È stato un amore (calcistico) a prima vista. Prima conferenza stampa di De Rossi, neo allenatore della Roma, 19 gennaio 2024: «Pisilli? Sono rimasto stupito, vederlo dal vivo mi ha impressionato. Ammetto che non lo conoscevo bene, parliamo di un giocatore forte, non credevo avesse tutta questa qualità. Molto giovane, un bambino praticamente, ma è davvero forte». Parole che inizialmente sembrano di circostanza e con uno sguardo proiettato inevitabilmente al futuro. Niccolò, che aveva esordito in A con Mou e segnato il primo gol in Europa League contro lo Sheriff qualche settimana prima dell’avvento di Daniele e dell’addio del portoghese, in stagione non trova più spazio. Sembra di colpo tornato ai tempi del Parco della Madonnetta, a Casal Palocco, quando da bambino giocava a pallone con il fratello più grande.
La crescita esponenziale di Pisilli
Arriva così l’estate, quella delle decisioni. Va a giocare in prestito o resta in rosa? A sorpresa, De Rossi lo conferma preferendolo a Bove: «Mi dispiace, ma devo fare delle scelte. Edo voleva giocare di più e io non l’ho bloccato. Niccolò invece resta qui». Così, a Torino contro la Juve, alla terza giornata in una partita delicatissima, vedere titolare Pisilli dal 1′ sorprende fino ad un certo punto. Il resto è storia recente. De Rossi, visto lo scarso impiego del ragazzo di Casal Palocco nella prima parte di stagione del nuovo corso Gasperini, gli chiede la disponibilità di raggiungerlo al Genova. Sembra tutto fatto quando prima arriva l’infortunio di Koné e poi la partita con lo Stoccarda: l’Under 21 segna due reti e a fine partita Gasp (che aveva dato l’ok alla partenza dopo il ritorno di El Aynaoui dalla Coppa d’Africa) lo toglie dal mercato.
Uno spartiacque, quello con i tedeschi, un po’ quello che accadde a Totti nel famoso trofeo Città di Roma, con l’uno-due di Francesco all’Ajax e al Monchengladbach per buona pace di Bianchi, Litmanen e Pandolfi. Per carità, nessun accostamento al Capitano, e Niccolò da ragazzo intelligente qual è se ne farà una ragione. Ma una storia simile, a dimostrazione di come la casualità a volte la faccia da padrona.
Oggi un po’ tutti si sono accorti di Pisilli. Sì, del ragazzino che soltanto 3-4 mesi fa si era «montato la testa dopo il rinnovo», di quello che poteva giocare «soltanto in una mediana a tre». Il passo è stato breve, anzi brevissimo: dopo le ultime prestazioni, sono iniziate già le crociate per invocarne una chiamata di Gattuso in Nazionale in vista degli spareggi. Calma. Come è stato intelligente e bravo Gasperini a ricredersi sull’utilità immediata di Niccolò (lavorandoci nel frattempo: per intenderci, il calciatore visto contro il Nizza a settembre non è nemmeno lontano parente di quello ammirato l’altra sera contro la Juventus), la testardaggine del ragazzino nel dimostrare che nella Roma ci poteva stare eccome, va sottolineata.
Prima della gara di Lecce del 6 gennaio, non aveva mai giocato dal primo minuto in campionato (in totale ne aveva racimolati appena 47), poi lo ha fatto per 5 volte su 9 gare (e impiegato 11 su 11). E ora si ricandida per Genova, in quello che curiosamente poteva essere il suo stadio. All’alba delle tre trasferte ravvicinate che attendono la Roma (Genova, Bologna in coppa e Como), Gasp intende ruotare la rosa il meno possibile. E soprattutto intende far giocare chi sta meglio. Niccolò è uno di questi. Contro la Juve, nella nuova versione di centrocampista d’assalto, ha impressionato per la quantità dei palloni recuperati (13), per la qualità delle giocate (suo l’assist per il gol di Wesley), per la bravura nelle chiusure difensive (5) e negli intercetti (7). È lui, ad oggi, l’uomo in più. Ma non come per mesi ha rischiato di passare ma semplicemente per quello che è diventato oggi: un valore aggiunto.
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