29.11.2025
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Economy

«Servizi e stipendi per la gioia di fare figli»


Servirebbe uno scatto «straordinario», per evitare che il 2025 si chiuda con un nuovo record negativo delle nascite. Nei primi otto mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2024, il numero dei nuovi nati è sceso del 5,4%. È toccato al presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, dare il senso del declino demografico che l’Italia si trova ad affrontare. L’analisi è risuonata davanti a una platea di studenti e studentesse riuniti ieri a Roma all’auditorium della Conciliazione per gli Stati generali della Natalità.

Al centro del dibattito la crisi demografica le cui conseguenze sono ormai in cima alle preoccupazioni della politica, come dimostra anche l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta per analizzare nel profondo gli effetti che questo fenomeno sta avendo sulla società e sull’economia. Il 2024 è stato toccato un minimo storico di nascite, meno di 370mila. E il rischio è che il 2025 faccia anche peggio. A fine agosto i nati da inizio anno erano 230mila.

L’ESORTAZIONE

Questo vuol dire giovani in meno. Ma non solo. Per il Paese significa anche meno competenze e laureati in meno. Negli ultimi dieci anni c’è stata una perdita di 90mila vincitori tra i 25 ei 34 anni, 21mila soltanto nel 2023. A cascata questo vorrà dire meno lavoratori qualificati, ma anche meno lavoratori in generale e un maggiore sforzo per la spesa in pensioni e assistenza.

Ma il Paese non è condannato al declino. «Occorre aiutare la vita a sbocciare e porre le persone al centro degli interessi della comunità» è il messaggio lanciato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ai ragazzi e alle ragazze in platea, «Il nostro domani è nelle nostre mani. Il nostro futuro, quello delle nostre famiglie, della nostra società, è parte del nostro presente, perché il suo concretizzarsi è frutto delle scelte che compiamo oggi e una società consapevole che sa accogliere la vita, sa accogliere le persone, è fin d’ora una società più forte».

Il Capo dello Stato ha citato la Costituzione e Papa Francesco. La natalità «è l’indicatore principale per misurare la speranza, la speranza di un popolo», ha detto ricordando le parole di Bergoglio agli Stati generali della natalità di due anni fa. Il secondo riferimento è all’articolo 31 della Costituzione: «La Repubblica agevola con economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia».

Perciò «il ruolo delle pubbliche istituzioni non è affatto indifferente», ha sottolineato ancora il Capo dello Stato, «condizioni adeguate di retribuzione e sviluppo dei servizi sociali rappresentano orizzonti di vita nei quali è possibile orientare le proprie scelte verso la gioia di avere figli e non verso la rinuncia ad averne». Anche perché l’invecchiamento della popolazione ha conseguenze «sui conti pubblici e sulla coesione intergenerazionale».

Par ole fatte proprie anche dell’ospite dell’appuntamento, Gianluigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità. «Il problema non è convincere qualcuno a fare un figlio. Qui non si tratta di “convincimento”, ma di libertà», ha sottolineato, «Oggi è libero di non avere figli chi i figli non li vuole; basta non farli. Non è libero di averne chi li desidera, perché un figlio in Italia continua a essere una delle prime cause di povertà».

LA PROPOSTA

A nche da queste considerazioni nasce l’idea di lanciare una Agenzia per la Natalità. L’iniziativa prevede, infatti, la creazione di una struttura progettata per mettere in rete esperienze, confrontarsi sul tema e proporre soluzioni concrete», ha sottolineato De Palo. «Non si tratta di un organismo sostitutivo delle istituzioni, ma di un supporto operativo volto a rafforzare il dialogo tra pubblico e privato ea garantire una maggiore coerenza nelle politiche familiari».


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