29.10.2026
12 Street, Rome City, Italy
Politics

«Roma hub europeo per l’Africa», il governo “allarga” il Piano Mattei


ROMA «Nonostante i giorni difficili che stiamo attraversando», Giorgia Meloni non poteva mancare all’appuntamento a Palazzo Koch sul Piano Mattei, in platea il presidente della Banca Mondiale Ajaypal Singh e il numero uno di Bankitalia Fabio Panetta.

La giornata per lei straborda di impegni, compreso il viaggio a Nola per presenziare al funerale del piccolo Domenico. Ma l’intervento nella sede storica di via Nazionale non si può eludere, perché il Piano Mattei costituisce una pedina fondamentale nella strategia del governo, portato testardamente avanti dalla premier.

Che conferma di crederci fermamente tanto da volerne allungare la tela, coinvolgendo altri paesi oltre le 14 Nazioni africane già dentro il progetto. «Nel corso del 2026 — annuncia Meloni — estenderemo la nostra strategia ad altre quattro: Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Gabon e Zambia».

Perché «il lavoro non nasce — scandisce la presidente del Consiglio — per un semplice decreto. Nasce dove esistono condizioni favorevoli. Dove ci sono infrastrutture fisiche e digitali, energia affidabile, capitale umano formato, istituzioni solide, regole certe, accesso ai finanziamenti». Ed è questo l’obiettivo nel mirino del Piano Mattei, «affinché l’Africa possa crescere e prosperare processando le sue risorse, coltivando le sue terre, valorizzando al meglio il suo capitale umano».

Al presidente Banga, Meloni riconosce il ruolo di primo piano della Banca Mondiale, che passa dalla capacità di «mettere il settore privato al centro dello sviluppo, mobilitare capitali, ridurre il rischio per gli investimenti, rafforzare le capacità istituzionali delle Nazioni partner».

E su questo scacchiere, Roma è una pedina fondamentale, gioca un ruolo che può far la differenza, da Re che può ambire allo scacco matto, alla mossa decisiva. Meloni ricorda l’apertura nella Capitale dell’ufficio dell’International Finance Corporation, che «non è — tiene a rimarcare — un fatto simbolico. È una scelta strategica.

Significa creare un ponte operativo tra il sistema produttivo italiano, i mercati africani e gli strumenti finanziari del Gruppo Banca Mondiale. Vuol dire facilitare l’incontro tra imprese, investitori e progetti bancabili. Significa rafforzare la capacità di mobilitare capitale privato verso iniziative ad alto impatto occupazionale».

La meta è chiara, Meloni non ne fa mistero. «Vogliamo che Roma diventi uno snodo europeo per gli investimenti in Africa, un luogo nel quale pubblico e privato lavorano insieme per trasformare buone idee in posti di lavoro. Perché il punto centrale, per noi, di nuovo, è questo: il lavoro. Lavoro dignitoso, stabile, di qualità. Lavoro che consenta ai giovani africani di costruire il proprio futuro nella propria terra».

60% Popolazione under 25

I numeri, legati a doppio filo con il fenomeno dell’immigrazione irregolare, danno l’idea dell’incombenza. L’Africa è infatti il continente più giovane del mondo, con il 60% della popolazione con un’età inferiore ai 25 anni. Ogni anno milioni di giovani entrano nel mercato del lavoro. «Se non creiamo opportunità adeguate, il rischio è ovviamente l’esclusione, l’instabilità, la migrazione forzata — sottolinea la premier -. Ma se investiamo in modo serio in energia, infrastrutture, agricoltura, formazione tecnica e professionale, possiamo trasformare la dinamica demografica in una straordinaria leva di sviluppo».

Dunque la premier ricorda i quattro pilastri su cui il Piano Mattei si tiene in piedi: energia, agricoltura, formazione e competenze, ambiente regolatorio e accesso ai finanziamenti. Perché lo sviluppo dell’Africa passa «non dai buoni propositi, ma dai risultati concreti che raggiunge, in termini di posti di lavoro creati, imprese sostenute, investimenti mobilitati». Un approccio che Meloni auspica si estenda all’Europa e all’intero occidente.

Vale a dire «meno frammentazione, più coordinamento; meno retorica, più cantieri; meno promesse, più strumenti finanziari innovativi e concreti. Meno carità, più sviluppo». Via «l’arroganza di chi impone modelli precostituiti indipendentemente dalle istanze dei popoli africani», il futuro per la presidente del Consiglio passa dalla «condivisione delle soluzioni e del modo per realizzarle».


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Leave feedback about this

  • Quality
  • Price
  • Service
[an error occurred while processing the directive]