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scoperte oltre 150 specie animali e rischio estinzione per la biodiversità glaciale


I ghiacciai e le calotte polari rappresentano ecosistemi ancora parzialmente inesplorati dal punto di vista della biodiversità animale. Secondo un recente studio internazionale coordinato dall’Università Statale di Milano, in collaborazione con il MUSE – Museo delle Scienze di Trento, ad oggi sono state censite circa 150 specie animali legate direttamente a questi ambienti. Di queste, ben 73 vivono esclusivamente sui ghiacciai e sono quindi particolarmente minacciate dal cambiamento climatico.

Biodiversità dei ghiacciai: un patrimonio ancora da scoprire

L’indagine, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), si basa su un ampio database globale. Gli autori sottolineano come, nonostante ghiacciai e calotte coprano il 10% della superficie del pianeta, la fauna che vi abita sia ancora poco studiata e in gran parte sconosciuta. Tali aree vengono definite dai ricercatori «darkspot» della biodiversità: zone dove molte specie potrebbero vivere inosservate.

Attraverso la revisione di quasi 2.700 articoli scientifici, sono state documentate almeno 152 specie animali appartenenti a 14 classi differenti. Tra queste, i gruppi più rappresentativi sono rotiferi, collemboli e tardigradi, microrganismi e piccoli invertebrati noti per la loro capacità di adattamento alle condizioni estreme del ghiaccio.

Le specie legate ai ghiacci e l’urgenza della loro tutela

Una delle principali evidenze riguarda le 73 specie identificate come «glacier specialist», ossia organismi che dipendono esclusivamente dagli ambienti glaciali. Proprio per questa specializzazione, queste specie risultano estremamente vulnerabili alla progressiva scomparsa dei ghiacci dovuta al riscaldamento globale.

In particolare, la ricerca ha incrociato i dati sulla distribuzione attuale di queste specie con diversi scenari futuri di ritiro dei ghiacciai. I risultati sono allarmanti: anche ipotizzando un aumento di temperatura contenuto, entro il 2100 tre specie – i collemboli Desoria calderonis e Vertagopus fradustaensis, e il tardigrado Adropion afroglacialis – rischiano di perdere completamente il proprio habitat. Altre dodici specie potrebbero invece vedere ridotto di oltre il 90% il proprio areale naturale.

Le Alpi tra le zone più a rischio

Il fenomeno dell’arretramento accelerato dei ghiacciai rende le Alpi una delle aree più vulnerabili, dove la riduzione della biodiversità glaciale rischia di manifestarsi in tempi particolarmente brevi e intensi. Gli autori dello studio sottolineano così l’urgenza di azioni di tutela e monitoraggio per salvaguardare questi ecosistemi unici e le specie che li popolano.

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