che l’allora lungimirante visione della Cassa per il Mezzogiorno diventi strategia per l’intero Paese attraverso il concreto avvio del Piano invasi multifunzionali». Secondo Gargano sono oltre 400 i progetti immediatamente cantierabili. Al Pniissi (piano nazionale interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico) l’Anbi ha presentato opere per 7,3 miliardi, tutte esecutive e pronte a trattenere l’acqua.
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