15.01.2026
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Economy

si riaprono i giochi tra soci


Il Patto tra Camfin e i soci cinesi, entrato in vigore il 28 febbraio 2023 e limato anche a novembre 2025 a seguito della conversione del bond da 500 milioni, scadrà il prossimo 19 maggio ma si scioglierà presto. È molto probabile la volontà di disdetta da parte della holding italiana a guida Marco Tronchetti Provera e di Sinochem, da notificare al Golden Power: verrà comunicata dai soci al massimo a fine mese. E a quel punto il tavolo tecnico al Mimit aggiornerà i lavori.

Come è noto il Dipartimento dei poteri speciali, era entrato in campo a giugno 2023, quando il governo italiano aveva esercitato i poteri speciali per imporre prescrizioni di tutela strategica dopo il rinnovo del patto parasociale tra gli azionisti, intervenendo sulla gestione e il controllo dell’azienda strategica.

Il termine tra 20 giorni circa per recedere dall’accordo serve a lasciare al Golden Power i tempi tecnici necessari (circa 60-90 giorni, quindi fine marzo-aprile) per assumere eventuali provvedimenti capaci di condizionare anche le regole per la presentazione delle liste, in tempo utile per il deposito di queste ultime. Le liste per il rinnovo del board devono essere pubblicate 25 giorni prima dell’assemblea e quindi attorno al 20 maggio, tenuto conto che Pirelli tiene normalmente l’assemblea a metà giugno.

Tra le ipotesi i cinesi potrebbero nominare solamente consiglieri indipendenti, mossa che però non permetterebbe di superare i paletti posti dalle normative americane, ribadite dal dipartimento del commercio al governo italiano. Da qui il pressing del governo di queste ultime settimane. Al momento sembra però difficile, anche se non impossibile, che i soci trovino tra loro una soluzione per la riduzione della quota di Sinochem entro la fine di questo mese: le trattative con i due fondi sono in alto mare per differenza di prezzo e comunque devono coinvolgere Tronchetti Provera. Per quanto riguarda la posizione del governo, il ministro Urso ha ribadito l’urgenza di mettere Pirelli nelle condizioni di poter competere liberamente su tutti i mercati, compreso quello americano, dove dal 17 marzo sarà operativa la norma sui cosiddetti connected vehicles. Questa norma obbligherà i produttori di auto a dichiarare la presenza di sistemi hardware e software prodotti da società con presenze rilevanti di azionisti considerati ostili al Paese e tra questi la Cina.

Se a metà marzo Pirelli avesse ancora una presenza cinese superiore al 10% nell’azionariato, l’adozione della tecnologia innovativa Cyber Tyre da parte delle case auto subirà un ritardo che penalizzerebbe molto l’azienda italiana. Da vedere quindi come il governo deciderà d’intervenire per evitare questa impasse. Nei giorni scorsi il FT aveva parlato di congelamento delle azioni di Sinochem come una delle ipotesi in corso di valutazione a Palazzo Chigi.

Nelle trattative Camfin che ha il 25% circa di Pirelli che ha espresso la volontà di salire fino al 30% ha un ruolo-chiave, ma soprattutto dispone di tutte le leve strategiche e del totale controllo dell’azienda e del management. La partita è fluida e non si intravvede soluzione: non si possono escludere colpi di scena.


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