Molti robot “pulitori” di oggi passano senza problemi sui pavimenti, ma evitano ogni attività che richieda contatto diretto con oggetti e superfici. La pulizia vera, quella che richiede attenzione e delicatezza, rimane ancora appannaggio umano.
Negli ultimi anni, però, alcuni sviluppatori hanno iniziato a sperimentare robot capaci di affrontare ambienti più complessi, come bagni pubblici e cucine di uffici. Qui non basta muoversi secondo una mappa: il robot deve toccare lavandini, banconi, servizi igienici e superfici di diversa consistenza, utilizzando strumenti e detergenti specifici per ogni compito.
La tecnologia combina la guida a distanza da parte di operatori umani con algoritmi di apprendimento automatico. Inizialmente, l’uomo mostra al robot come svolgere le operazioni; poi il software generalizza quei movimenti, adattandoli a spazi e situazioni diversi.
Un elemento fondamentale è la manipolazione: il robot deve regolare la forza applicata e cambiare strumenti a seconda della superficie, proprio come farebbe una persona mentre strofina o asciuga. Questa capacità permette di trattare diversi materiali senza danneggiarli, passando agevolmente da spugne a panni o spazzole.
Non si tratta di robot spettacolari o di innovazioni appariscenti, ma di una tecnologia concreta, capace di automatizzare compiti ripetitivi in ambienti sporchi ma strutturati, dove la richiesta di lavoro umano è costante.
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