28.10.2026
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Politics

«Più personale per la difesa». Chiesta la flessibilità


Uno sforzo necessario per puntellare la sicurezza. Che, come un Giano bifronte, guarda alla difesa ma non può prescindere dall’energia, altro tassello del puzzle. La lettera sulla flessibilità con cui Roma chiede l’attivazione della clausola di salvaguardia è stata inviata dall’Italia all’Ue giovedì scorso, nella stessa giornata in cui, come anticipato dal Messaggero, il responsabile del Mef ha annunciato nel Consiglio dei ministri che ha varato la mini-proroga del sconto sul diesel che il dado era tratto.

E che il verdetto dell’Eurostat atteso per il 22 settembre, quando Roma potrebbe uscire dalla lista dei “cattivi” e lasciarsi alle spalle la procedura d’infrazione, farà la differenza anche in questa partita. Perché, se il responso sarà favorevole per l’Italia, attivare la clausola di salvaguardia non ci farà ripiombare nella procedura di infrazione, anche se il deficit andrà, per forza di cose, sopra il 3%.

Energia e difesa, chiesta la flessibilità

Ma torniamo alla lettera indirizzata al “gran visir” dei numeri Valdis Dombrovskis e al presidente dell’Ecofin Simon Harris, in cui si segue la rotta tracciata dal Parlamento lo scorso 5 agosto, quando le Camere hanno approvato la risoluzione di maggioranza in cui veniva chiesto a Bruxelles di spendere 36 miliardi nel triennio 2026-2028, 22 per la difesa e i restanti 14 per l’energia. Dando seguito al risultato che Meloni aveva spuntato in Europa a giugno scorso, ottenendo che, oltre alle spese per il riarmo, la flessibilità venisse declinata anche per i costi energetici, pur tenendo rigorosamente fuori interventi “allevia bolletta” o sconti sui carburanti, Perché la guerra in Iran – la motivazione all’epoca addotta da Palazzo Chigi – al pari e anche più dei conflitti che l’hanno preceduta rappresenta pur sempre una minaccia per la sicurezza. 

Nella missiva inviata giovedì non si entra nei dettagli tecnici, illustrando le spese che si intende affrontare con le risorse in ballo, perché i dettagli arriveranno poi, quando i negoziati – che dovrebbero entrare nel vivo a partire dalla riunione dell’Ecofin del prossimo 9 ottobre – saranno a buon punto. Ma alcuni elementi sono già serviti sul piatto, messi nero sul bianco nella lettera che avvia ufficialmente il confronto con l’Europa, come la volontà di spendere le risorse in questione rafforzando il personale della difesa – più militari, ingrossare le file delle nostre forze armate – o agevolando le scelte green sul fronte della sicurezza energetica. Secondo quanto filtra da Bruxelles, quella italiana è al momento una delle sole due richieste giunte a Palazzo Berlaymont, con Roma in buona compagnia della Grecia. La valutazione dovrebbe essere relativamente rapida, probabilmente un paio di settimane. 

I RISULTATI
E in attesa che Bruxelles batta un colpo, ma soprattutto aspettando il verdetto del 22 settembre che potrebbe portare all’Italia una dote di 8-10 miliardi da spendere in manovra, Giorgia Meloni sui social difende il lavoro fatto dal governo per scudare l’economia in tempi difficili come quelli che ci troviamo a vivere. «Per anni ci hanno raccontato un’Italia condannata a inseguire gli altri – scrive la presidente del Consiglio – Oggi diversi indicatori raccontano una storia differente: una Nazione che recupera terreno, compete e torna a sorprendere.

Non significa che i problemi siano risolti. Significa che la strada intrapresa è quella giusta, e non abbiamo intenzione di fermarci». Né ora e né al prossimo giro di giostra, visto che i toni sono quelli da campagna elettorale ormai entrata nel vivo. E non a caso, lo stesso registro comunicativo si ritrova nel report che il centro studi di Fdi capitanato da Francesco Filini invia regolarmente a deputati e senatori per prepararli sui temi più dibattuti. Suggerendo le note da far vibrare per convincere l’opinione pubblica a scegliere il partito di via della Scrofa. 

IL DOSSIER DI FDI
Nell’ultimo dossier, inviato proprio ieri ai parlamentari, si batte sui «cinque sorpassi» che l’Italia a guida Meloni avrebbe messo a segno: «Il Pil pro capite italiano ha superato per crescita tutti i Paesi del G7, tranne gli Stati Uniti – si legge nell’elenco – L’export italiano ha sorpassato quello del Giappone; Il tasso di disoccupazione è sceso per la prima volta sotto quello dell’area euro; Lo spread è sceso per la prima volta sotto quello della Francia; Secondo il Fondo Monetario Internazionale nel 2031 il debito pubblico statunitense in rapporto al Pil supererà quello dell’Italia». Si tratta della “lista della spesa” che Meloni snocciolerà in campagna elettorale, un antipasto già servito all’evento a Bari per il record di longevità del suo governo. Ma che trova e troverà il muro delle opposizioni, pronte a dare filo da torcere. «Dobbiamo costruire l’alternativa alla destra dopo quattro anni di disastro del governo Meloni – tuonava ieri Elly Schlein, in videocollegamento alla Festa dell’Avanti! a Campobasso – Oggi, dopo quattro anni di governo Meloni, l’italia è più fragile, gli stipendi sono tra i più bassi in Europa mentre il costo dell’energia all’ingrosso è il più alto d’Europa».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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