Triste, solitario y final, Sigfrido Ranucci nella redazione di Report a via Teulada sta lavorando alle prossime inchieste della prossima stagione di Report. Si sente ancora in sella anche se tra pochi giorni — e non tra poche ore, perché la procedura di eventuale sospensione è complicata — potrebbe non essere più il volto della trasmissione di punta del giornalismo investigativo del servizio pubblico. Sul piano politico, volerà più basso? All’inizio, si muove tra un’inchiesta sulla truffa delle uova e nuove puntate, piuttosto puntute, sul garante della privacy. Poi, arriveranno le inchieste più politiche, a cominciare da alcune che sfiorano anche presidenti regionali e sindaci.
I NODI
Ma bisognerà vedere una questione non irrilevante: sarà Sigfrido a lanciare queste inchieste o il suo sostituto? I tempi della decisione però non parrebbero molto veloci. Perché in Rai vogliono fare le cose bene. Nel senso che quando fu rimosso Paolo Ruffini dai RaiTre, fece causa e vinse. Con Michele Santoro la stessa cosa. E allora? L’ad Giampaolo Rossi passa il ferragosto e i giorni successivi sulle sudate carte, ad esaminare i documenti del Comitato etico. Poi, prima di prendere la decisione, si confronterà con alcuni massimi dirigenti: Corsini e Coletta per il tema editoriale; Ventura, capo del personale; Spadafora, capo dell’ufficio legale. Tante valutazioni tecnico- giuridiche, e nessun pregiudizio politico, dicono in Rai. Ma di fatto, tutto è politica, come si sa. E tutto è marketing, pubblicità, soldi. Report può ripartire con Ranucci o è più efficace sostituirlo perché il suo deficit di credibilità può diventare deficit di entrate pubblicitarie?
La Rai vuole prendersi tutto il tempo possibile, che non potrà essere troppo lungo però, perché si arrivi alla decisione migliore possibile dal punto di vista degli ascolti e dell’immagine del servizio pubblico, e una decisione che sia inattaccabile sul piano legale.
Ieri così si è espressa Federica Frangi, Cda Rai in quota meloniana: «Non è convincente sostenere che l’unica domanda sia se i rapporti con Lavitola abbiano o meno condizionato i contenuti di Report. La correttezza professionale non si misura soltanto su ciò che va in onda. Riservatezza, rapporti di lealtà e correttezza verso l’azienda, i comportamenti verso la redazione e tutela dell’immagine del programma, sono anch’essi aspetti che la Rai ha il diritto e il dovere di valutare». Ovvero: «Se un dirigente Rai invia a un giornalista una comunicazione nell’ambito del rapporto di lavoro e quella comunicazione viene inoltrata all’esterno, è legittimo che la Rai verifichi eventuali violazioni degli obblighi di riservatezza e correttezza professionale».
La linea della governance che fa riferimento all’ad è quella secondo cui Report può essere un valore per la Rai in termini di ascolti e pubblicità, ma il valore del programma non può diventare uno scudo per il comportamento di chi lo conduce: «È dovere della Rai – dice ancora Frangi – fare nei riguardi di ogni suo dipendente le valutazioni che servono, senza che venga trasformata ogni verifica in un’aggressione alla libertà di stampa».
Alessandro Di Majo e Roberto Natale, i due del Cda in quota opposizioni, intervengono: due del Cda in quota opposizioni a loro volta intervengono: «Una questione che va tenuta ferma è se il rapporto di Ranucci con Lavitola ha condizionato la scelta di alcuni dei temi o dei contenuti di Report. Questo deve essere il tema al centro delle valutazioni che farà in questi giorni l’ad». Intanto lo schleineriano di ferro, Sandro Ruotolo, europarlamentare, ha portato in sede Ue la vicenda Ranucci. «È una questione che riguarda direttamente l’indipendenza del servizio pubblico e l’applicazione dell’European Media Freedom Act». Ma anzitutto è una questione che riguarda la tv italiana, prima ancora che la politica, e i comportamenti aziendali dei dipendenti del servizio pubblico. Perciò Sigfrido, pur continuando a lavorare nel pieno d’agosto, difficilmente l’8 novembre apparirà in video come al solito, a presentare la scaletta di Report.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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