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Per l’Italia e il Vaticano è tempo di bilanci davanti alla grande celebrazione papale di stamattina, il secolare rito della chiusura della Porta Santa, al quale prende parte anche il Capo dello Stato. Ma forse più delle grandi opere che sono state realizzate o del buon funzionamento dimostrato dalla macchina organizzativa che per dodici mesi ha permesso di gestire bene mostruosi flussi turistici senza scossoni di sorta per la Capitale, i responsabili della Cabina di Regia del Giubileo possono andare orgogliosi del metodo trasversale individuato ed applicato. Al punto che ieri il Sottosegretario, Alfredo Mantovano, nella conferenza stampa di bilancio in Vaticano ci scherzava sopra: «dovremmo brevettarlo il metodo Giubileo», mentre il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri gli faceva sponda: «Abbiamo dato il meglio con passione. Il Giubileo ha fatto da volano». Monsignor Rino Fisichella, l’arcivescovo che ha seguito ogni fase per conto della Santa Sede, ricordava, invece, che quel neologismo «esprime davvero sintonia delle istituzioni per raggiungere obiettivi comuni che altrimenti avrebbero richiesto ben altra scadenza». Allo stesso tavolo, sedevano anche il Prefetto Lamberto Giannini e il presidente Francesco Rocca che man mano gli interventi si sviluppavano snocciolando numeri e grafici, annuivano, probabilmente ricordando bene quando, alla vigilia dell’Anno Santo, tante cose erano per aria, fino a che la collaborazione e il coordinamento hanno avuto la meglio, irradiandosi persino in altri settori della pubblica amministrazione coinvolti nell’evento. Un esempio tra tutti. «Quando per il tunnel di Piazza Pia affiorarono importanti vestigia romane si decise di agire subito e in modo trasversale. In una gestione ordinaria l’opera sarebbe ancora bloccata, invece la sospensione durò circa una decina di giorni, ovvero il tempo necessario per prelevare tutti i reperti e metterli al sicuro. Questo è stato possibile grazie all’intesa raggiunta tra tutte le altre amministrazioni». Pausa. «In genere le riunioni di coordinamento devono risolvere i problemi e non crearli. La Cabina di Regia del Giubileo ha avuto un taglio pratico e operativo, ha verificato a cadenza regolare lo stato dei lavori, ha definito soluzioni per far fronte ai ritardi». Stamattina con la chiusura della Porta Santa a San Pietro il Giubileo della Speranza si conclude entrando a far parte dei libri di storia, lasciandosi dietro eventi complessi e rilevanti e numeri da record. La morte di Papa Francesco, l’elezione di Leone XIV, i due milioni di giovani a Tor Vergata, i 33 milioni 475 mila pellegrini da 180 paesi che sono stati conteggiati da un occhio elettronico nascosto collocato al varco della Porta Santa di San Pietro. L’Europa e l’America del Nord sono state le provenienze maggiori delle persone arrivate. E ieri alle 1730 c’è stato anche l’ultimo passaggio dei volontari e poi è stato chiuso il percorso dedicato che era stato preparato, quello dei serpentoni di persone in fila indiana dietro una croce di legno intenti a pregare o cantare, spesso sollevando la curiosità dei normali turisti a via della Conciliazione.
Al di la dei numeri e dei confronti di altri Giubilei ora si guarda già al 2033, quando verrà aperto il Giubileo della Resurrezione a ricordo del bimillenario della resurrezione di Cristo.
Un altro evento mondiale che porterà inevitabilmente la Città Eterna di nuovo sotto i riflettori. Il Metodo Giubileo sintetizzabile nello slogan di “fare bene, fare presto” è ancora una volta il cammino operativo congiunto da seguire per il futuro. Già si immaginano progetti importanti, per esempio un sottopasso sotto via della COnciliazione così come altri programmi capaci di dare alla Città Eterna gli strumenti per una accoglienza migliore.
Nel panorama politico italiano generalmente piuttosto litigioso e attaccabrighe il criterio di lavoro giubilare che ha effettivamente permesso la soluzione di tanti problemi complessi in tempi rapidi appare come una anomalia. Di sicuro ha fatto leva sui rapporti umani. Un giornalista ieri ha chiesto se per caso chiuso il Giubileo i componenti della Cabina di Regia non avranno nostalgia gli uni degli altri e Fisichella ci ha scherzato sopra. «Ci mancheranno le telefonate continue. In ogni caso, e questo posso dirlo, si è creato anche un bel rapporto di amicizia che ha permesso di lavorare assieme e appianare tante grane». Pare che alcuni scontri fisiologici siano stati messi subito da parte. Qualche confronto aspro tra Fisichella e Gualtieri per le due fontane di Piazza Pia. Ma per il resto però, almeno questa è la vulgata, il vero miracolo è stata proprio la pax giubilare.
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