Il senso comune e il buon senso s’incontrano a metà e condividono un dato di fatto che risulta evidente alla stragrande maggioranza degli italiani di fronte al caso Roggero. L’evidenza è questo: risarcire le famiglie di due rapinatori, uccisi dopo che avrebbero potuto uccidere, è davvero troppo anche in una società come la nostra in cui si tende a confondere torti e ragioni.
È naturale che il risarcimento venga percepito come un paradosso morale: il gioielliere aggredito nel proprio negozio si ritrova a dover pagare ingenti somme ai parenti di chi lo voleva rovinare. Ecco, opporsi ai risarcimenti non significa volersi vendicare fino in fondo. Vuol dire combinare il senso comune (dare una condanna aggiuntiva a Roggero appare un accanimento contro chi è stato la prima vittima, anche se non a costo della vita) con il buon senso che è equilibrio e misura e anzitutto flessibilità pragmatica.
Ossia è un modo il buon senso di capire che, in un certo contesto, in una determinata situazione, una regola astratta se applicata alla lettera può produrre un risultato assurdo o ingiusto. L’eccezione ragionevole sui risarcimenti, che è quella invocata nel caso del gioielliere piemontese non solo da certa politica ma da gran parte dei cittadini di ogni colore politico, può rappresentare una prova di responsabilità che è quella che serve, e manca, nella vicenda in corso.
Il ruolo dello Stato
Manca la responsabilità di capire, da parte di troppi, che il cittadino che non si sente tutelato fino in fondo dallo Stato, e che rimane solo o credere di essere solo nel suo bisogno securitario, rischia di trovare nella giustizia fai da te la risposta (sbagliata) alla propria disperazione. E pensarla così non significa difendere gli spari di Roggero ma semplicemente considerare la disperazione sociale di una persona come tante: di «Un borghese piccolo piccolo», se vogliamo scomodare il celebre film super dark di Alberto Sordi e Mario Monicelli, girato sulla Prenestina, dalle parti del Pigneto, più di 40 anni fa.
Ma manca allo stesso tempo la responsabilità di voler evitare — d invece lo si sta facendo ampiamente sia a livello politico sia sul piano mediatico — di costruire in Roggero il prototipo dell’eroe popolare, anzi dell’eroe populista. Questo tipo di figura è stata messa al centro, anche con il suo contributo diretto, della nuova e inopportuna garlaschizzazione di una vicenda giudiziaria.
La quale viceversa meriterebbe, come tutte le altre storie di cronaca, non i clamori, le strumentalizzazioni e il cinismo della spettacolarizzazione, pure via social, ma una dose massiccia di prudenza e di sobrietà.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



Leave feedback about this