28.10.2026
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Politics

Referendum sulla giustizia, polemiche su Gratteri. Nordio: «Test psicoattitudinali»


ROMA Tour in giro per l’Italia, manifesti appesi a destra e manca, spettacoli teatrali per il no e “treni per il sì”. Ma soprattutto le polemiche come pane quotidiano: vedesi quella innescata ieri dalle frasi proferite dal procuratore di Napoli, Nicola Gratteri: «Le persone perbene votano no, per il sì la massoneria deviata e gli imputati». La campagna referendaria, a quasi un mese dalle urne, entra nella sua fase due, dove l’antica ambizione di “non politicizzare” i contenuti della riforma della giustizia sembra essere destinata, complice i sondaggi, a naufragare.

«Massoni e imputati»

Galeotta, si diceva, una video-intervista rilasciata da Nicola Gratteri al Corriere di Calabria: «È certo che per il no voteranno le persone perbene, le persone che credono nella legalità come pilastro importante per il cambiamento della Calabria», dice sibillino il magistrato, convinto che per il sì, «ovviamente», si schiereranno «gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente». Apriti cielo. La scossa tellurica delle dichiarazioni di Gratteri smuove anche le alte cariche dello Stato: si dice «basito» il presidente del Senato Ignazio La Russa, dell’idea che la dichiarazione faccia «alzare e di parecchio i toni dello scontro politico». E poi, dalla Camera, Lorenzo Fontana, «stupito e dispiaciuto», e pronto a rinnovare l’invito a un dibattito «sobrio e costruttivo». Ma è tutto il centrodestra, in realtà, a muoversi in blocco: un «attacco alla libertà che offende gli italiani», lo definisce Antonio Tajani e, con lui, il governatore azzurro Roberto Occhiuto, per cui così si «infanga la Calabria». Se Maurizio Lupi chiede le scuse, il meloniano Galeazzo Bignami che il fronte del no prenda le distanze. «Lo denuncio. E voterò sì», taglia corto Matteo Salvini. Le conseguenze non sono solo politiche e per capirlo basta leggere la nota del consigliere laico del Csm, Enrico Aimi: «Si informa che sarà proposta l’apertura di una pratica presso il Comitato di Presidenza del Csm». Tutto questo per verificare «se le affermazioni pubbliche rese — per il loro contenuto e per il contesto in cui sono state pronunciate — possano rilevare nel procedimento di valutazione di professionalità del magistrato». Pazienza che il procuratore in persona, al Corriere, si sia difeso, rimarcando la «lettura strumentale» delle sue parole: «Ho detto che a mio parere voteranno sì certamente le persone a cui questo sistema conviene, quindi tutti i centri di potere che non vogliono essere controllati dalla magistratura».

La sua non è una scintilla isolata nell’arco della giornata. Prima, il video con gli atleti di curling, usato dal Pd per promuovere il no, e rimosso dopo le rimostranze del Coni. Poi, il confronto in Aula tra Nordio e dem. Che, per bocca di Francesco Boccia, legano il nervosismo del governo sul referendum alla scelta «irresponsabile» da parte del ministro di paragonare i tempi presenti a quelli delle Br. Il Guardasigilli non si scompone, anzi, rilancia: «Quelle situazioni di aggressività verso le forze dell’ordine, che a quell’epoca non sono state affrontate con la dovuta energia, oggi rischiano o rischierebbero di ripetersi senza interventi adeguati e potrebbero condurre a fenomeni non identici ma analoghi a quelli che hanno turbato con anni e anni di sangue la nostra democrazia». Ad incendiare gli animi contribuiscono, va da sé, i sondaggi, alcuni dei quali registrerebbero una rimonta del fronte del no: «Vengono fatti con vari criteri», minimizza lo stesso Nordio, «fiducioso», ma anche «pronto a inchinarsi alla volontà popolare che è sovrana». Nei partiti, comunque, la mobilitazione è totale.

I partiti

Mentre la segretaria del Pd, Elly Schlein, prosegue il suo tour («no ai magistrati sotto controllo del governo», ha detto da Palermo), Giuseppe Conte si prepara al faccia a faccia con il Guardasigilli il 25 febbraio, a Palermo. Anche per lui l’agenda pro-no è fitta, tra eventi a teatro e in altri luoghi pubblici, come la Promoteca del Campidoglio, dove domani l’ex premier — insieme con Marco Travaglio — spiegherà le ragioni del No. Nel vivo pure la campagna di affissioni pentastellata: «Vota no al referendum salva-casta». Non che dall’altra parte si stia a guardare. I più agguerriti restano gli azzurri. Che, al tema referendario hanno dedicato anche l’ultima segreteria nazionale. Da qui la «pazza idea» dei «treni per il sì», sulla scorta della campagna di Silvio Berlusconi sulle navi. Due i treni coinvolti: uno in partenza da Reggio Calabria e l’altro da Milano. Quanto a Fdi, per un nuovo sprint si attende la direzione nazionale in programma per domani. La «discesa in campo» della premier, però, è data quasi per scontata… Così come l’organizzazione di un grande evento conclusivo. À la guerre comme à la guerre.


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