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Btp, l’80% all’estero. Acquisti da 40 Paesi. Brillano Usa e Golfo


I Btp fanno gola all’estero. I dettagli dell’ultima emissione effettuata dal Tesoro tramite sindacato raccontano di una partecipazione molto alta di banche e fondi internazionali. Il segnale dell’attenzione degli investitori per l’Italia, certificata in questi mesi dal giudizio delle agenzie di rating e dal continuo restringersi dello spread con il rendimento dei Bund tedeschi – sceso ieri a quota 63 punti, aggiornando un nuovo minimo dal 2008.

Giovedì sono stati circa 400 gli investitori istituzionali che hanno partecipato e sottoscritto l’emissione dual tranche per complessivi 20 miliardi di euro, suddivisi in 15 miliardi di un nuovo Btp a 7 anni e 5 miliardi di Btp Green.

Le cifre

Nel complesso, all’estero è andato circa l’80% dell’operazione, che ha raccolto ordini per 265 miliardi, superando di oltre 13 volte l’ammontare offerto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. La percentuale della presenza straniera sale all’84,1% per il bond verde (il settennale ha invece registrato il 78,8% di sottoscrizioni estere). La mappa geografica dei fondi, delle banche e delle istituzioni finanziarie che hanno sottoscritto conta oltre 40 Paesi.

Per entrambe le emissioni, la parte più rilevante del collocamento è stata sottoscritta in Europa, con il Regno Unito e i Paesi scandinavi a ritagliarsi la quota maggiore e con percentuale più alte sul Btp Green. Per il Btp a 7 anni, le due geografie pesano rispettivamente per il 22,6% e per il 10,5%; quota che vendita al 37,3% e al 14,5% per l’obbligo dedicato agli interventi di riduzione della CO2 e ambientali.

In particolare, il settennale è stato ben accolto anche negli Stati Uniti (nel Nord America in generale) e in Medio Oriente. La presenza delle istituzioni del Golfo non è una novità e c’è sempre stata, con citazione legata al tipo di bond emesso. Nell’ultimo anno si registra comunque una loro crescita: giovedì gli investitori medio-orientali hanno sottoscritto il 6,1% del titolo a 7 anni e il 3,6% del green, ma negli ultimi mesi erano arrivati anche all’11%.

Sempre in Europa, è rispettivamente del 9,2% e del 9,5% la quota per il Btp a 7 anni e per il Green sottoscritta da investitori della Penisola iberica. Da Germania, Austria e Svizzera il dato è per entrambi i titoli al 5%, e dalla Francia al 4,8% e al 4,5%.

Gli asiatici hanno invece puntato soltanto sul settennale, con il 6,5% delle sottoscrizioni, limitandosi ad acquistare appena lo 0,7% dell’obbligazione sostenibile del Tesoro.

Gli acquirenti

Quest’ultima, peraltro, ha avuto un certo appeal tra gli hedge fund, che hanno messo nei loro portafogli il 4,6% dei 5 miliardi della riapertura della scadenza al 2026.

Più in generale, i gestori hanno sottoscritto il 35,7% del Btp a 7 anni e il 47% del green. Ampia anche la partecipazione delle banche, con il 32,2% e il 21,4%. Forte la presenza degli investitori di lungo periodo, con quota del 27,6% sulla scadenza al 2033 e del 26,8% sul bond Green. In particolare, le banche centrali hanno preso il 18,5% del primo e il 13,1% del secondo; i fondi pensione e le assicurazioni l’11,1% e il 13,7%.

Gli investitori esteri si confermano quindi una delle livelli di finanziamento del debito pubblico, come da previsioni degli analisti. Già lo scorso anno gli investitori esteri avevano in gran parte colmato i disinvestimenti dell’Eurosistema di 75 miliardi, nell’ambito della riduzione graduale del bilancio Bce.

Ieri intanto l’asta Bot a 12 mesi da 8 miliardi si è chiusa con richieste per oltre 11,5 miliardi e rendimenti in calo di sette punti rispetto all’appuntamento precedente, a 2,112%. La prossima data in calendario per il debito pubblico è il 13 gennaio, quando il Tesoro andrà in asta con un nuovo titolo a tre anni.


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