Non vede «contraccolpi» all’orizzonte ma confessa di essere rimasta «molto colpita» dai ripetuti attacchi personali ai quali non vuole più replicare. Acquario Romano, tardo pomeriggio, c’è la festa de La Verità e sul palco Giorgia Meloni prova ad archiviare il caso Trump. La politica estera non si può fare «come se fosse Temptation Island» sorride la premier chiarendo a scanso di equivoci che non intende seguire il presidente americano nel ping pong di accuse e stoccate via social, dove è diventato virale un meme che ritrae i duellanti davanti a un “falò” di confronto.
LA TREGUA
«Non intendo alimentarlo» riprende lei, «il lavoro bilaterale con gli Stati Uniti ora deve tornare alla normalità». Ovvero, spiega la leader del governo, i ministri che vorranno addentare gli hamburger della festa di Villa Taverna, residenza romana dell’ambasciatore Tillman Fertitta, «che lavora molto ai rapporti fra i nostri Paesi», potranno farlo. Guido Crosetto ci fa un pensiero: «Io a Villa Taverna il 2 luglio? Se ho tempo volentieri. Gli hamburger sono sempre buonissimi…». E lo stesso Antonio Tajani: il capo della diplomazia tricolore calcherà il tappeto rosso della sontuosa villa nel cuore dei Parioli. Intervistata da Maurizio Belpietro Meloni sospende il giudizio sui video, virali anche questi, che l’hanno ripresa durante il G7 gesticolare in modo animato con Trump, apparentemente “ammonendo” l’uomo più potente nel mondo. Spiega però che per lei lo scontro finisce qui. «Ricordo che non più tardi di una settimana fa Crosetto era da Pete Hegseth a Washington, molte iniziative dei sistemi produttivi di riferimento stanno andando avanti, l’export è cresciuto nonostante i dazi americani». E comunque «mantenere solido il rapporto tra Usa e Ue è quello su cui si basa la forza dell’Occidente». Si riparte, dunque, basta schermaglie. Non a caso nei giorni scorsi dal cerchio magico della premier è arrivato un ordine di scuderia per deputati e senatori di Fratelli d’Italia: evitare se possibile ospitate tv sul duello Meloni-Trump. Perché il rischio è che una goccia di troppo faccia traboccare il vaso dei rapporti bilaterali proprio ora che i pontieri stanno provando a rimettere insieme i cocci. Sul palco a Roma Meloni si tiene su un doppio registro: guai internazionali e crucci di casa. L’accordo di pace fra Stati Uniti e Iran? «È molto complesso, rimango ottimista. Dobbiamo guardare a tre elementi fondamentali. L’Iran non può dotarsi di armi e testate nucleari. Nessun Paese della Regione può sentirsi minacciato, che sia Israele o i Paesi del Golfo. La libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz». Oggi la presidente del Consiglio sarà a Berlino per il vertice sulle spese Nato e l’Ucraina nel formato E5, affiancata da Macron, Merz, Tusk e dal dimissionario Starmer. Domani invece è il gran giorno del vertice intergovernativo Italia-Francia, ad Antibes, ed è qui in Costa azzurra che Meloni vorrà coordinarsi con il presidente francese della «situazione in Libano» e della futura missione di peacekeeping che dovrà sostituire Unifil.
NON SOLO VANNACCI
Di carne al fuoco ce n’è. Ma a bruciare in questa fase è soprattutto la politica interna con la corsa alle urne che nei fatti è già iniziata. Meloni difende lo “Stabilicum” e considera «drammatico» lo scenario di un «pareggio» alle urne. Si tira fuori, o questo è il messaggio che vuole inviare, da «aritmetica e alchimie» preelettorali. «Quando arriveranno le elezioni fra un anno lì varrà solamente: al governo ci vuoi il centrodestra o il centrosinistra? E si vedrà anche chi sta da una parte e chi dall’altra». L’occasione è propizia per una stoccata al generale Vannacci. «Mi sono fatta l’idea che la sinistra ne parla molto: Renzi è così occupato a lanciare la volata a Vannacci che non si è accorto che non è stato convocato dai leader del centrosinistra» affonda la premier mettendo con malizia le posate nel pranzo del campo largo in una trattoria romana a cui Renzi non ha partecipato, impegnato negli Usa per l’inaugurazione della biblioteca presidenziale di Obama.
Insomma Meloni snobba Vannacci? Così è se vi pare. Anche se a un occhio attento la premier sembra marcare stretto le battaglie politiche del generale a capo di Futuro Nazionale. Una su tutte? La ricerca della “verità” sul Covid cara all’universo no-vax. Meloni concede carezze a quel variegato bacino elettorale spiegando a Belpietro, che sul suo quotidiano dà ampio spazio al tema, che «bisogna fare chiarezza». «Persone improvvisate alle quali vennero pagate decine di milioni di commissione per importare un miliardo di mascherine farlocche dalla Cina facevano affari mentre l’Italia migliore cercava di combattere il virus» tuona in un passaggio ripostato poco dopo sui suoi social.
Si dice «fiera» Meloni della sua maggioranza, nonostante tutto, e del regolamento rimpatri appena approvato in Ue in cui riconosce la sua firma. Fiera della «stabilità» dell’esecutivo: «Ha visto che si è dimesso Keir Starmer? Io in tre anni vedrò ora il terzo primo ministro britannico…». .Canzona le opposizioni: «Se noi siamo scarsi come dicono loro sono scarsissimi». Ha smesso di fumare dal primo maggio, svela, «nonostante fosse un periodo difficile».
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