Arrivano gli attacchi di Kiev su Mosca, ma i cittadini della capitale russa non possono rifugiarsi nei bunker antiaerei. E non perché la città ne sia sprovvista ma perché Putin non vuole comunicarne la posizione. Ovvero, nessuno sa dove si trovino e come raggiungerli. Il motivo? La parola «guerra».
L’«operazione militare speciale»
A cinque anni dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, Mosca ha mobilitato centinaia di migliaia di uomini, trasformato la propria economia e intrapreso la più grande guerra in Europa dal 1945. Eppure, ufficialmente, la Russia non ha ancora dichiarato guerra a nessuno. Sembra un paradosso ma per il Cremlino ammettere ufficialmente di essere in guerra porterebbe a notevoli implicazioni. La guerra della Russia contro l’Ucraina non è iniziata nel 2022. Quando i carri armati russi hanno attraversato il confine ucraino a febbraio, la guerra era già in corso da quasi otto anni. E per tutto questo tempo sono stati evitati termini che implicassero un coinvolgimento diretto della Russia. Veniva chiamata «crisi ucraina», «conflitto nel Donbass», «guerra civile ucraina». L’espressione «operazione militare speciale» è emersa solamente il 24 febbraio 2022, quando Putin ha annunciato l’invasione su vasta scala. A quel punto, il Cremlino non poteva più negare in modo plausibile il ruolo diretto della Russia. Quindi, invece di negare apertamente la guerra, l’ha rinominata. Le guerre hanno delle conseguenze, la gente va nel panico e inizia a temere la mobilitazione, la crisi di beni di prima necessità, la sofferenza e la morte.
Poi le restrizioni ai viaggi e così via dicendo. Una «operazione militare speciale» mantiene quel filo di distanza dal concetto di conflitto che permette al Cremlino di non attuare determinate soluzioni e mantenere la popolazione in una situazione di calma apparente.
La guerra ora è arrivata a Mosca, ma niente rifugi antiaerei
Nel giugno del 2026 però qualcosa è cambiato. L’Ucraina ha spostato i confini del conflitto in Russia arrivando con i suoi droni fino a Mosca. I sistemi di difesa aerea hanno fatto flop, i missili Pantsir sono andati in tilt (colpendo loro stessi la raffineria di Gazprom), e gli abitanti hanno iniziato a rendersi conto che il pericolo si stava spostando vicino alle proprie case. Tuttavia i funzionari del Cremlino si sono rifiutati di rivelare l’ubicazione dei rifugi antiaerei locali, spiegando che tali informazioni sarebbero state divulgate solo «in tempo di guerra». Ma, ufficialmente, la guerra non c’è. E senza di essa le misure non vengono applicate e, sostanzialmente, diventano difficili da giustificare. La verità è che nel 2022 Putin ha creduto che l’operazione sarebbe stata veloce, un lampo di tre giorni per conquistare l’Ucraina. Quindi, invece di preparare i russi a una guerra lunga e costosa, il Cremlino sembra aver immaginato qualcosa di più simile a un intervento rapido e indolore, concluso prima che la maggior parte dei russi avesse il tempo di porsi domande scomode. Ma così non è stato grazie all’orgoglio ucraino, agli aiuti dell’Occidente e all’ingegno delle forze di Kiev. Il resto è storia e ora la guerra è arrivata anche in Russia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



Leave feedback about this